Messina, la Street Art e i Messinesi [FOTO]

Messina: tutto quello che avreste voluto sapere sulla Street Art che ha conquistato la città dello Stretto

street art 2Siamo consci del fatto che il titolo di questo articolo potrebbe sembrare modellato su un episodio di Totò e Peppino, Asterix e Obelix o Gianni e Pinotto. In realtà, ciò che ci proponiamo di raccontare ha il carattere di una storia molto particolare, buffa in certe sfumature, sottilmente amara, come certi rimedi guaritori, nella sua morale. L’episodio che narriamo tratta di una vicenda, molto discussa e molto amata, che nei tempi recenti ha interessato la città di Messina: la Street Art.

Come fiori che sbocciano, come funghi che spuntano, all’improvviso la città dello Stretto è stata investita da uno tsunami di colori e tinte difformi e multiformi. Pareti fatiscenti e pensiline del tram rapidamente invecchiate dal tempo e dall’uomo hanno assunto volti nuovi, come se qualche chirurgo plastico, inosservato e attento, avesse operato in silenzio, velocemente, giorno e notte, nonostante fosse proprio lì, sotto gli occhi di tutti, sotto il cielo limpido e aperto, terso e annuvolato, nero e turchino. Il messinese, che non sempre è apprezzabile per il suo essere sveglio, ha accolto la novità: ha visto, distrattamente, ha osservato. Ha pensato? Ebbene sì: le circa duecentocinquanta interviste, condotte su un campione eterogeneo di cittadini, che sono state rilasciate ai microfoni di Strettoweb, hanno appurato che il messinese, in determinate condizioni psico-fisiche e spazio-temporali, può essere capace di formulare pensieri strutturati, coesi ed efficaci nell’inviare un messaggio preciso. Abbiamo ritenuto che fosse del tutto imperdibile conoscere il parere dei messinesi al riguardo.

street art 3Tantissime sono state le risposte, alcune delle quali (bisogna dirlo) anche esaustivamente e corposamente elaborate. In linea generale, il 93% degli intervistati ha espresso entusiasmo e ammirazione per la cosa in sé: solo il 7% ha indicato perplessità e dubbi sull’utilità (?) delle opere realizzate. Ad onor di cronaca, riportiamo alcune battute di due dichiarazioni opposte: “penso che la realizzazione dei vari graffiti sulle pensiline delle fermate del tram, di quelli sui palazzoni grigi e cupi dell’area portuale e la realizzazione di una manifestazione importante come quella del Kernel, abbiano ridato nuova linfa vitale alla città di Messina da un punto di vista culturale e artistico. Finalmente, oltre ad abbellire la città, si è dato vita ad un fermento che non solo ha portato Messina alla stregua delle grandi città, ma ha permesso agli artisti di farsi conoscere e di essere maggiormente stimolati nella produzione e sperimentazione artistica. Inoltre, cosa più importante, ha permesso al cittadino messinese di conoscere ed accostarsi ad un genere di produzione artistica a cui era poco abituato, dandogli modo non solo di imparare ad apprezzarla, ma anche di trovare in essa un ulteriore motivo di orgoglio nei riguardi della propria città”; “non discuto la caratura del lavoro artistico, anche se potrei dissentire sull’esteticità di talune opere realizzate: mi chiedo se Messina abbia bisogno di questo nel momento specifico che sta passando, o se sia uno specchietto per le allodole che ci distragga, anche se piacevolmente, dai problemi principali”.

Il fronte del 93% si spacca su una domanda un po’ cattivella per chi non conosce in profondità la Street Art, che si riferisce, in particolare, alle opere murali: “pensi che le opere possano essere apprezzate ugualmente anche se le facciate su cui sono state stese sono fatiscenti, oppure si rendeva necessario il recupero degli edifici?”. Il 35% sostiene che le opere possano essere fruite comunque e, anzi, possano essere apprezzate meglio, essendo più vicine al vero spirito della street art, sulle pareti in cattivo stato; il 45% ritiene, invece, che se le pareti fossero state riprese le opere murali avrebbero avuto vita più lunga, e sarebbero valse da tela migliore su cui stare; il 20%, infine, reputa che bisognasse comunque riprendere gli edifici della zona portuale, dal momento che le “restanti facciate danno l’immagine, ai tanti turisti e viaggiatori, di una Messina degradata e lontana dal decoro pubblico che si confà ad una città porta di mare”.

street art 4Una volta riassunte le opinioni dei messinesi, è d’uopo aggiungere qualcosa in merito: chiameremo quella che segue, la parte costruens di quest’indagine. Citiamo da Lo potevo fare anch’io, libretto illuminante di Francesco Bonami, per dare un esempio lampante, originario e smart di Street Art: “Keith Haring? Un maestro Manzi arrivato dallo spazio!(…) Keith Haring, con il gessetto, disegnava invece sugli spazi neri, destinati alla pubblicità, della metropolitana di New York. Per lui ogni disegno era un altro disegno, che a sua volta rinviava ad un altro disegno. Nessuna parola, nessuna frase, solo tanti geroglifici che anche gli analfabeti potevano contemplare senza il timore di ritrovarsi poi a saper leggere. Il suo programma avrebbe potuto chiamarsi “Non è mai troppo presto”.(…) I suoi graffiti spesso raccontano la storia di stilizzati personaggi priapici, delle specie di Jacovitti ai raggi X. Arrivando da Manhattan dalla provincia con un bagaglio artistico di poco conto viene subito folgorato da un’arte che lo investe a tutta velocità: i graffiti realizzati sui vagoni della metropolitana newyorkese. Immediatamente sente la necessità di d’immergersi negli intestini della città e inventa il suo linguaggio di figurine, cagnetti e dischi volanti. (…) La polizia gli infligge multe quando riesce a beccarlo, a volte lo porta al commissariato, ma i suoi scarabocchi, fatti sugli spazi vuoti della pubblicità, sono innocui e infiammano gli animi dei passanti”.

Cosa vogliamo dire con questa citazione? Che la Street Art nasce come espressione indipendente e spontanea di artisti che hanno qualcosa da dire: gli spazi abbandonati della città, quelli che nessuno calcola, che nessuno considera, divengono improvvisamente quaderni intonsi su cui scrivere una storia, un’opinione, un pensiero, un concetto. Il caso lampante di questo tipo archetipico di Street Art lo possiamo notare proprio a Messina, nell’opera di Blu, depositata sul muro abbandonato della Casa del Portuale; nessun progetto europeo, nessun bando comunale, nessun invito: solo pennelli e colori, e un’idea della testa.

Molti degli intervistati hanno espresso dubbi su quale fosse la fonte di provenienza dei fondi per realizzare questo progetto, su quale fosse stato il metodo di selezione degli artisti scelti, su come fossero state scelte le tematiche su cui basare le opere: sul sito del comune di Messina sono presenti tutti gli atti e i comunicati dei responsabili del progetto “Distrart“e dell’Assessorato alla cultura, che ha concertato “Ottoeventi”, serie di eventi per la città del Centro di Competenza per lo sviluppo di servizi culturali e turistici nel campo dell’arte e dell’architettura contemporanea, finanziato dal PO-FESR 2007-2013.

street art messinaC’è stato anche chi ha esposto che le opere murali fossero state destinate appositamente alla zona della stazione proprio per via delle sue condizioni fatiscenti: insomma, come se si volessero esplicitamente coprire delle brutture comunali con queste opere che restituissero nuova vita agli edifici. In realtà, come ci spiega Enrica Carnazza, curatrice dell’evento: “gli interventi murari dovevano esser fatti in vari punti della città, selezionati ad hoc: Camaro, per il legame antico fra Mata e Grifone, coppia mista ante litteram; Giostra, per il suo carattere popoloso e per il richiamo alla giostra dei cavalieri di medievale memoria; Torre Faro, con la forte presenza di Colapesce. Sfortunatamente, per via di alcuni ritardi, non è stato possibile destinare le opere in  quelle zone: così, avendo avuto il benestare dagli uffici competenti, abbiamo preferito farle realizzare su edifici di proprietà del comune. L’idea di scegliere quelli dei silos ex granai e degli ex magazzini generali nasce dalla volontà di creare un piccolo museo a cielo aperto (anche se siamo consci di non poter tutelare le opere per via della mancanza di normativa ad hoc), data la vicinanza con le altre due presenti in Via Alessio Valore”.

Questa parentesi di Street Art a Messina ha permesso di entrare in contatto con il mondo contemporaneo dell’arte, nonostante l’azione sia stata voluta e mediata: sorge come una pulce fastidiosa, il dubbio che questa forma d’arte quasi totalmente nuova per Messina sia vista come un mero abbellimento della città. Ma c’è un concetto, una linea di pensiero definita dietro l’esteticità delle rappresentazioni: c’è, in alcuni casi, una volontà di denuncia, di creare memoria. Si va a rappresentare, nello spazio della porta del mare, quella “bellezza dolorosa” che, oggi più che mai, le appartiene. Non imputeremmo ai singoli artisti, del calibro di Anc & Poki, Julieta_Xlf, Luca Zamoc, NemO’S e Seacreative (con la preziosa collaborazione del CollettivoFX), la convenzione estetica alla vista della quale alcuni hanno storto il naso. Sempre secondo il buon Bonami, condivisibile o meno: “molto popolare oggi è il “brutto”, che ha da sempre avuto il suo seguito, ma che di questi tempi sembra diventato il nuovo bello. Pensiamo ai programmi televisivi oppure ai film dei fratelli Vanzina, oppure, ancora una volta, ai bronzi di Botero o alle colonne in fiamme di Plessi. Se ci domandiamo perché l’arte contemporanea faccia tanta fatica a farsi strada forse la risposta sta nel fatto che, poveretta, deve farsi largo in mezzo a una giungla di brutture popolari. Ma non è il mostruoso che ci spaventa e ci fa indietreggiare quanto il brutto bellificato che imperversa marcendo”. Riflettere su questo significa imparare a guardare le cose da un’altra prospettiva: non è detto che non si possa capire ciò che, a prima vista, non si comprende.

street art 5La Street Art, libera nella sua essenza primordiale, non avrà a Messina la sua ultima tappa: il mondo pullula di quest’arte che dà vita, in modi belli e brutti, poiché non solo l’armonico e l’appollineo fermentano fra le pieghe dell’esistenza, ma in ugual misura si alternano allo scatenato e al dionisiaco. Ogni epoca corre nel tempo oscillando fra il peso della razionalità e quello dell’irrazionalità: il senso della nostra arte di oggi sta nel senso generale di questa nostra epoca, figlia del Novecento, figlio a sua volta della Belle époque. Con occhi nuovi si può guardare senza pregiudizio a quello che succede oggi; e se non lo si comprende, niente paura: ci penserà il tempo a permetterci di farlo.

Vorremmo concludere ritornando alla storia della “scusa della Street Art per coprire fatiscenze”: fu Papa Giulio II a dire a Michelangelo: “prendi questo granaio e trasformalo in una cappella”. Oggi, quel granaio è la Cappella Sistina. E abbiamo detto tutto.

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