Parigi, “l’11 settembre d’Europa”: l’odio che abbatte ogni “frontiera”

Terribile attacco terroristico dell’Isis a Parigi: centinaia tra morti e feriti. Odio, paura, rabbia, fratellanza, speranza, i sentimenti che smuovono le coscienze

LaPresse/MaxPPP

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Parigi, “cuore” dell’Europa, luogo che attrae da sempre persone da tutto il mondo, in poche ore si è trasformata in una città da cui fuggire. Il terrore che ieri si è riversato per le sue vie ha fatto il giro di tutte le televisioni, giornali, radio internazionali: sotto gli occhi impotenti dei telespettatori e degli stessi parigini si stava consumando una vera e propria strage, rivendicata poi dall’Isis.

Una scia di sangue che ha coinvolto innocenti inermi: almeno 127 morti in 6 diversi attacchi; circa 192 i feriti, si cercano i dispersi. La guerra dell’ “uno contro tutti”, quello che è stato definito l’ “11 settembre d’Europa”: ebbene, da quell’11 settembre ci troviamo nuovamente ad assistere e a dover trasmettere simili notizie, ad ascoltare voci, commenti talvolta fuorvianti.

Si parla di immigrazione, di chiusure delle frontiere in termini che non dovrebbero assolutamente ricondurre a ciò che è avvenuto a Parigi nelle scorse ore: chi scappa dal terrore non ha nulla a che vedere con coloro i quali di questo stesso terrore ne fanno un’ideologia di vita.

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Liberté, Égalité, Fraternité: tale motto, più che mai ora, si è fatto forte nella memoria di tutti i francesi e non solo. La Francia, un Paese che ha visto colpita la sua città “chiave” più volte solo in quest’anno: da Charlie Hebdo a vari allarmi che si sono susseguiti fino alla strage di ieri. Una città sotto assedio, che secondo quanto riportano diverse testimonianze già nei giorni scorsi stava impiegando le forze militari probabilmente in vista di un imminente pericolo. Ma come sempre accade, queste cose arrivano senza avvisare: lo stesso presidente Hollande, nel discorso di ieri alla Nazione, ha ammesso “è un orrore”. Ma ritornando al noto motto della Repubblica francese, la fratellanza espressa si sta indirizzando verso Parigi da parte di tutti i Paesi, dal Vaticano, dalla nostra Italia. “Un attacco all’umanità”, queste le parole di Papa Francesco e del presidente Obama, che hanno assistito inermi, come tutti noi, al duro colpo inferto dalle forze dell’Isis. L’uguaglianza tra fedi, tra esseri umani, tra il diritto di ognuno a vivere, è stata abbattuta con la violenza, così come la libertà, quella libertà di professare la propria religione, la libertà di essere libero, di poter assistere ad un concerto, ad una partita di calcio, senza doversi spaventare della minaccia di un altro uomo.

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Scuole e musei chiusi a Parigi, dove le luci della Torre Eiffel  sono da ieri spente in segno di lutto. Ogni ripiegamento di forze necessario si sta già attivando, ma tutto ciò non fa dimenticare le persone barbaramente uccise. C’è chi commenta, “questa è la guerra”, ma la guerra per chi? Contro chi? Lo sgomento è sovrano, non si trova un perché, si tenta di capire, si vuole contro-attaccare, si ha paura: tante sono le sensazioni delle persone.

“La Francia non avrà pace. Ora tocca a Roma e a Londra”: è l’ennesima terribile minaccia lanciata dall’Isis; un terrore che non si finisce mai di voler trasmettere e propagandare. Chi è il nemico in tutto questo? L’odio. Lo stesso presidente iraniano Hassan Rouhani, che a seguito degli attentati di ieri ha annullato la sua visita a Parigi e a Roma, ha ammesso che “i terroristi coinvolti negli attentati non credono in nessun principio etico e in nessuna religione, incluso l’islam”. E allora c’è da riflettere ancora e ancora, considerare che forse simili tragedie non avvengono in nome di una religione, in un nome di un qualcosa, ma sono mossi dall’odio, un odio umano che spinge ad uccidersi, ad uccidere con una simile freddezza e lucidità altri uomini.

“Insieme ai nostri fratelli francesi”, “Orrore che lascia sgomenti”, queste le considerazioni giunte dall’Italia rispettivamente del premier Matteo Renzi e del presidente Sergio Mattarella. Ciò che si evince dalle parole di quelli che vengono definiti sui social, “i grandi”, è la volontà di reagire, di non farsi abbattere, ma la comunità intera, si ribadisce, ha paura, una paura che sorge dal World Trade Center, da Madrid, da Parigi, dalla Siria. Una paura, ancora, che è intrisa di speranza, di voglio di combattere, senza armi alcune, quell’odio che sta facendo, ahinoi, notizia.