Ponte sullo Stretto, Pietro Salini: “non è né di destra né di sinistra, è un’opera strategica con benefici per tutti”

Importante intervista a Pietro Salini sul Corriere della Sera oggi in edicola: l’amministratore delegato della Salini-Impregilo rilancia ancora una volta il Ponte sullo Stretto

LaPresse/Gian Mattia D'Alberto

LaPresse/Gian Mattia D’Alberto

Il gruppo italiano Salini-Impregilo, capogruppo della cordata di aziende internazionali Eurolink che s’è aggiudicata la gara internazionale per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, continua a crescere: ha acquisito per 406 milioni di dollari l’americana Lane, primo produttore (non quotato) di asfalto e costruttore autostradale, confermandosi una delle (poche) realtà imprenditoriali italiane d’eccellenza nel mondo. Il gruppo Salini-Impregilo, infatti, negli USA controlla già S.A. Healy e adesso sposta ancora più lontano dall’Italia il proprio baricentro. Già oggi nel colosso delle costruzioni che sta ultimando il raddoppio del Canale di Panama l’Italia pesa solo l’11% del fatturato: è sempre più un gruppo globale focalizzato sulle grandi infrastrutture come dighe, ponti, autostrade, metropolitane, ferrovie, idroelettrico per un giro d’affari di oltre 6 miliardi di euro annui. Il nuovo obiettivo è quello di arrivare ad oltre 9 miliardi di fatturato nel 2019.

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Stiamo scendendo in Italia perché sale la quota dell’estero“, spiega Pietro Salini, amministratore delegato e primo azionista del gruppo, in un’intervista concessa a Fabrizio Massaro e pubblicata oggi sul Corriere della Sera. “Tanti Paesi vogliono migliorarsi e necessitano di grandi infrastrutture. Oggi siamo in piu di 50 Paesi con circa 35 mila dipendenti, e con questa acquisizione potenziamo una presenza importante sia per il mercato Usa, che ha enorme bisogno di rinnovare le proprie infrastrutture – il Congresso ha appena messo sul piatto oltre 300 miliardi per strade e ponti – ma anche come hub verso Canada e Messico e trampolino verso l’Australia“.

Ponte StrettoNell’intervista sul Corriere della Sera inevitabile un importante passaggio sul Ponte sllo Stretto. Pietro Salini ha dichiarato quanto segue: “Renzi ha detto due cose importanti su cui sono d’accordo: non può essere fatto prima di dare l’acqua a Messina o di aver risolto i problemi immediati di quelle terre. Ma sono problemi di carattere diversi: uno quotidiano, l’altro strategico. Lo stretto separa 5 milioni e mezzo di siciliani, la Sicilia è grande come la Danimarca. Se non investiamo per collegare l’Europa alla Sicilia – non la Sicilia all’Europa -, perdiamo una occasione straordinaria. Pensi: si raddoppia il canale di Suez, aumentano i traffici davanti alla Sicilia, ma le merci via mare devono arrivare fino a Rotterdam per tornare poi magari in Sicilia, mentre potremmo farle partire da Palermo e distribuirle da lì in Europa. Ma per farlo serve il Ponte. Abbiamo una stima interna secondo la quale il Ponte si può fare tutto finanziato dai privati utilizzando la norma sulla defiscalizzazione dei ricavi del Ponte, dei contributi e altre voci. Con un ammontare modesto – 1,5 miliardi di tasse non pagate, non di contributi versati dallo Stato – potremmo ottenere 10 miliardi per lo Stato tra maggiori tasse, imposte dirette, mancati contributi alla disoccupazione. E sono solo i ricavi diretti. Il Ponte darebbe lavoro a 40 mila persone. Ed essendo parte del corridoio europeo, potrebbe accedere ai finanziamenti del piano Juncker. Potremmo decisamente guadagnare di più vincendo la penale – oltre 1 miliardo a livello del consorzio Eurolink, di cui Impregilo è parte rilevante – anche se trovo pazzesco, per l’ordinamento legale del Paese, che si possa cancellare un contratto tra privati con il fine di abolire la penale prevista. Noi siamo disponibili a rinunciare alle penali e a ricominciare. Vogliamo lavorare, non incassare penali per cose di cui il Paese ha grande necessità. Il Ponte non è né di destra né di sinistra. Serve ai siciliani e agli italiani. Dobbiamo capire che senza infrastrutture competitive non si va da nessuna parte. Speriamo che non si sprechi un’occasione come questa. E speriamo che non si torni al dibattito sugli uccelli o sui pesci. In commissione ambiente al Senato hanno portato uno studio secondo cui l’ombra del Ponte farebbe venire il mal di testa ai pesci pelagici. Ecco, questa gente dovrebbe occuparsi d’altro“.