Messina, 4 novembre: riempiamo i granai anziché i serbatoi

Il primo cittadino non rinuncia al vessillo della pace in prossimità della festa delle Forze Armate. Così la città senz’acqua riflette sull’importanza del disarmo

accorinti 4 novembreL’erogazione idrica è sospesa: la frana registrata a Calatabiano ha fatto ripiombare nell’emergenza la comunità messinese. Eppure oggi, martedì 3 novembre, Palazzo Zanca ha deciso di rispolverare la vecchia battaglia contro gli arsenali e per il disarmo, un leitmotiv che puntualmente si ripete ogni anno in prossimità della festa delle Forze Armate.

Con una nota stampa il primo cittadino, Renato Accorinti, ha ricostruito sommariamente le “indicibili afflizioni” arrecate all’umanità da due guerre mondiali, il percorso che ha portato alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e alla Costituzione italiana. L’occasione è stata propizia per chiedere di “riconvertire le enormi ed insopportabili spese militari in investimenti sulla scuola, sui servizi essenziali per i più deboli, compresi i nostri fratelli migranti, sulla messa in sicurezza dei territori, sulle infrastrutture essenziali che danno slancio ad economia e lavoro“. E’ il solito sermone, recitato di anno in anno e condito dal vecchio adagio pertiniano: “svuotate gli arsenali strumenti di morte e riempite i granai fonte di vita“.

Tutto giusto, per carità, ma in una città che fatica a riempire cisterne e serbatoi, dove sindaco e Prefetto litigano su chi ha maggiori responsabilità rispetto allo stato d’emergenza, forse sarebbe più opportuno concentrarsi sulle nostre travi nell’occhio prima di scagliarci contro i Grandi della terra. Avere senso dell’opportunità sarebbe auspicabile. Possedere senso del ridicolo sarebbe il top.