Calabria: accertare le responsabilità è un dovere civico da cui non si può prescindere

I ritardi della politica e l’incuria dell’uomo sono alla base di ogni evento climatico avverso

Bovalino 2La quiete arriva di solito dopo una tempesta, e per nostra fortuna anche stavolta il detto è stato rispettato grazie al clima che ci ha dato una mano riservandoci giornate dal sapore primaverile che contrasta nettamente con quello che abbiamo avuto una decina di giorni fà  (era il giorno 1 e 2 novembre) quando, quasi quarant’otto ore di pioggia incessante hanno flagellato il comprensorio della locride provocando danni notevoli alle infrastrutture, all’agricoltura e all’economia facendo piombare in una “criticità ambientale”, probabilmente senza precedenti, l’intera provincia reggina. Pertanto, il bel tempo ha reso agevole l’attività di ricognizione da parte delle istituzioni sui luoghi dei disastri e favorito l’imponente lavoro di sgombro e pulizia dai detriti dando di conseguenza l’impulso giusto alle attività di ripristino di buona parte della viabilità stradale e ferrata con un lavoro condotto in maniera incessante ed encomiabile dai soccorsi prontamente giunti sui siti (tra questi il genio militare presente con le proprie squadre inviate dal Ministero della Difesa), per riportare in condizioni normali di fruibilità i vari collegamenti. Oltre ai danni, rimane però sul terreno anche il pesante fardello delle “responsabilità“,  che nessuno vuole o che rimanda al mittente ma che ci sono e non si possono nascondere perchè sono sotto gli occhi di tutti (non dimentichiamoci che ci sono stati anche due morti).

Un primo responsabile c’è ed è  indubbiamente lBovalinoa “politica” che dal canto suo in tutti questi anni ha fatto come Ponzio Pilato, cioè se n’è lavata le mani a prescindere da chi è stato al governo e chi all’opposizione infatti, negli ultimi decenni, gli Enti locali (soprattutto le Provincie ed i Comuni) si sono spesso disinteressati di curare e portare avanti una concreta riqualificazione ambientale del territorio concentrata sul recupero e sulla ristrutturazione dell’esistente, di promuovere una gestione ambientale imperniata sulla creazione di una rete di percorsi ecologici e sul valore della forestazione, di implementare la fruibilità di parchi ed oasi turistiche già esistenti, di promuovere -favorendo anche gli accordi con i privati- le opere di manutenzione dei territori e, di conseguenza gli assetti idro-geologici a protezione delle attività agricole, economico-finanziarie e delle comunità residenti; nel caso contrario, non staremmo qui a parlare e contare i danni causati dalla ribellione violenta della natura. L’altro responsabile è senza dubbio “l’uomo” che con la persistente incuria ha fatto si che il suo impatto con la natura diventi addirittura “allarmante” al punto da minacciare in maniera forte se non la nostra stessa sopravvivenza quantomeno la qualità della nostra vita. Purtroppo, quando si tocca il tasto delle responsabilità improvvisamente tutti scompaiono dalla scena o meglio fanno a “scarica barile”, ed è proprio per questo motivo che proliferano, nell’immediatezza dell’evento climatico negativo (come in questo caso),  le riunioni di partito, le tavole rotonde, i seminari  ed i tavoli tecnici che propongono soluzioni immediate e risolutive per far tacere la polemica ma, come tutti  sappiamo e come l’esperienza insegna, alla lunga tutto si rivela un malinconico bluff. Pertanto, per vincere la sfida dei cambiamenti climatici non basta fare slogan, foto di gruppo, spot elettorali o comunicati stampa, ma bisogna invece operare ogni giorno nel rispetto assoluto dell’ambiente mediante un’opera di prevenzione, di investimenti, di informazione e di educazione soprattutto scolastica che favoriscano l’impiego di strumenti e risorse idonee a scongiurare il dramma del dissesto idro-geologico che oggi, ancor più,  pende pericolosamente sulle nostre teste. Galileo Galilei disse: “Noi non dobbiamo considerare che la Natura si accomodi a quello che parrebbe meglio disposto a noi, ma conviene che noi accomodiamo l’interesse nostro a quello che essa ha fatto”… mai parole furono più sagge.

Pasquale Rosaci