La sindrome del gettone

Dopo le notizie giunte nei giorni scorsi, Messina entra a pieno titolo nella Repubblica di “Gettonopoli”: casi isolati o vera e propria sindrome del gettone?

assenteismo“Pare che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare”: a cosa si riferiva il Sommo Poeta quando elaborò questo verso?Recenti studi dimostrano che il nostro caro Dante, oltre ad essere il padre della lingua e della nazione italiana, è stato anche prefiguratore di alcune sciagure che avrebbero rovinato le amministrazioni di tutti i Comuni d’Italia. Difatti, in queste parole consegnate alla storia, Dante forse intendeva riferirsi alla rara occasione in cui consiglieri, deputati e senatori di qualsivoglia consiglio e parlamento d’Italia si degnano non solo di presentarsi alle sedute, ma di rimanerci per più di qualche minuto. Insomma, il miracolo dantesco si configura nella rarità del caso in cui un politico italiano decida di fare il suo dovere, cioè partecipare alla migliore amministrazione della cosa pubblica. Ma lasciando stare Dante e l’immaginario al cui apice si trova Beatrice, mettendo da parte burle da osteria, cerchiamo di vestirci della gravosità che la situazione merita.

aula_consiliare È per lo meno scandaloso che, cercando su qualsiasi motore di ricerca la parola “gettonopoli”, nei suggerimenti compaia al suo fianco una lista infinita di comuni italiani in cui si è verificata la pratica diffusa, ma sempre e comunque indicibile, del presentarsi in sede di consiglio, firmare ed uscire dopo pochi minuti (se non addirittura secondi). Servendosi di un mero e banale ragionamento logico, si ravvisa immediatamente la contraddizione di quest’azione: se si viene pagati per partecipare ad una riunione, perché andar via prima che essa si sia conclusa? I più scaltri risponderanno: per fare soldi facili. E già: come se non fosse più onesto giocarsi le schedine o sposare un buon partito (maschio o femmina che sia), tralasciando tutte quelle attività che evitiamo di citare per il loro intrinseco carattere di illegalità. Ma anche giocarsi una schedina è più rischioso di compiere l’azione che molti consiglieri operano con sovrabbondante tranquillità: c’è il rischio di perdere qualcosa, rischio azzerato dalla sicurezza del gettone di presenza. E forse proprio in questa dicitura sta l’immensa bufala di Gettonopoli, branca fraudolenta e oramai quasi autonoma dell’assenteismo: i più caparbi potrebbero appellarsi al fatto che la dicitura non specifichi quanto debba essere prolungata nel tempo la presenza. Oggi, tempo in cui le cose ovvie vengono tralasciate proprio perché non dette, saremmo capaci di rinnegare anche nostra madre se qualcuno la chiamasse con il nome di battesimo e con l’epiteto “tua mamma”.

gettone di presenzaCiò che lascia l’amaro in bocca è la profonda irrazionalità che spopola nella mente di chi si crede furbo, facendo esclusivamente la figura dello stolto. Rubare è un atto condannabile a qualsiasi stato: non varia de casu, né tanto meno può dirsi legale se diffuso in più luoghi. Non è come in linguistica, in cui è il parlante a fare la lingua: non è l’uomo che dice di rubare che stabilisce che esso non sia più in reato. Ma forse, la più critica riflessione è d’uopo farla sull’assenza totale di rispetto per il ruolo che si ricopre e per la fiducia concessa dai cittadini. Non rispettare il proprio ruolo significa non nobilitare chi ti ha messo lì, chi ti ha investito della posizione privilegiata di poter cambiare le cose dall’interno. Quest’azione si configura come il rinnegare la società, l’istituzione statale, coprendosi di una vergogna che non è solo politica, ma anche sociale e personale. Ma verrà il giorno in cui finirà questo carnevale quotidiano, ed ogni cosa ritornerà al suo posto, alla normalità, com’è normale che sia che un consigliere sia presente a tutta la durata della seduta di consiglio: come dire, a tempo indeterminato.