Ponte sullo Stretto, si riparte con più convinzione: il risultato dei “No” è Messina senz’acqua

Ponte sullo Stretto, si rimette in moto la macchina che promuove la realizzazione della grande opera sul territorio: rinnovato entusiasmo dopo il fallimento dei No

ponte stretto 05Nella vita per capire certe cose bisogna provarle, e il territorio dello Stretto è rimasto negli anni ostaggio di chi l’ha voluto privare di un sogno. Quali benefici potrebbe portare il Ponte a Messina e Reggio, a Sicilia e Calabria? Basterebbe provarlo per toccarli con mano, ma è stato impossibile perché – fino ad oggi – hanno vinto i “No”. Il Ponte non s’è voluto fare, la battaglia degli anni duemila è finita con il successo di coloro che erano contrari. Poi hanno vinto tutte le elezioni e oggi governano ovunque: Accorinti a Messina, Falcomatà a Reggio, Crocetta in Sicilia, Oliverio in Calabria.

ponte stretto 01Ma proprio perché nella vita certe cose bisogna provarle, lo Stretto oggi in modo più maturo e consapevole accoglie con rinnovato entusiasmo, più consenso e convinzione, l’idea del premier Renzi di rimettere in moto il percorso della grande opera. Perchè quello che lo Stretto ha provato negli ultimi anni è stata l’alternativa al Ponte: i “No” sono diventati Sindaci e Assessori, hanno governato il territorio con pieni poteri dopo che il governo Monti nel 2012 ha accantonato il progetto. Sono passati quattro anni: il risultato dei “No-Ponte” è stato Messina senz’acqua, un degrado senza precedenti, l’abbandono del territorio, un Aeroporto sull’orlo del baratro, due Università sempre più marginali, una fuga di cervelli inarrestabile, l’assenza di qualsiasi strategia di crescita e sviluppo. Persino l’istituzione dell’Area Metropolitana o la cura del territorio dal dissesto idrogeologico rimangono belle parole dei comizi elettorali e nulla più.

Ponte StrettoReggio e Messina hanno avuto modo di toccare con mano cosa significa non fare il Ponte. E i risultati sono stati drammatici. Il futuro sembra segnato: sottosviluppo, emarginazione, periferia. E’ questa l’alternativa al Ponte, l’unica grande occasione di rilancio del territorio. Per spiegare l’arretratezza del Mezzogiorno basterebbe portare un cinese in riva allo Stretto: resterebbe clamorosamente sorpreso di vedere due terre così vicine, e due città così grandi, non collegate da un semplice Ponte. Ma perché? I ponti sono l’opera ingegneristica e infrastrutturale più diffusa del mondo, anche in Paesi molto più poveri dell’Italia, anche in zone molto più sismiche dello Stretto, anche tra sponde molto meno urbanizzate e densamente popolate dello Stretto. Ci sono ponti lunghi chilometri e chilometri, in Europa e nel mondo, che collegano campi di grano.

ponte stretto 03E sembra quasi che vogliano continuare a prenderci in giro: da un lato lo Stretto di Messina “Patrimonio Unesco“, non perché è stupendo, magico, bellissimo. Ma perché pensano che realizzare il Ponte in una zona dichiarata Patrimonio Unesco non sarebbe possibile. Come se la vicina Istanbul, storico Patrimonio Unesco, non ne avesse a bizzeffe di Ponti. Beata ignoranza! C’è poi la pantomima delle “priorità“. “Certo che lo facciamo il Ponte, ma dopo. Prima risolviamo le priorità“. Poi quelle che considerano priorità non le risolvono mai, e quindi niente Ponte. Ma “ccà nisciuno è fesso“, come direbbero qualche chilometro più a Nord. Non possiamo più aspettare. E la macchina organizzativa dei “Si”, a partire dal Comitato “Ponte Subito”, si è già rimessa in moto con rinnovato entusiasmo, maggior convinzione e nuovi consensi sul territorio. Perché se i “No” hanno fallito su tutto, adesso è arrivato il momento in cui non ci sono più scuse e questo strabenedetto Ponte lo dobbiamo fare davvero.