Ponte sullo Stretto, a Messina sfila la fazione del sì: “serve una svolta, sfatiamo i tabù dei pifferai scriteriati” [FOTO]

L’incontro a Palazzo dei Leoni ha fatto emergere un rassemblement variegato e variopinto che punta le fiches dello sviluppo cittadino sulla grande opera. Dagli alfaniani a Noi con Salvini: ecco chi c’era

sì ponte rete civica messina infrastrutture (3)Un’iniziativa per sfatare qualche tabù, per tornare a discutere del valore delle infrastrutture in Sicilia e delle possibilità di sviluppo ad esse legate. E se si parla delle infrastrutture in una città martoriata come Messina, dove l’acqua spesso manca e i rifiuti decorano le strade, è impossibile non volgere lo sguardo alla madre di tutte le Grandi Opere incompiute, quel Ponte sullo Stretto che ha spaccato l’opinione pubblica nazionale, un progetto che ciclicamente torna a galla e che altrettanto ciclicamente scivola nel dimenticatoio, fra gli urrà delle associazioni ambientaliste e le imprecazioni di chi vede in esso il volano per la crescita del Mezzogiorno.

In questa cornice s’inserisce l’iniziativa che oggi si è svolta a Palazzo dei Leoni, laddove la fazione dei pontisti – se così può essere definita – è tornata a manifestare con forza la necessità di realizzare un collegamento diretto fra la sponda siciliana e quella calabrese. Una galassia variegata e variopinta, che va dai leghisti dell’isola sino al Nuovo Centro Destra alfaniano. L’occasione era propizia, insomma, per smentire le “frottole” sul Ponte, notizie infondate che mirano – secondo i promotori dell’incontro – a “ridicolizzare l’opera di ingegneria civile più innovativa e complessa del mondo”. Contro queste fandonie, un piccolo opuscolo è stato mandato in stampa, per smentire “gli scriteriati pifferai mossi da meschini interessi o dalle proprie personali ossessioni”.

E così eccoli, messi nero su bianco, i presunti luoghi comuni delle realtà verdi di Messina e Reggio, quegli assiomi indiscussi che nel Salone degli Specchi stamane sono stati scandagliati a fondo.

  • sì ponte rete civica messina infrastrutture (17)Manca l’acqua e vorrebbero fare il Ponte: un motto strumentale che “finge di ignorare che i soggetti che avrebbero dovuto mantenere e riparare l’acquedotto non sono gli stessi che hanno progettato e dovevano costruire il Ponte”. Un mantra che vale solo per Messina, poiché nessun cittadino a Genova ha messo in discussione il Terzo Valico dei Giovi per l’inondazione del Bisagno.
  • Le priorità sono strade e ferrovie regionali: un altro slogan contestato sulla scorta dei dati, se è vero che l’alta velocità si ferma a Salerno, con tutto ciò che ne consegue in termini economici.
  • Il pedaggio non ripagherebbe l’investimento e poi c’è il rischio sismico: due cavalli di battaglia che per la Rete Civica per le Infrastrutture nel Mezzogiorno lasciano il tempo che trovano. Da sempre, sottolineano da queste parti, le opere creano il traffico e non viceversa. Non si capisce perché lo Stretto dovrebbe fare eccezione, quello stesso Stretto che potrebbe soltanto essere valorizzato da un’infrastruttura a prova di scosse, considerando l’abnegazione e l’impegno profusi dai progettisti.
  • C’è il dissesto idrogeologico, che è la vera priorità: un dissesto che va contrastato con attrezzature utili alla prevenzione. E il Ponte, in questa prospettiva, potrebbe fungere da stimolo per mettere in sicurezza i tratti interessati.
  • Non bastano i traghetti? Perché dobbiamo fare un favore alle mafie? Perché non si tratta di asservirsi alle cosche ma di creare, con un investimento di Stato in partnership coi privati, nuove opportunità lavorative che liberino dal bisogno e consentano alle fasce deboli della popolazione di optare per la legalità, sfuggendo alla disoccupazione e alla miseria. Senza contare che un’isola popolosa come la Sicilia non può continuare a usufruire solo dei traghetti, inquinando le acque a destra e manca, rallentando i ritmi di circolazione delle merci. “In Italia – recita ancora l’opuscolo – la quantità di beni trasportati per ferrovia è irrisoria e l’Ue chiede di arrivare al 50% entro il 2030”. Un’opzione percorribile se fosse patrocinata la Grande Opera in questione.

sì ponte rete civica messina infrastrutture (5)Da qui è partito il dibattito, condotto e moderato da Fernando Rizzo, deus ex machina dell’iniziativa. Questi nella sua relazione introduttiva ha spiegato come la Sicilia si situi al 235° posto per competitività infrastrutturale fra le 260 regioni europee analizzate dall’ufficio studi della Comunità. L’ultima realtà italiana, preceduta di un niente dalla Calabria, ancorata al 234° posto. Un dato controcorrente se si pensa alla possibilità dei rispettivi porti di sfruttare i traffici commerciali delle rotte mediterranee. E’ possibile percorrere la tratta che porta dal canale di Suez alla Sicilia in appena 4 giorni di navigazione, ma gli armatori preferiscono battere altre strade, passando da Gibilterra per giungere a Rotterdam, sprecando così 14 giorni pur di avere una rete infrastrutturale all’altezza al momento dell’arrivo a destinazione.

garofalo e provvidentiDati su cui ha voluto riflettere anche il deputato del Nuovo Centro Destra Vincenzo Garofalo: “Dividersi ancora fra ponte sì e ponte no, vuol dire fare il gioco di chi relega Messina in un angolo – ha affermato il parlamentare – I fondi per il dissesto idrogeologico come quelli dell’approvvigionamento idrico stanno su un altro piano rispetto a quello delle infrastrutture. Bisogna avere la capacità di intercettare entrambi, è grave non mettere in campo una discussione seria in ossequio al benaltrismo. Quando ho chiesto uno studio sulle infrastrutture nello Stretto, non ho chiesto un favore personale, ma atti immediati per immaginare alternative concrete al Ponte: dopo due anni non c’è un documento. Non è giusto, allora, dire semplicemente di no, mentendo sul fatto che l’opera sia irrealizzabile. Anche Delrio sa che si può fare, sebbene non sia stato messo all’ordine del giorno nell’immediato dal Governo. Non si capisce perché col Mose non dobbiamo preoccuparci di rendere economicamente sostenibile il progetto, mentre qui dobbiamo affrontare i problemi finanziari, addirittura prescindendo dalle stime e dalle possibili ricadute sul Prodotto Interno Lordo e sul tasso occupazionale”.

sì ponte rete civica messina infrastrutture (7)Più critico è stato Armando Siri, già responsabile economico di Noi con Salvini. Con un’analisi complessiva sulla rete infrastrutturale del Mezzogiorno, Siri ha evidenziato come “il tema non sia soltanto il Ponte, se poi a Reggio mancano autostrade e ferrovie. L’impegno dev’essere finalizzato all’adeguamento delle infrastrutture in tutto il Mezzogiorno, per non rinunciare all’economia e alle prospettive di sviluppo, per scongiurare il rischio dell’ennesimo fallimento del paese. La Sicilia deve essere davvero trasformata in un hub, senza che nessuna compagnia viri verso chissà dove. Smettiamola di concepire l’opinione pubblica – ha esortato l’esponente leghista – come un anziano che ai cantieri suggerisce la strategia per sviluppare i lavori: lasciamo ai tecnici i pareri tecnici e discutiamo politicamente se le opere devono essere realizzate o no”. All’iniziativa la Lega ha voluto esprimere la propria piena adesione, mandando in avanscoperta anche il segretario regionale Angelo Attaguile, che ha spronato il Governo Renzi a non vendere fumo e a dar seguito al progetto definitivo nel più breve tempo possibile.

sì ponte rete civica messina infrastrutture (12)E se l’ex coordinatore regionale di Forza Italia, Vincenzo Gibiino, ha rilanciato l’idea di un referendum per dar forza al progetto – idea che ha innescato malumori nella platea perché rea di rallentare ulteriormente l’apertura dei cantieri – un consenso più vasto ha trovato Franco Provvidenti, già sindaco di Messina, che si è chiesto senza Ponte cosa si sia fatto in questi anni. “A noi deve interessare soprattutto la costruzione, una fase che durerà anni e durante la quale sarà possibile rifare la città” ha concluso l’ex primo cittadino. Opinione condivisa anche dal presidente della provincia reggina Giuseppe Raffa, solerte nel presentare il conto ai cultori dei “dibattiti asfittici“, a chi “va dietro a quattro ambientalisti con la politica del facile edonismo mentre servono progetti concreti per superare le difficoltà economiche delle nostre realtà“. Un richiamo non tanto velato a Renato Accorinti, storico attivista ostile all’opera, chiamato dall’elettorato alla guida di Palazzo Zanca.