Reggio, il piccolo Nicola operato grazie all’aiuto dalla città. Ma “è solo l’inizio del suo calvario”

Torna alla ribalta nel reggino la vicenda di Nicola, bambino tetraplegico la cui madre si è rivolta a StrettoWeb per lanciare una raccolta fondi necessaria a sostenere un delicato intervento: Nicola ha subito l’intervento ed oggi sta bene, ma il suo calvario è solo all’inizio, “le istituzioni ci hanno abbandonato”

piccolo NicolaLa vicenda del piccolo Nicola, un bambino reggino tetraplegico la cui famiglia deve sostenere ingenti spese per le sue cure ed i suoi interventi ha destato l’attenzione dell’opinione pubblica reggina.
La madre, Antonella, di sua spontanea volontà scrisse una lettera a StrettoWeb in cui si appellava alla testata giornalistica affinchè la sua condizione fosse portata a conoscenza della società. Da quel momento, il web si è mobilitato ed in città sono partite parecchie raccolte fondi: cittadini che hanno letto l’articolo si sono subito mobilitati a fare una donazione libera sulla post pay della donna.
Gli Ultras poi, si sono prodigati per realizzare una raccolta in città attraverso bar e punti di ristoro dove hanno diffuso alcuni contenitori in cui i cittadini potevano lasciare qualcosa, anche una piccola cifra. Nicola domenica ha subito un primo intervento a Roma che si è concluso nel migliore dei modi. Sta bene ed è già a casa. Ma questo era solo la punta dell’iceberg del calvario che dovrà attraversare il piccolo: il secondo step è fissato per Gennaio, quando si sottoporrà al secondo intervento sempre presso le strutture ospedaliere della capitale.
Com’è la situazione di Nicola ad oggi? StrettoWeb ha intervistato la madre Antonella che con grande commozione ci ha ringraziati per aver accolto il suo appello e ha ringraziato anche tutti i cittadini reggini per aver partecipato nel loro piccolo alla raccolta fondi.
Ad oggi, le raccolte che sono state realizzate purtroppo non sono state sufficienti a coprire tutte le spese necessarie per Nicola o meglio, come ha spiegato Antonella, tutto ciò che era stato raccolto si è esaurito durante la permanenza a Roma, soggiorno necessario affinchè Nicola potesse sottoporsi all’intervento che per fortuna è andato bene. Ci racconta Antonella infatti che “già per prendere il taxi a Roma per portare il bambino all’ospedale abbiamo speso 220 euro, e purtroppo non c’è altro modo di trasportarlo perchè i mezzi pubblici anche se meno costosi non sono dotati spesso delle strutture necessarie per un bambino tetraplegico. Ed abbiamo sostenuto poi le spese per il pernottamento di mio marito perché l’ospedale di Roma prevede che solo la madre può fermarsi in ospedale con il piccolo paziente”.
Antonella precisa inoltre che non è sicuramente sua la scelta di curare ed operare suo figlio a Roma, che sicuramente è una città cara, ma non avrebbe potuto fare altrimenti dato che l’ospedale reggino è assolutamente sprovvisto delle strutture e dei mezzi nonché dell’ assistenza necessaria per potare a termine sia l’intervento quanto il lungo percorso riabilitativo del bambino. Antonella continua: “a gennaio Nicola dovrà affrontare il percorso di riabilitazione e lì si che ne vedremo delle belle, perché i costi sono ancora più alti dell’intervento stesso: sappiamo quando inizieremo ma chi lo sa quando termineremo. Come faremo a soggiornare lì? Come sosterremo le spese per mangiare? E gli spostamenti all’ospedale?
Antonella è sconfortata e scoraggiata e ribadisce un punto: “io sarò grata per sempre ad ogni singola persona per l’aiuto che mi ha dato secondo le proprie disponibilità. Siamo in tempo di crisi ed anche le persone hanno le proprie difficoltà finanziarie. Già è molto quello che hanno fatto per me”, e continua “è giusto che siano le istituzioni ad aiutarci, cosa che non si sono degnate mai di fare”. Ma del resto, in questo caso, non si tratterebbe nemmeno di aiuto spontaneo “non dovuto”, ma un vero e proprio diritto che spetta a Nicola in quanto è un bambino che soffre di una patologia grave ed anche costosa nelle cure e quindi, a maggior ragione la legge dovrebbe tutelarlo ancora di più. Basti pensare che ogni mese l’indennità prevista è di soli 350 euro che, come ci spiega Antonella, bastano appena per pagare l’affitto della casa, “perché io casa dal comune non ne ho mai ricevuta una e tutt’oggi pago un appartamento a mie spese”. Lo stesso vale per farmaci ed il necessario per Nicola: pannolini, antiepilettici, melatonina tutte cose che Antonella paga con l’indennità del figlioletto e con i pochi euro che guadagna il marito con lavori occasionali, infatti come ci ha specificato “siamo entrambi disoccupati”.” Se non mi spettano per legge va bene, io non chiedo che il comune mi dia soldi a questo punto, ma quanto meno permetterci di guadagnarli onestamente per esempio offrendo un posto di lavoro a mio marito”.
Il punto della situazione ad oggi è dunque che Nicola deve affrontare ancora molti interventi e cure quotidiane che, i cittadini di Reggio da soli, per quanto possano essere solidali non potrebbero sostenere. A questo punto, l’unico scoglio da superare è il muro delle istituzioni. A tal proposito la stessa Antonella racconta:“mi hanno contattato diversi politici a livello nazionale e locale; addirittura a marzo mi chiamò il Ministro della Salute Lorenzin, dicendomi sì belle parole, ma poi? E’ scomparsa”, continua “per quanto riguarda il comune reggino beh, peggio di peggio: il sindaco nonostante i miei numerosi appelli non si è degnato di far nulla, né con le parole né con i fatti. Io devo essere messa nella posizione di assicurare i diritti che spettano a mio figlio che, in quanto minore e malato grave, non potrà mai ottenerli da solo se non con la forza della mia voce”.

In conclusione, la vicenda di Nicola ha scosso gli animi di molti reggini. Sicuramente non è l’unico caso di una famiglia disperata che cerca aiuto dallo Stato e che non ne trova. Ci sono centinaia di questi casi in tutta Italia ed allora c’è forse un problema di fondo: che sia la legge, che sia burocrazia, che sia passività di chi in realtà è nella posizione di poter agire (istituzioni), l’unica certezza è che questi piccoli bambini, come Nicola, sono cittadini italiani e come tali devono essere protetti dalla Costituzione ove il diritto alla salute è uno dei principi essenziali ed inviolabili.
Lanciamo dunque un appello, affinchè chi ha il potere di intervenire intervenga ora e subito affinchè Nicola come tutti gli altri bambini possa avere il minimo necessario per affrontare la sua malattia.