Gli sviluppi sull’inclusione sociale. Anche la Calabria ha le sue perle

inclusione socialeSono Assistente Educativo da pochi mesi, ma l’interesse verso le tematiche sociali ed inclusive vive in me da sempre. Studi e ricerche personali inerenti al mondo della Pet Therapy, Onoterapia, Outdoor Education, Arteterapia, ecc… mi hanno permesso di espandere le mie conoscenze e scoprire realtà sociali di spessore, sia internazionali sia italiane. Tra le più significative, è sicuramente da menzionare la città di Seattle che ha il primato in un esperimento (riuscito) d’integrazione tra infanzia e vecchiaia: a Providence Mount Saint Vincent è stato inserito un asilo in una casa di riposo, con beneficio per gli anziani e i bimbi. Dal pranzo alle lezioni di musica, dalla danza alla merenda, tutto è studiato per coinvolgere entrambe le generazioni. A livello nazionale, invece, merita un accenno l’Unità Spinale di Torino, la quale, creando rete con le strutture sportive del territorio, dà la possibilità ai propri convalescenti su sedia a rotelle di addentrarsi nel mondo dello sport, il quale non solo fa da supporto alla fisioterapia, ma diventa una carta vincente per l’inclusione sociale. Degna di nota è anche “Snoezelen”, stanza per bambini autistici realizzata presso il Centro Pamapi di Firenze. Si tratta di un ambiente che, con l’aiuto di un percorso sviluppato dal terapeuta, stimola i cinque sensi attraverso diversi tipi di luci, musiche, aromi e oggetti tattili. Concentrando le mie ricerche sulla realtà calabrese, ho potuto costatare come la nostra sia una tra le regioni italiane meno sensibile alle tematiche sociali. Pochi sono i centri diurni per disabili, quasi assente l’arteterapia o lo sport per disabili, poche le realtà aggregative e formative dei giovani. Lo scopo di quest’articolo, però, non è quello di evidenziare ciò che manca nella nostra regione (sarebbe troppo facile e banale), ma ciò che invece sta cambiando, crescendo, nonostante le diverse difficoltà e ostacoli, anche culturali. Nel campo sportivo, ad esempio, è stato realizzato un importante passo avanti verso lo sport per tutti: lo scorso Marzo il C.S.E.N.

Comitato provinciale di Catanzaro, in collInclusione-ticinoInclusione-ticinoaborazione con il Comitato Italiano Paralimpico, con cui ha stipulato apposita convenzione, ha organizzato il corso di formazione per Istruttore Sportivo per Disabili. Questo non solo contribuirà a cambiare la vita di molte persone ma andrà a scalfire quella mentalità che tende ad affiancare alla figura del disabile l’idea di staticità e di “non abilità”. Nel settore artistico, invece, la giovane lametina Silvia Pujia ricorre a diverse forme d’arte come impegno sociale. L’artista è conosciuta soprattutto per aver vinto il Premio Internazionale Lìmen Arte 2013, grazie alla sua opera ambientale “Soglie”, consistente in un’installazione ambientale composta da 21 soglie di vecchie case abbandonate, tutte con un proprio vissuto. Lo scopo è portare la persona ad indagare la triade relazionale sé – luogo – altro in tutte le sue modulazioni. Il presente articolo intende approfondire, in particolare, le realtà sociali presenti nel nostro territorio reggino. Potrei descrivere alcune piccole realtà che, tra le innumerevoli difficoltà, si impegnano a offrire un servizio sempre migliore alla comunità, ma per motivi di spazio, mi soffermerò su una tra le più complete e all’avanguardia realtà del territorio nostrano: quella dell’associazione Aratea, situata nella periferia della città di Reggio Calabria. Inizialmente nata, nel 2003, per ridurre il randagismo e dare un riscatto sociale all’animale domestico, l’associazione persegue oggi ulteriori obiettivi di grosso spessore. Innanzitutto attraverso l’omonima fattoria sociale, l’associazione si pone come obiettivo quello di migliorare la relazione uomo/animale/natura, e in particolare ridurre un’emergenza educativa in atto: l’allontanamento dalla natura dei bambini. Bambini sempre più rinchiusi in casa, annoiati, che non conoscono i profumi della natura, la frutta di stagione, il verso degli animali, i fiori. Dato che la natura è anche cura e cultura, annualmente l’associazione attiva progetti educativi nelle scuole, nei centri culturali e di aggregazione giovanile (educazione ambientale, educazione alla salute, educazione alimentare). Inoltre l’associazione si occupa sia dell’inclusione lavorativa delle persone svantaggiate, utilizzando risorse naturali (la zootecnica e l’agricoltura), sia della loro qualità di vita in generale, realizzando programmi alla cui base vi sono tecniche molto diffuse nel mondo, ma poco conosciute sul territorio: la Pet Therapy, la Riabilitazione Equestre e la Comunicazione Aumentativa Alternativa. È opportuno dare un accenno informativo su ognuna di queste tecniche. La Pet Therapy parte dal presupposto che il rapporto che si instaura tra animale domestico e utente, consenta di migliorare il processo terapeutico di quest’ultimo, oltre che la sua capacità comunicativa: osservare l’animale, dargli da mangiare, accarezzarlo, permette, anche al portatore della disabilità più severa, di acquisire progressivamente notevoli capacità relazionali, di comunicazione e interazione con l’ambiente che lo circonda. L’educazione equestre si presta all’educazione e/o rieducazione di tutte le aree cognitive, relazionali e psicomotorie. Per esempio il prendersi cura dei finimenti e della pulizia del cavallo aiuta il disabile a migliorare le proprie abilità manuali, mentre la cavalcata consente di migliorare il tono muscolare e lo stimolo dei riflessi che controllano l’equilibrio statico e dinamico. Invece per chi soffre di disturbi psichici, l’equitazione consente un miglioramento del senso di sè, del senso di potere, oltre all’espansione della coscienza che induce all’ autovalorizzazione. La Comunicazione Aumentativa/Alternativa (CAA) si pone come obiettivo la compensazione di una disabilità (temporanea o permanente) del linguaggio espressivo. Essa utilizza apparecchi informatici allo scopo di stimolare il bambino a sperimentare un modo di comunicare comprensibile a tutti, così da consentire una reale e concreta integrazione sociale. Da menzionare che, oltre ai servizi fin qui descritti, l’associazione Aratea, da circa un anno, gestisce l’omonimo centro socio-riabilitativo diurno, con sede in via Eremo al Santuario (RC), offrendo ospitalità e assistenza a dieci utenti portatori di handicap non autosufficienti o non autonomi, a rischio di emarginazione o di istituzionalizzazione. Una delle particolarità di questo Centro è quella di ricorrere all’agricoltura come fonte di benessere psicofisico: gli ospiti infatti svolgono attività come la vendemmia, la raccolta delle ulive, la coltivazione dei funghi, ecc…La natura consente loro di allontanarsi da quello che li affligge e recuperare le forze fisiche e mentali, elargendo quei doni della natura che servono a lenire le sofferenze, e permettono il contatto con le piante, che aprono al dialogo e alla fiducia e predispongono la persona al benessere. Insomma, la vastità e qualità delle attività formative, inclusive e riabilitative dell’associazione Aratea non ha eguali in tutta la provincia di Reggio Calabria. Ma la dottoressa Irene Putortì, fondatrice dell’ associazione, continua, con la sua indiscutibile passione e operosità, a valutare la fattibilità e concretezza di altri progetti riabilitativi ed inclusivi. Tanto di cappello, quindi, a questa realtà che, facendosi strumento di cura, terapia e contemporaneamente strumento di socialità e inclusione, costruisce preziosi relazioni di fiducia e quindi un inestimabile capitale sociale.

Antonella Pasqualino