U.Di.Con.: “preoccupano i dati presentati nel rapporto Svimez”

rapporto svimez2“È ora di puntare su investimenti mirati al Sud per ridare ai cittadini la dignità e la forza indispensabile per poter risollevarsi dall’abisso in cui sono sprofondati ormai da anni, una situazione causata soprattutto dalla crisi a livello nazionale, ma anche da politiche che non hanno tenuto conto delle diverse realtà sotto il punto di vista economico-occupazionale – afferma il Presidente Nazionale dell’U.Di.Con., Denis Nesci a seguito della presentazione del rapporto Svimez - è indispensabile ora stanziare dei fondi al fine di erogare i sussidi alle famiglie a rischio povertà che rappresentano una parte considerevole della popolazione, senza investimenti e senza lavoro il Meridione non potrà mai risorgere”. Povero e vecchio, questa l’immagine del Sud Italia scattata dalla Svimez che ogni anno presenta il rapporto sull’economia del Mezzogiorno che, anche quest’anno, si conferma negativo per ciò che concerne il Pil, l’occupazione e i consumi. In particolare secondo l’indagine, per il settimo anno consecutivo il Pil registra segno negativo, nel 2014 il Pil è calato nel Mezzogiorno dell’1,3%, a questo si aggiunge un calo dei consumi dello 0,4% a fronte di un aumento nel Centro-Nord: nel dettaglio se si considerano gli anni 2008-2014 si è assistito ad un calo repentino dei consumi che nel Mezzogiorno si attesta intorno al -13,2%, due volte maggiore di quella registrata nel resto del Paese (-5,5%). In particolare, negli anni 2008-2014 il calo cumulato della spesa è stato al Sud del -15,3% per i consumi alimentari, di ben il -16% per il vestiario e calzature, il doppio del resto del Paese (-8%) e per quanto concerne i “beni e servizi”, il calo si aggira intorno al -18,4% al Sud, oltre tre volte in più rispetto al Centro-Nord (-5,5%). Altro aspetto fondamentale riguarda le nascite, per il terzo anno consecutivo si è registrato un calo nelle nascite, toccando proprio nel 2014 il valore più basso dai tempi dell’Unità d’Italia. Come se ciò non bastasse si è stimato che al Sud circa 1 persona su 3 nel 2013 si è trovata in una situazione di forte rischio di povertà, una realtà che in Sicilia soprattutto ha raggiunto una percentuale molto elevata. Nonostante i dati riferiti al 2014 non siano di certo confortanti, le previsioni per l’anno in corso e il 2016 sembrano, per la prima volta dopo tanti anni, positive, così come conferma il segno positivo (+0,8%) relativo al Pil nel 2015. “Fermo restando che mi sembra alquanto paradossale dover ancora effettuare delle indagini mirate al Sud, come se il nostro non fosse un Paese unitario, mi duole ancora di più dover riscontrare gli effetti che la crisi ha prodotto nella società, – afferma il Presidente Nesci - mi riferisco in particolare al valore della famiglia che proprio negli ultimi anni si è perso con il conseguente abbassamento delle nascite, un aspetto che sicuramente dipende molto dall’occupazione che continua a rimanere il primo aspetto da combattere e da cui dipende il futuro del Sud,su cui però si stanno intravedendo i primi segnali di ripresa”.