Attacchi Parigi: 129 morti accertati e 352 feriti di cui 99 gravi. La drammatica ricostruzione

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Attentati Parigi, il bilancio aggiornato e il punto della situazione

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Sono 129 morti fra chi stava bevendo una birra, ragazzi che ballavano al ritmo di una band di metal rock, passanti attorno a uno stadio di calcio dopo la barbarie terrorista di ieri sera. Un attacco senza precedenti in Francia, e un bilancio destinato ad aumentare visti i 352 feriti di cui 99 molto gravi. Sette terroristi sono morti, sei sono riusciti ad azionare la loro cintura esplosiva e a farsi saltare come sognano i “martiri” della jihad, gridando “Allah e’ grande”, uno – all’interno del teatro della carneficina, il ‘Bataclan’ – non ha fatto a tempo ed e’ stato eliminato dalle teste di cuoio. In serata resta aperta ad ogni ipotesi il fronte delle indagini su eventuali terroristi sopravvissuti che – come avvenne il 7, 8 e 9 gennaio dopo la strage a Charlie Hebdo – potrebbero tornare a colpire nelle prossime ore.

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Il procuratore Francois Molins, lo stesso di gennaio e degli ultimi anni insanguinati dal terrorismo in Francia, ha spiegato che in azione a Parigi e Saint-Denis (dove sorge lo Stade de France e dove si stava giocando l’amichevole Francia-Germania) c’erano “tre squadre”, tre commando. Un’auto, una Seat nera ‘Leon’, ne ha portati alcuni davanti a quattro ristoranti. Davanti a ognuno dei locali, dove in pieno venerdi’ sera (erano circa le 21.30) c’erano moltissime persone a mangiare o semplicemente a bere un bicchiere, sono scesi e hanno fatto fuoco. “Tutti erano equipaggiati con fucili kalashnikov”, ha precisato Molins. A dare il via all’impressionante sequenza di azioni omicide e’ stato alle 21.20 un kamikaze che si e’ fatto esplodere nella strada che corre lungo lo Stade de France, dove a inizio estate si dovrebbero giocare diverse partite degli Europei 2016, fra cui la finale. Era la ‘rue Rimet’, intitolata all’ideatore dei mondiali di calcio, e il kamikaze si e’ fatto saltare all’altezza della porta B.

Un’esplosione impressionante, rafforzata da perossido di idrogeno con chiodi e bulloni – tutti i kamikaze avevano lo stesso tipo di esplosivo – che ha ucciso all’istante il killer suicida e un malcapitato passante. Ma il piano era, se possibile, peggiore. L’attentatore – scrive il Wall Street Journal – aveva infatti un biglietto d’ingresso, ma e’ stato fermato ai cancelli dello stadio dopo che gli addetti ai controlli hanno scoperto che indossava dell’esplosivo. Allora si e’ fatto esplodere mentre tentava la fuga. All’interno dello stadio, tutti hanno capito che non si trattava dei soliti petardi dei tifosi. Ma la partita – a parte il presidente Francois Hollande immediatamente prelevato in tribuna d’onore e riportato all’Eliseo – andava avanti. Pochi minuti dopo esordivano i commando ‘parigini’: la Seat nera della morte si ferma davanti a due ristoranti del XII arrondissement, i killer scendono e sparano all’impazzata contro i ristoranti Carillon e Petit Cambodge, uccidendo 15 persone e ferendone gravemente altre 10. Un minuto dopo, seconda esplosione allo stadio, porta H, muore il kamikaze. Poi, 5 morti alla Bonne Biere, seconda tappa della Seat nera.

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Pochi minuti e altri 19 innocenti muoiono alla Bonne Biere, terza tappa del tour del terrore. Poi in un locale di boulevard Voltaire, lo stesso del Bataclan, un terrorista si siede al tavolo, ordina da bere e si fa saltare. Si salva, miracolosamente, la cameriera che aveva raccolto l’ordinazione. Intanto, un commando di 4 terroristi sbarca da una seconda auto, una Polo nera, davanti al Bataclan dove si esibisce il gruppo californiano Eagles of Death Metal, che suona da mezz’ora, minaccia i vigili, fa irruzione nel locale e spara all’impazzata sulla folla. Che all’inizio pensa a effetti speciali. Dura tre ore la presa di ostaggi, con scene di terrore e disperazione e – alla fine – 89 morti. Chi e’ uscito questa mattina presto nelle strade di Parigi ha avuto un’unica, condivisa impressione: quella di un silenzio spettrale, assurdo per la rumorosa capitale. Un silenzio solo ogni tanto interrotto dalle sirene di polizia e ambulanze. Un falso allarme a meta’ giornata, petardi esplosi in una festa di matrimonio, poi voci di un inseguimento a un’auto nera con quattro uomini armati a bordo, senza seguito. L’indagine vera consente di identificare uno dei terroristi del Bataclan attraverso le impronte digitali di un dito sezionato. Era un francese trentenne, schedato, pregiudicato, noto come molto vicino agli islamici radicali. Poi due passaporti accanto ai kamikaze dello stadio, uno egiziano, l’altro siriano. Quest’ultimo sarebbe entrato in Europa dall’isola greca di Lero e registrato come rifugiato. Una notizia destinata ad alimentare ancor piu’ le polemiche sulla gestione dei migranti. In serata, le notizie sulle indagini arrivano dal Belgio: la Polo nera aveva targa belga ed era stata noleggiata da un francese residente in Belgio. Quest’ultimo, insieme ad altri due uomini, e’ stato arrestato a Bruxelles. Uno di loro, per ora si tratta di una delle poche certezze, ieri sera si trovava a Parigi.

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