Lavoro, con Poletti finalmente un Ministro razionale: “basta orari, salari legati a obiettivi”

Lavoro, le parole del ministro Poletti che sul Sole 24 Ore conferma le proprie convinzioni e suscita ulteriori (assurde) polemiche

LaPresseBianchi-Lo Debole

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Su questo punto una riflessione va fatta per una semplice ragione: bisogna fare i conti con la realta‘”. Il ministro del lavoro Giuliano Poletti non arretra sulla necessita’ di superare l’orario di lavoro, anzi rilancia e lo fa con pieno raziocinio. Finalmente un ministro coraggioso e al passo con i tempi che non vive fuori dal mondo reale e non si ferma neanche dopo la pioggia di critiche con cui sono state accolte dai sindacati e parte della politica le sue dichiarazioni degli ultimi giorni su questo tema.

Giuliano_PolettiAlle critiche replica a muso duro (“se non si vuol discutere ok“, ma niente distorsioni) e tira dritto, anzi rilancia: servono salari più legati agli obiettivi. All’indomani delle polemiche, il ministro cerca di chiarire meglio la propria tesi in una lunga intervista a Il Sole 24 Ore. “Non accetto ne’ distorsioni ne’ banalizzazioni“, avverte Poletti replicando alle critiche dei sindacati (Camusso lo ha paragonato ad Ufo Robot e Barbagallo accusato di neoliberismo selvaggio). “Io ho parlato della necessita’ di pensare a un contratto che non abbia il riferimento orario come unico parametro. Ripeto: come unico parametro“, puntualizza il ministro, e sostiene che di fronte al cambiamento “dobbiamo ragionare di un lavoro organizzato più per obiettivi che per orario“, consentendo cosi’ più flessibilità e coerenza tra tempi di vita e di impiego. Parole sacrosante e facilmente condivisibili da chiunque abbia un minimo d’esperienza nel mondo del lavoro reale.

giuliano polettiUna riflessione, quella del Ministro, che pero’ non ha alcuna relazione automatica con la discussione sulla riforma degli assetti contrattuali, assicura il ministro, che anzi su questo ribadisce come il Governo ritenga “importante che le parti sviluppino il loro confronto e che possano arrivare ad un accordo“. Per il quale pero’ Poletti ha gia’ una sua idea: senza prescindere da un ruolo importante del contratto nazionale, “bisogna trovare modalita’ nuove che promuovano e premino la produttività” e questo si può fare “rafforzando la contrattazione aziendale“. In ogni caso, assicura il ministro, non c’e’ alcuna intenzione di entrare a gamba tesa: questa e’ materia del confronto tra le parti, il Governo non intende interferire. La visione di Poletti, continua a sollevare critiche soprattutto dal mondo politico-sindacale ancora legato ad antiche e superate lotte di classe sociale e a ideologie (fortunatamente) superate. L’ex ministro del lavoro Cesare Damiano ritiene “sbagliata l’idea del superamento dell’orario di lavoro come metro di misura” e sospetta che dietro queste uscite ci sia “in realtà uno smantellamento del contratto nazionale di lavoro, sostituito da un modello basato esclusivamente sul contratto aziendale deregolato e sul salario legale“. Anche la Fiom esprime timori: quella del ministro “non e’ una battuta di un ignorante – sostiene il segretario dell’Emilia Romagna Bruno Papignani -, ma un’ipotesi pericolosa suggeritagli dai padroni“. Riusciranno ancora una volta i retrogradi a bloccare lo sviluppo e l’ammodernamento del nostro Paese?