Reggio, l’Atam avvia la procedura di licenziamento per 21 lavoratori. Scali (Cgil): “è un gioco al massacro”

Reggio, caos totale all’Atam. L’azienda  avvia la procedura di licenziamento per 21 lavoratori, la Cgil non ci stà

Atam Reggio Calabria (3)“Il 30 settembre scorso l’ATAM ha inviato alle Organizzazioni sindacali una lettera con l’avvio della procedura di licenziamento collettivo di 21 dipendenti. L’avvio di questa procedura era necessario, ci è stato spiegato telefonicamente, per consentire all’azienda di presentare un piano di risanamento accettabile al tribunale fallimentare nell’udienza fissata per il 14 ottobre. Sollecitati, pressati, incalzati dalle richieste dell’azienda e dal nostro senso di responsabilità abbiamo subito risposto, anche se la legge sui licenziamenti collettivi ci dava sette giorni di tempo, chiedendo una convocazione urgentissima per trovare una soluzione alternativa ai 21 licenziamenti. Così il 2 ottobre ci siamo seduti al tavolo delle trattative. Il confronto tra l’azienda e le organizzazioni sindacali è stato incalzante e gli incontri si sono susseguiti uno dopo l’altro (dopo quello del 2 ci si è visti la sera dell’8 e del 9 ottobre e, per oggi, sabato 10 ottobre ne è previsto un altro!). Non ci siamo sottratti al confronto perché abbiamo a cuore per davvero le sorti dell’ATAM e ci saremmo aspettati, da parte dell’azienda, un senso di responsabilità almeno pari al nostro, ma dobbiamo constatare con rammarico che non è così” scrive in una nota Attilio Scali, FILT CGIL Reggio- Locri. “Ce lo conferma la successione dei fatti: l’udienza del tribunale fallimentare che ha rinviato la discussione alla data del prossimo 14 ottobre si è svolta il 17 giugno scorso, ma l’azienda ha aspettato il 30 settembre per avviare la procedura di licenziamento. Perché questo ritardo? Ci viene il sospetto che la speranza era che, avviando la procedura così tardi, non ci fosse il tempo per discutere con calma tutte le ipotesi alternative ai licenziamenti ed anche per sottoporre l’eventuale ipotesi di accordo al temuto voto dei lavoratori. Insomma -prosegue- da parte aziendale c’è una gran paura di dover adottare scelte che dire impopolari è poco e così si vuole scaricare sul sindacato la responsabilità di decisioni che provocheranno danni enormi ai lavoratori e quindi il loro giustificato malcontento.

Inoltre -aggiunge- abbiamo un’altra domanda: percAtam Reggio Calabria (1)hé, nonostante le reiterate richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali formalmente e per iscritto, l’azienda non ha mai esibito l’ordinanza del tribunale fallimentare del 17 giugno? Tenuto conto che nessuna pianta organica è stata mai sottoposta alle organizzazioni sindacali, che non si conosce il fabbisogno di risorse umane di ciascun settore aziendale e che il 2 ottobre ci è stato consegnato solo un elenco del personale con l’indicazione delle mansioni svolte, perché, prima di ipotizzare licenziamenti, non si è pensato di annullare le consulenze che, per l’anno 2015, costano all’azienda ben 148.200 euro (il dato è consultabile nel sito aziendale, sotto la voce “amministrazione trasparente”, non stiamo divulgando notizie riservate)? Possibile che, nelle risorse umane dell’azienda (così numerose da dover essere sfoltite!), non ci siano professionalità in grado di svolgere i compiti affidati ai consulenti? Senza contare – ribadisce- che i consulenti hanno avuto bisogno di un’ulteriore consulenza, visto che il piano di risanamento è stato commissionato ad una Società esterna, quella del Dottor De Giovanni, ed è costato più di 200.000 euro. L’Avvocato Giuseppe Mazzotta e l’Ingegnere Matteo Gatto, i quali, è bene precisare, sono due consulenti cui è affidato, rispettivamente, il compito di assistenza legale nel processo di risanamento e di responsabile del piano di risanamento, hanno condotto le trattative nella prima riunione, mentre in quelle successive il ruolo è stato svolto quasi esclusivamente dall’Avvocato Mazzotta, con l’Amministratore Unico, Prof. Gatto. in un ruolo di retroguardia. Insomma la proposta aziendale è di sottoporre ai lavoratori soltanto la scelta del modo in cui riceveranno un danno e gli unici a dover sopportare le conseguenze del disastro dell’azienda, come al solito, dovranno essere esclusivamente i lavoratori. La FILT CGIL non ci sta ad essere partecipe di questo gioco al massacro e dichiara di abbandonare un tavolo che non è più un’occasione di trattativa, ma il tentativo maldestro di screditare il sindacato agli occhi dei lavoratori scaricando su di noi la responsabilità dei danni che i lavoratori riceveranno. Chiediamo – conclude- che la trattativa si sposti davanti alla Direzione Territoriale del Lavoro o dell’Assessorato al Lavoro della Regione, che si facciano arbitri del confronto”.