Messina, il Pd si affida a Carbone: chi è l’uomo che deve risollevare l’immagine del partito nello Stretto

Ex lettiano, poi renziano di ferro, Carbone ha conquistato visibilità nei talk-show. Cosentino, eletto in Lombardia, ecco perché potrebbe aver accettato l’incarico

LaPresse/FabioCimaglia

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Ernesto Carbone è l’uomo della ricostruzione: dopo l’esperienza fallimentare del commissariamento guidato da Basilio Ridolfo, il Pd regionale ha affidato al parlamentare cosentino le redini del movimento messinese. Un partito in subbuglio, quello dello Stretto, in cui ognuno sembra muoversi in modo anarchico, con buona pace del vecchio centralismo democratico che aveva caratterizzato i rapporti di forza in seno a Botteghe Oscure.

Il caso Cucinotta, emerso nelle ultime ore anche sulla stampa nazionale, è soltanto la punta dell’iceberg, ma le disparate reazioni registrate in merito alle dichiarazioni machiste del consigliere comunale molto rivelano sulla confusione che regna sovrana all’ombra della porta orientale della Sicilia. Da un lato si sono schierati i critici – Grioli, Quero e Siracusano – determinati nel chiedere un provvedimento esemplare per non insozzare ulteriormente l’immagine del Pd; dall’altro i consiglieri comunali Paolo David, Giuseppe Santalco e Felice Pagano, affiancati dal deputato Rinaldi, i quali chiedono di non tirarla per le lunghe, di non trasformare un peccato veniale in un casus belli.

E’ soltanto l’ultimo esempio, in ordine di tempo, che testimonia la rottura di fatto esistente fra le correnti del Pd locale, una rottura che sta paralizzando la vita delle istituzioni se è vero che i critici di quest’Amministrazione, spietati in conferenza stampa, diventano mansueti agnellini in Aula, pronti a votare la fiducia o a disertare i lavori all’occorrenza.

LaPresse

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Carbone dovrà esercitare il nuovo compito con prudenza e pazienza, dovrà tessere una trama fatta di rapporti quanto mai intricati. Avvocato, classe 1974, membro della segreteria nazionale presso la quale esercita responsabilità per ciò che concerne l’analisi della pubblica amministrazione e del Made in Italy, Carbone rappresenta oggi un volto noto del movimento guidato da Matteo Renzi.

Dopo essere stato un lettiano di ferro, il deputato calabrese ha sposato in toto la linea dell’ex sindaco di Firenze ed è inevitabile pensare, allora, che la scelta di affidare a lui l’incarico di ricostruire l’unità possa essere una sorta di banco di prova: eletto alla Camera nella Terza Circoscrizione Lombarda, Carbone troverebbe a Messina il diploma di maturità, il preludio ad un’ulteriore scalata nelle gerarchie interne. Non a caso il suo nome ha trovato un sostegno trasversale, da Roma a Palermo.

LaPresse/Guglielmo Mangiapane

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Raciti lo stima e lo apprezza ed è convinto che soltanto la sua capacità diplomatica possa permettere di sgomberare il campo dai battibecchi fra i cacicchi locali, per restituire – dopo la bufera Genovese – un Pd competitivo in una delle realtà chiave dell’isola.

Nel percorso politico di Carbone ci sono state anche delle querelle giudiziarie: la più celebre è stata ingaggiata col Fatto Quotidiano, allorquando – nel 2014 – l’esponente del Pd  decise di querelare il quotidiano diretto da Marco Travaglio per un articolo firmato da Giulia Zaccariello. In esso la collaboratrice del Fatto riportava la notizia che il Sin, “la società controllata dall’Agea e nata per sviluppare e gestire il Sistema informativo agricolo nazionale” di cui Carbone è stato presidente e amministratore delegato fra il 2012 e il 2013, registrava le presunte spese pazze del deputato Pd. Il secondo caso giudiziario, d’impatto minore ma pur sempre rilevante, lo denunziò Repubblica: Carbone fu accusato di essersi collegato illegalmente, financo dai corridoi del Senato, all’indirizzo di posta elettronica dell’ex amante per auto-inviarsi delle mail minacciose e quindi denunciarla. Minuzie, forse, che è giusto riportare per offrire una panoramica completa sul nuovo leader ad interim del Pd cittadino.

  • Precisazione: L’onorevole Ernesto Carbone è stato assolto dall’ultima accusa riportata nell’articolo, con formula piena e su richiesta del pm, il 9 dicembre del 2013, come sancito dal tribunale di Forlì.