Calabria, caos lavoratori precari della giustizia: “la regione rifiuta di offrire ai propri figli il lavoro”

processo“Che la Calabria fosse da sempre una regione già di suo emarginata da tutto e specie per il lavoro è cosa purtroppo risaputa da oltre un secolo ma che rifiuti di offrire ai propri figli il lavoro quando su un piatto d’oro e non d’argento gliene viene data la possibilità beh, questo è davvero innaturale e ingiusto! Stiamo assistendo infatti in questi giorni ad un menefreghismo da lobby nei nostri confronti con l’uscita sulla Gazzetta ufficiale dell’imminente decreto n.257 quello cioè che avrebbe dovuto fornire le linee guida ai 2650 tirocinanti della giustizia per l’assegnazione di 1502 posti che avrebbero dovuto essere ripartiti nelle varie regioni d’Italia per il costituendo “Ufficio del Processo” e precisamente nelle varie Corti D’Appello e Tribunali nazionali”, scrive in una nota Nino Calabrese, coordinatore Upg Reggio. “E bene alla nostra regione Calabria che, sull’intero bacino nazionale, (ricordiamo 2650 colleghi), rappresenta il 27% del totale con i suoi 670 lavoratori Calabresi hanno riservato, udite udite, solo 23 posti disponibili! Ma dico scherziamo? Solo Reggio ha quasi 300 di questi lavoratori ormai qualificati che da anni lavorano dentro gli uffici giudiziari! E poi proprio in Calabria? In una regione soffocata dalla mole di lavoro per il numero di cause civili e penali? Nella regione in cui l’arretrato civile vince in termini di esagerazione? E ancora nella regione dove il lavoro scarseggia sotto ogni punto di vista? Nemmeno la visita del Ministro Orlando in Calabria ha quindi fatto vedere la criticità dei nostri uffici e la fame di lavoro che echeggia nella nostra regione?

Basiti, facendo quindi dei calcoli -prosegue- noi della Calab

Foto LaPresse

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ria per poter lavorare adesso dovremmo presentare domanda in altre regioni che pur avendo una presenza inferiore sul territorio di noi tirocinanti, (in alcune di queste nessuno), hanno saputo ben ottenere un numero maggiore di posti da ricoprire… C’è di più, ai fortunati che la dove verrà accettata la domanda dovranno recarsi e abbandonare le proprie famiglie allontanandosi anche di 1000 o più km verrà corrisposta una borsa lavoro pari a 400 euro lorde mensili. La Calabria quindi ci ha rifiutati a costo zero, infatti saremmo stati il contingente meno pagato negli uffici. Probabilmente avrà in servo altri tirocini che garantiranno personale fresco e alimenteranno come al solito il precariato Calabrese. Questa, lasciatemelo dire, è una metodica “auto escludente” studiata nei minimi dettagli dal Ministero per far abbandonare la presa a molti di noi che fin oggi hanno soltanto supportato onestamente le attività lavorative della Giustizia Italiana. Non abbiamo mai pensato -aggiunge-nemmeno lontanamente o con ipocrisia di essere indispensabili alla macchina della Giustizia e dunque di risolvere i grandi problemi che da anni la rallentano ma nessuno può dire che non siamo stati importanti nel supportare i dipendenti di ruolo che “lottano” ogni giorno al suo sostentamento. Giusto per ringraziarci e per non farci staccare definitivamente dall’unico filo che ci lega da anni al Ministero della Giustizia adesso dovremo: Allontanarci dalle nostre famiglie e dalle nostre vite, svuotare ancora di più gli uffici già mancanti di personale di ruolo e che hanno un evidente bisogno di aiuto (basta guardare i media giornalmente) ed accontentarci in giro per l’Italia di 400 euro lordi. Esiliati quindi… Ma qual’è la colpa? Chi baderà ai nostri figli in nostra assenza mi chiedo? Quali soldi manderemo a casa per dare sostegno ai nostri familiari se dovremmo aggiungerne di altri per poter vivere un anno chissà dove? Ecco, questo è allo stato attuale lo sdegno che stiamo vivendo e del quale difficilmente ci dimenticheremo! È proprio il caso di dire “Sedotti e abbandonati”! Confidiamo nella coscienza di chi può far qualcosa per cambiare questa situazione e di chi capisce le nostre titubanze a questo decreto, quella stessa persona che ha famiglia e si rende conto umanamente di cosa potrebbe rappresentare”, conclude.