Reggio, prosegue l’odissea di Mariangela: licenziata, reintegrata e trasferita

Reggio, la triste storia di Mariangela Barreca: dipendente della casa di moda Luisa Spagnoli, licenziata illegittimamente, reintegrata dal tribunale del lavoro e due volte sottoposta a trasferimento

riforma-lavoro-misure-fiscaliNon si è ancora conclusa l’odissea giudiziaria della signora Mariangela Barreca, la gerente del punto di vendita di Reggio Calabria dell’azienda di moda Luisa Spagnoli. Anche la Corte d’appello ha riconosciuto la scorsa settimana l’illegittimità del suo licenziamento, così come era avvenuto in primo grado da parte del tribunale del lavoro che (con sentenza n. 259 del 22 febbraio 2015) ne aveva decretato il reintegro nello stesso posto occupato per 25 anni. Invece di dare seguito alla decisione dei giudici, l’azienda  nei mesi scorsi aveva trasferito per ben due volte la dipendente, scatenando una pubblica presa di posizione del difensore della Barreca, l’avvocato Massimo Pedone. La Corte d’appello, tuttavia, a parziale riforma del giudizio di primo grado, ha riconosciuto alla Spagnoli, la possibilità di rescindere il rapporto di lavoro, dietro corresponsione di un risarcimento pari a 24 mensilità. Il massimo previsto dalla legge. La dipendente, si appresta ora a presentare ricorso in Cassazione ed a proporre azione legale per mobbing.  A parere del professor Giuseppe Marino, ex segretario provinciale della UILtucs, il caso continua a presentare punti oscuri, lo abbiamo sentito sulla materia. “Intanto -osserva il sindacalista- anche in secondo grado è stata confermata l’illegittimità del licenziamento, motivato con la presunta violazione di alcune procedure di vendita. Quelle procedure hanno invece velocizzato l’arrivo dalla casa madre di capi di abbigliamento che interessavano diverse clienti. Le quali, in attesa di provare gli abiti, lasciavano un acconto regolarmente contabilizzato”. 

Per Marino “…. è chiarissima l’analisi dei giudici, ma è meno chiaro il comportamento dei vertici aziendali. Perseverano in un atteggiamento illegittimo al punto  da offrire l’impressione che il licenziamento sia frutto di una ritorsione personale da parte di qualche dirigente”. 

Perché Lei pensa questo ?  

“In quaranta anni di attività sindacale non ho mai assistito ad un caso simile che ha del paradosso. E’ la prima volta che un’azienda invece di premiare una dipendente che fa aumentare gl’incassi la punisce in maniera pretestuosa. La magistratura, in primo grado ed in appello, ha dichiarato illegittimo il licenziamento. Da tenere presente altresì, che il tribunale del lavoro il 15 settembre scorso, ha  anche annullato per assenza di provate motivazioni, il primo trasferimento ritorsivo presso il punto di vendita di Crotone”.

E perché la signora non viene reintegrata ? processo

“A mio avviso ci sono ragioni recondite che hanno determinato il provvedimento. Suppongo che questo sia stato studiato e progettato dalla direzione del personale senza che la proprietà sia mai stata informata. Molti passaggi non trovano una motivazione giuridica e tanto meno etica”.

Si spieghi meglio…  

“Le presunte inosservanze delle procedure di vendita non sono mai state contestate nell’immediatezza. Nel sistema posto in essere dalla casa madre, i controlli sono immediati, giorno per giorno e subito individuabili.  Le contestazioni sono state mosse molto tempo dopo, quando il punto di vendita di Reggio Calabria aveva inaspettatamente superato il budget imposto dall’azienda. Budget non raggiunto da molti altri punti di vendita della catena. Ricordo che le motivazioni sono state giudicate banali dalla magistratura che, ripetutamente, ha accertato l’illegittimità del licenziamento. Né, al momento del provvedimento, la direzione risorse umane della Spagnoli ha fatto riferimento a conflitti interni tra il personale. Conflitti che non ci sono mai stati in tanti anni di gerenza della signora Barreca. Queste argomentazioni sono state portate avanti solo dopo il processo di primo grado e solo dopo la determinazione della magistratura di reintegra della dipendente. Sono state probabilmente “costruite” ad hoc ed in modo molto approssimato. Chi si è prestato a questo gioco al massacro contro una madre di famiglia ne dovrebbe rispondere”.

Gli sviluppi che si possono ipotizzare?

“Non sono un indovino. Posso solo dire che siamo di fronte ad un caso rarissimo. Solo chi ha qualcosa di sbagliato da nascondere si rifiuta di dare corso alle sentenze che intimano il reintegro in un posto di lavoro. L’azienda si appella ad un mai datato  e mai documentato conflitto interno con dipendenti che producono -soltanto in un secondo momento- dichiarazioni in fotocopia, già passate al vaglio della magistratura del lavoro e non ritenute determinanti.

Questa seconda parte della persecuzione m'Ndrangheta/ Oggi a Torino seconda tranche processo Minotauroessa in atto contro la dipendente è già all’attenzione della magistratura penale che ha affidato ai carabinieri il compito di fare luce sulla vicenda. La storia di questo licenziamento ha aspetti burleschi e sembra manovrata da un burattinaio.

Agli investigatori il compito di scoprirlo”.

Penso che approfondendo le cause di tanta cattiveria contro la Barreca si scopra un pregresso che certamente motiva l’eventuale accanimento di qualche funzionario contro la gerente che si è sempre comportata impeccabilmente sul lavoro, mentre per quanto si ha sentore già nel 2006 la gerente di Reggio Calabria segnalava gravi irregolarità alla direzione che non prendeva alcun provvedimento mentre segnava al dito l’episodio per poi dare sfogo in questa fase con tanto accanimento.

Sarà la Cassazione a mettere la parola fine?

Spero proprio di sì e nel senso giusto. Nel contempo mi chiedo : chi ha causato questo licenziamento illegittimo è ancora al suo posto o è stato rimosso? Pare proprio di no fa parte invece del gruppetto che ha assunto la decisione di licenziare una gerente scomoda perché incorruttibile. La proprietà dell’azienda finora brilla per il suo silenzio. Dovrebbe spiegare il perché di tanto accanimento contro la signora Barreca, che, per farla breve, con la sua dedizione ed il suo impegno professionale, ha fatto incassare ai suoi datori di lavoro più di quanto questi si aspettassero. Viene spontaneo chiedersi chi c’è dietro e perché”.