Alluvione nel reggino, Zema: “decenni di abbandono, di degrado, di incuria, non potevano provocare altro”

calabria alluvione“Ciò che è accaduto in questi giorni ci costringe a riflettere, a pensare, a ricordare. Mi riferisco all’ennesima catastrofe alluvionale che ha coinvolto Reggio e la provincia: decenni di abbandono, di degrado, di incuria, non potevano provocare altro. Il nostro territorio, alla richiesta di progetti per la salvaguardia e la messa in sicurezza, ha avuto come risposta presunzione, arroganza ed abbandono. Interessi di pochi speculatori hanno prevalso su quelli della maggioranza silenziosa dei cittadini, che col cappello in mano questuavano favori alle porte dei potenti di turno, invece di rivendicare diritti. Ora piangiamo i morti e cataloghiamo i danni, sperando nella bontà del governo”, scrive in una nota Antonio Zema, dell’Associazione politica culturale “La Cosa Pubblica” . “Ma passato il momento eccezionale torneremo alla nostra antica e perenne apatia. Continueremo ad ignorare la fragilità del territorio a rischio idrogeologico, l’abbandono delle nostre colline e delle nostre valli, dove la presenza dell’uomo era presidio di sicurezza e conservazione dell’ambiente. Ignoreremo – prosegue- l’alluvione del 1953, che ha colpito la vallata del valanidi, quello del 72, quello più recente di Soverato. Continueremo con l’abusivismo e la cementificazione? Continueremo a restringere gli alvei dei torrenti, sposteremo il depuratore di Ravagnese nel torrente Valanidi? No, ora è giunto il momento di dire basta a chi oltraggia e a chi pensa di fare scempio dei territori. Necessita un nuovo modo di far politica e di ragionare, un nuovo equilibrio che sia in armonia con l’uomo e con ciò che ci circonda, la madre terra affidataci per coltivarla e custodirla. Il governo – aggiunge- non si limiti ai proclami di Renzi o Del Rio; senza alcun ulteriore indugio finanzi i progetti di salvaguardia del territorio reggino e calabrese. La Regione, il Comune, la Provincia (per le residuali competenze) comincino sul serio a sistemare gli alvei dei torrenti e delle fiumare, senza limitare la loro azione a un po’ di propaganda, ripulendo soltanto la foce. Li mettiamo alla prova e ne trarremo le giuste considerazioni”, conclude.