Messina, scandalo Gettonopoli: l’unico interesse era la grana. Il ritratto offerto dal Gip e il game over del Comune

Spiegando le ragioni che hanno spinto alla disposizione delle misure cautelari, il Giudice delle indagini preliminari – Maria Militello – ha stilato un j’accuse in piena regola. Gli spunti giudiziari portano a un giudizio politico impietoso. Messina così non va da nessuna parte

aula palazzo zancaLo scandalo Gettonopoli, al netto del dovuto garantismo che c’impone di considerare gli indagati innocenti fino a prova contraria, resta una pagina poco edificante nella storia cittadina. L’idea che un intero Consiglio comunale possa essere scombussolato dalle autorità inquirenti si commenta da sé. L’auspicio, ovviamente, è che tutti i soggetti coinvolti nell’inchiesta possano dimostrare la liceità della propria condotta, a dispetto delle prove audiovisive offerte dall’accusa. Al momento, però, l’impressione che ne traiamo non può che essere negativa, anche perché da quegli stessi scranni erano piovute considerazioni politiche volte a censurare l’opacità del lavoro svolto dalla Giunta.

Il nostro giudizio sull’Amministrazione Accorinti non è mutato, tale è lo sfacelo in cui versa la città, ma sarebbe sciocco prescindere da una valutazione complessiva delle alternative offerte. Le forze di opposizione, ammesso che ci siano reali forze d’opposizione all’interno di un consesso civico dove il supporto esterno degli ex sodali dell’Ancien Regime è la regola fissa, non hanno costruito nulla in questi anni di mandato “dal basso“. Anzi, nonostante gli infiniti assist forniti da un esercito di sprovveduti chiamato a guidare la città in un clima d’emergenza, hanno reiterato gli errori compiuti dai propri predecessori, consentendo ai professionisti della retorica anti-politica di mietere nuovi consensi sul tema della legalità.

Tribunale-di-MessinaLe parole offerte dal Giudice Maria Militello rappresentano la cartina di tornasole dell’imbarazzo generale: questi ha rilevato la sistemicità delle condotte illecite che ha portato l’autorità giudiziaria a vagliare il pericolo di reiterazione delittuosa. “L’unico interesse era quello di mettere la firma nel foglio delle presenze, meglio ancora nelle prime sedute che quasi sempre erano deserte e nelle quali alcuni consiglieri non attendevano neanche l’apertura” ha affermato Militello evidenziando l’illecito riscontrato. “Non meno disdicevole – ha proseguito il giudice – era la condotta dei consiglieri che per lucrare il numero massimo d’indennità presenziavano in sostituzione del capogruppo, limitandosi a mettere la firma e allontanandosi subito dopo“.

Obiezioni, queste, che non sembrano penetrare del tutto e in maniera trasversale nell’opinione pubblica, laddove la dovuta prudenza sconfina talvolta nel giustificazionismo dell’impunità. Ribadiamo che la speranza è di vedere la luce in fondo a questo tunnel, se non altro per ragioni di decoro, ma se una condotta delittuosa è stata messa in atto, se il reato è stato perpetrato e reiterato, non siamo di fronte a degli imprudenti che hanno commesso un peccatuccio veniale, ma a dei criminali in piena regola che hanno forzato la prassi per trarre ricche prebende in luogo della dovuta rappresentanza. Stessa solfa di quanti trafugavano gasolio all’Atm, per intendersi.

gettonopoli messina 2Una valutazione che diventa ancor più dura, come ha notato sempre Militello, se poi si considera quanto ciò abbia inciso potenzialmente sulle dissestate casse di Palazzo Zanca, “rispetto alle quali i consiglieri coinvolti non hanno avuto alcuna remora, essendo mossi dall’unico intento d’intercettare gettoni, in mancanza dell’indennità di funzione“.

Emerge uno spettacolo sconfortante che ci porta ad invocare la fine di questa legislatura. Anche perché, sebbene questo non sia stato notato pubblicamente dagli autori dell’inchiesta, ciò che colpisce non è tanto il reato del singolo, ma il clima di connivenza generale che ha portato ben poche e lodevoli voci a levarsi in un coro di protesta. Truffa, connivenza e omertà. Bella fotografia.