Messina, chi ci capisce un tubo! Le FOTO dell’emergenza. Il sindaco di Calatabiano contro l’Amam. E Foti trova la soluzione tampone…

Il commissario delegato per l’emergenza ha riunito i tecnici per studiare il quadro della crisi e ha puntato le sue fiches sull’idea di tubi flessibili destinati a riparare il tratto danneggiato

Foto Andrea Di Grazia/LaPresse

Foto Andrea Di Grazia/LaPresse

Ci siamo: gli indugi sono stati rotti, la strategia per tirare fuori dall’emergenza idrica la città di Messina è stata disposta. Per coordinare i lavori ed effettuare una sintesi efficace c’è voluto l’impegno dell’ingegner Calogero Foti, commissario delegato per l’emergenza, il quale ha avuto il mandato di trovare soluzioni logisticamente idonee a riparare l’acquedotto.

Foto Andrea Di Grazia/LaPresse

Foto Andrea Di Grazia/LaPresse

Da Roma, infatti, il monito si è levato chiaro: così non si può andare avanti. Quella indiscrezione trapelata da Palazzo Chigi, col premier che definiva vergognosa la situazione in riva allo Stretto, è suonata come un ultimatum. Non sarebbe piaciuto, inoltre, lo scaricabarile fra le autorità, con Accorinti onnipresente in televisione per rivendicare i meriti della sua Amministrazione e Crocetta silente o tuonante contro l’Amam, la partecipata addetta all’erogazione idrica. Un tam-tam a mezzo stampa che ha minato la credibilità di chi doveva gestire la crisi in atto, una difesa, quella perorata dalle istituzioni locali, che – è il caso di dirlo – faceva acqua da tutte le parti. E allora ecco la discesa in campo di Foti, il vertice con gli esperti della Protezione Civile, del Genio Militare, della SIDRA di Catania. L’apertura incondizionata ai tecnici è servita a esautorare una classe dirigente che non ha saputo far scendere l’acqua dai rubinetti.

Foto Andrea Di Grazia/LaPresse

Foto Andrea Di Grazia/LaPresse

Sarà necessario un passaggio preliminare: prima della sistemazione definitiva dell’acquedotto, infatti, si dovrà recuperare il terreno perduto in termini di funzionalità, anche con una soluzione tampone che non si discosti molto dagli standard registrati prima dello smottamento a Calatabiano. Ecco allora l’idea di impiegare tubazioni flessibili per un bypass provvisorio destinato a proteggere la conduttura danneggiata. Un’ipotesi che verrà spiegata nel pomeriggio odierno da Foti e dal suo entourage. Di pari passo bisognerà procedere per una piena erogazione all’interno del perimetro cittadino: non è immaginabile, infatti, che alcuni quartieri – quelli collinari – siano ancora all’asciutto, con i proprietari degli immobili costretti a sfilare per strada con i bidoni mentre in talune zone del centro, a dispetto dell’emergenza, l’acqua – ancorché a portata ridotta – non è mai mancata.

Foto Andrea Di Grazia/LaPresse

Foto Andrea Di Grazia/LaPresse

Nella giornata di ieri, frattanto, il sindaco di Calatabiano ha alzato il tiro delle polemiche, additando le tubature idriche quali causa dello smottamento in corso. “Il nostro geologo ha affermato che la frana non ha provocato danni alla condotta, ma il contrario la frana è nata dopo la rottura del tubo” ha sentenziato Giuseppe Intelisano mettendo nel mirino Renato Accorinti, che lo aveva accusato di aver emesso un’ordinanza interdittiva utile solo a creare l’emergenza. “Ho interdetto l’area solo perché è ammalorata e a rischio ma non l’ho fatto per bloccare gli interventi per ripristinare l’acqua. L’indomani, dopo una riunione con la Protezione Civile, i tecnici sono stati autorizzati ad entrare” ha detto il primo cittadino del Comune etneo manifestando stupore di fronte a quanti gli rimproverano oggi un provvedimento emanato per tutelare l’incolumità della comunità che amministra. “L’Amam ha delle responsabilità precise – ha concluso Intelisano – e se vuole scaricare le colpe su altri lo capisco, ma noi non potevamo entrare in un’area di loro competenza per la presenza della condotta. Negli anni non hanno mai fatto manutenzione e non sapevano infatti nemmeno dove si trovasse il tubo”.

Foto Andrea Di Grazia/LaPresse
Foto Andrea Di Grazia/LaPresse
Foto Andrea Di Grazia/LaPresse
Foto Andrea Di Grazia/LaPresse