Messina, basta menzogne e giochi di prestigio: Accorinti risponda

Il primo cittadino si muove fra una trasmissione radiofonica ed un salotto televisivo, dribblando le domande più scottanti. Le mettiamo nero su bianco in attesa di un riscontro

Accorinti no acquaL’autodifesa di Renato Accorinti è politicamente oscena. Finora Strettoweb ha pensato che abbassare i toni fosse un atto dovuto: l’emergenza in corso rende indispensabile l’unità della collettività. Imputare un evento franoso all’Amministrazione sarebbe stupido, ma questa semplificazione demenziale è praticata principalmente dagli accoliti del primo cittadino. La verità è un’altra: nessuno, neppure a bassa voce, imputa al sindaco quanto successo a Calatabiano. S’imputa però alle istituzioni tutte, quelle comunali e regionali, l’incresciosa situazione in cui versa la comunità cittadina. E’ normale che uno smottamento riduca alla sete 250mila italiani? Corrisponde, tutto ciò, a uno standard da paese civile? Rientra nei canoni del consentito, nell’anno del Signore 2015 e nel cuore dell’Europa Occidentale, guardare i rubinetti con devota ispirazione? E’ questa la rivoluzione dal basso che i messinesi dovevano attendere?

Renato Accorinti non è un pericoloso malfattore che ha prosciugato le risorse idriche come un tempo si avvelenavano i pozzi. E’ semplicemente inadatto a governare, unfit to lead, vieppiù in una città piena di contraddizioni. Un tubo rotto ha paralizzato la terza metropoli siciliana esponendo la città ad una crisi drammatica. Una crisi che Messina, in forma attenuata, aveva vissuto l’anno passato quando si era registrata la ridotta capacità di Fiumefreddo. Oggi come allora da Palazzo Zanca è arrivato un balbettio fastidioso sui media e sui social network, un folle protagonismo benecomunista per garantire l’efficacia della rivoluzione in atto, a dispetto di problemi che saranno anche nati ieri ma che vorremmo veder risolti oggi. Pragmatismo e non proclami, tanto per intendersi.

AMAM_foto_Com.1_28-1015_Calatabiano_Il_Terreno fangosoIn due anni l’Amam non ha pensato a come prevenire una frana preservando il servizio. Se è vero che il sindaco ha sempre denunciato l’abusivismo e il dissesto idrogeologico, perché non ha mai sollecitato la partecipata competente a muoversi in questa direzione? Forse il pericolo per le tubature è stato sottovalutato nonostante le avvisaglie? E perché aveva garantito che i problemi sarebbero rientrati in 24 ore, salvo scoprire in un secondo momento che la situazione era ancora critica e che lo spreco d’acqua dei cittadini – causato non da un procurato allarme, ma da un’anacronistica rassicurazione istituzionale – era ormai in atto? E ancora: perché andare su La7, su Rai 1, da Del Debbio e non partecipare invece al vertice in Prefettura, mandando soltanto i propri emissari?

Sono domande che rivolgiamo apertamente al primo cittadino, nella convinzione che il tempo per le risposte sia ormai scaduto. Del resto una città senza scorte d’acqua non può permettersi il lusso di riconoscere perennemente la buona fede di chi la amministra.