Rapporto Svimez, al Sud +0,1% del PIL: “timidissima crescita dopo 7 anni neri”

rapporto svimezE’, per ora, solo un segnale “timidissimo” di crescita, appena il +0,1% nel 2015 contro il +1% del Centro Nord, ma per il Sud è anche la prima “variazione positiva da sette anni a questa parte”. E’ il Rapporto Svimez presentato oggi alla Camera a fotografare il lentissimo risveglio del Mezzogiorno. Un risveglio trainato nell’anno in corso da un modesto aumento dei consumi interni ma destinato a rafforzarsi nel 2016. Per il prossimo anno, infatti, le stime del Centro studi accreditano una crescita del +0,7% (contro il +1,5% del Centro Nord ) grazie ad un recupero della domanda interna, che potrebbe toccare il +0,8% (contro il +1,3% del Centro Nord) ma anche ad una ripresa degli investimenti fissi lordi, +0,5% contro il +2,5% del centro Nord, che , se confermato, interromperebbe una spirale negativa che va avanti dal 2007. Anche per l’occupazione le previsioni 2016 sono al rialzo con un +0,6% (+0,9% al Centro Nord) che archivierebbe così, secondo le stime Svimez, il “tracollo” registrato tra il 2008 ed il 2014 che lasciò sul terreno il 9% degli occupati nel Mezzogiorno, un numero sei volte più grande a quanto registrato dal Centro Nord (-1,4%). Dei circa 811 mila posti di lavoro persi in Italia durante i sette anni di crisi, infatti, ben 576 mila si sono registrati nel Mezzogiorno: pur avendo ormai una quota sul totale degli occupati di circa il 25%, al Sud si è concentrato oltre il 70% dei posti di lavoro persi a livello nazionale. Dolorosa anche la situazione nel settore pubblico dove il Sud ha perso tra il 2008 e il 2014 circa 147mila posti di lavoro, mentre il Centro-Nord ne ha guadagnati 82mila. Anche nel 2014 la situazione è stata pressochè drammatica. La distribuzione dell’aumento complessivo dell’occupazione dello 0,4% (88.400 posti) , infatti, dice ancora lo Svimez, si è concentrato esclusivamente nelle regioni del Centro-Nord (+133mila) là dove il Mezzogiorno aveva continuato a perdere terreno (-45 mila) scendendo così a 5,8 milioni di occupati, sotto la soglia simbolica dei 6 milioni, il livello più basso dal ’77 ad oggi. A perdere il lavoro nella crisi, annota ancora lo Svimez, soprattutto i giovani under 34: oltre 1 milione 900 mila (-27,7%) i posti di lavoro persi in Italia tra il 2008 e il 2014, (-31,9% nel Mezzogiorno e – 26,0% nel Centro-Nord). Di conseguenza, nel 2014 il tasso di disoccupazione dei giovani italiani under 24 è arrivato al 43% (56% nel Mezzogiorno, 35% nel Centro-Nord). Quasi raddoppiati, rispetto al 2008, anche i tassi di disoccupazione dei giovani under 34 (31,2% al Sud, 12,9% al Centro-Nord). A essere maggiormente colpiti, i diplomati, che registrano nel 2014 un tasso di occupazione del 38,3% rispetto al 52,9% dei laureati italiani. Al Sud va ancora peggio: il tasso di occupazione dei diplomati è del 24,7%, quello dei laureati del 31,9%. Cifre queste, denuncia ancora lo Svimez, “che non hanno paragoni in Europa”: basti pensare che il tasso di occupazione di diplomati e laureati under 34 a tre anni dal conseguimento del titolo, fermo in Italia al 45%, si confronta con una media dell’Ue a 28 del 76%. Il Sud si colloca in fondo alla classifica, facendo registrare una condizione giovanile nel mercato del lavoro (e nella formazione) peggiore della Spagna e persino della Grecia. In questa situazione nel 2014 sono aumentati gli “scoraggiati”, persone che non studiano né lavorano che hanno raggiunto a livello nazionale la quota di 3 milioni 512 mila, con un aumento rispetto al 2008 di circa 712 mila unità. Di questi, quasi 2 milioni sono donne (55,6%) e quasi 2 milioni sono al Sud.