Reggio, siamo in mutande: “il personale del 118 lavora senza divisa”. Grido d’allarme per gli infermieri reggini

AmbulanzaCon deliberazione n. 445 del 25 Giugno 2015, il Commissario Straordinario dell’ASP di Reggio Calabria ha approvato l’aggiornamento dei protocolli della Centrale Operativa SUEM 118. Leggendo il Decreto del Commissario ad ACTA per l’attuazione del Piano di rientro dei disavanzi del Servizio Sanitario della Regione Calabria  Ing. Massimo Scura, il D.C.A. n. 73 del 03 Luglio 2015, ci accorgiamo che il 100% dello scritto corrisponde perfettamente ai protocolli dell’ASP, salvo alcune aggiunte, inserite per esigenze territoriali nella provincia di Reggio Calabria. Le modifiche apportate dall’ASP riguardano: 1)  il Referente Medico elaborazione flussi informativi, 2) i Referenti Medici territoriali Area Tirrenica e Locride 3) l’obbligo di utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale (D.P.I.) e di specifici DPI da indossare in soccorsi di pazienti infetti o ricoperti da sostanze tossiche. Lo afferma in una nota il segretario generale del S.U.L.P.I. (Sindacato Unitario Lavoratori Pubblico Impiego) Giuseppe Gentile.

AmbulanzaIl confronto di questi due documenti e del copia e incolla, lascia dei seri dubbi sulle varianti aggiunte dall’ASP di Reggio Calabria, sia per quanto attiene l’obbligatorietà dei Dispositivi di Protezione Individuale e quelli specifici per pazienti infetti, sia per i tre medici referenti. Difatti, mentre questi ultimi non sono previsti dal Decreto dell’Ing. Scura e potrebbero intendersi come assegnazione di mansioni superiori, lavoro d’ufficio, esenzione di turnazione sulle ambulanze, i D.P.I. sono previsti dall’art. 74 comma 1 D.Lgs. 81/08. In verità, per riprendere la delibera dell’ASP, il problema non è quello di scrivere quali sono gli obblighi dei lavoratori ma, al contrario si tratta di obblighi di legge in capo all’Azienda Sanitaria indispensabili per garantire la protezione individuale degli Operatori del 118. Da anni oramai si aspetta la consegna delle divise, scarpe antinfortunistica, occhiali, guanti ecc. ecc.. ma, sembra che addirittura non si trovano i soldi per comprare questi dispositivi e, intanto gli operatori sono costretti a lavorare in “mutande” o, per meglio dire, con gli abiti civili e senza alcuna identificazione di personale addetto al SUEM 118 con tutti i rischi che ne derivano.

 Non solo, persino l’INAIL ha formalizzato la grave carenza dei D.P.I. per il personale che ha subito infortuni sul lavoro ma, tutto ciò finisce nel dimenticatoio e la normativa sulla sicurezza rimane nei cassetti dei vari (ir)responsabili. Paradossalmente sembra persino uno spreco di denaro fare corsi di formazione al personale del 118, quando nessuno ha mai spiegato come si fa a distinguere un paziente infetto da quello non infetto e dove si trovano i DPI specifici per tali interventi.

immagine d'archivio

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Per ultimo, incorre l’obbligo di sindacare su una questione di fondo importantissima che spesso può determinare la sopravvivenza o meno dell’ammalato. Il principio da osservare, per ogni intervento in codice rosso e giallo, è quello di individuare sempre il mezzo e l’equipe più vicina e più appropriata al luogo dove è stato richiesto il soccorso. Questa è la normativa, i protocolli e la logica, ma non sempre questi principi vengono rispettati. Negli ultimi anni l’ambulanza di proprietà dell’ASP, assegnata alla Postazione di Emergenza Territoriale di Taurianova, è la più gettonata dalla Centrale Operativa del 118, oltre che utilizzata dalla Sede di Coordinamento di Taurianova per trasferimenti programmati (un’altra Centrale Operativa decentrata sul territorio?), così facendo, viene meno il principio di abbreviare i tempi dell’intervento in urgenza sul territorio. Probabilmente questo è un altro pezzo di sanità da sanare. Un sincero augurio di buon lavoro ai nuovi Commissari.