Minorenne arrestata nel reggino per l’omicidio della madre. Marziale: “sgomento e raccapriccio”

Marziale: “si resta sconcertati dall’apprendere che il matricidio sarebbe maturato nell’ambito di un normale conflitto generazionale rapportato al diniego di utilizzo smodato di apparecchi tecnologici”

sangue“Desta raccapriccio e sgomento la notizia di una figlia diciassettenne accusata di avere freddamente ucciso la propria madre, ma per amor del cielo si evitino adesso psicosi dietro le quali trincerarsi per venir meno ulteriormente all’esercizio della genitorialità”: è quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, in relazione all’arresto di una minorenne a Melito Porto Salvo (RC) per l’uccisione, nel maggio scorso, della propria madre. “Si resta ancor più sconcertati dall’apprendere che il matricidio sarebbe maturato nell’ambito di un normale conflitto generazionale rapportato al diniego di utilizzo smodato di apparecchi tecnologici, come il telefonino cellulare – evidenzia il sociologo – perché ciò, ormai, rappresenta uno scenario di vita quotidiana consolidato e difficile da contenere, considerando che di tecnologia si vive”. Per Marziale: “la società è chiamata a riflettere, soprattutto quanti in essa ricoprono ruoli educativi ad ogni livello. Occorre pensare all’importanza del dialogo intra-familiare, alla relazione tra genitori e scuola per raggiungere un’intesa armonica ad esclusivo beneficio dei ragazzi. Basta contrapposizioni, basta indignarsi col docente se il figlio torna a casa con un brutto voto, è tempo di dialogo, di ricostruzione di un tessuto lacerato dal troppo delegare da parte dei genitori e dal ritardo contenutistico di una scuola restia ad adottare l’educazione ai media e al loro corretto utilizzo come disciplina fondamentale. Dall’ineducazione nasce il capriccio che si trasforma in ira violenta ed assassina”. Il presidente dell’Osservatorio conclude: “adesso, come accaduto a Novi Ligure con Erika e Omar, non si etichettino tutti gli adolescenti come violenti e soprattutto non venga in mente ai genitori di avere paura ad impartire le regole che, si sa, il più delle volte non piacciono ai figli. È proprio l’abdicazione a generare la risposta violenta dei ragazzi, dunque vi è bisogno di fermezza, decisione e soprattutto spiegazione dei si e dei no, perché non siano gratuiti”.