L’Ordine dei Medici punta l’indice contro uno striscione della manifestazione di Locri

medici“Riteniamo che per uscire dalla difficile situazione in cui versa la sanità calabrese sia necessario un grande senso di responsabilità da parte di tutti ed, al contempo occorre remare insieme nella medesima direzione ma, certamente, lo status quo non può essere attribuito ai medici, vittime e non carnefici di questa difficile situazione. Senza il men che minimo intento di voler entrare nelle polemiche innescatesi a seguito della manifestazione di Locri, non possiamo rimanere silenti dinnanzi allo striscione, posto in bella vista nei pressi del palco che recitava: “Avete distrutto la sanità. Politici, medici e sindacalisti senza dignità””, afferma in una nota l’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Reggio. “Non si può massificare tutto e non si può fare di tutta l’erba un fascio e soprattutto, dopo gli ultimi episodi di violenza e quelli ben più gravi del passato, avvenuti, fra l’altro, proprio all’interno dell’ospedale di Locri non si devono aizzare le piazze. Il messaggio di quello striscione - prosegue la nota- svia il senso della manifestazione che non può certo essere quello di sparare nel mucchio e puntare l’indice sui medici. Il rischio è quello di innescare quei meccanismi perversi che hanno portato a registrare gravissimi episodi di intimidazioni, aggressioni, violenze verbali e fisiche a danno della categoria, da noi denunciati fino a due giorni fa, chiedendo, al contempo, maggiore sicurezza per coloro che operano nelle strutture sanitarie della nostra provincia nonché la richiesta di un incontro al Prefetto di Reggio Calabria quale rappresentante del Governo sul territorio. La spending review, il blocco del turnover, la conseguente carenza di personale e mezzi, le irresponsabili campagne mediatiche: è tutto ciò che ha reso così complicato garantire i livelli essenziali di assistenza ai pazienti della nostra regione. E se ancora oggi – conclude la nota- la sanità calabrese rimane a galla, sia ben chiaro, lo si deve soprattutto all’abnegazione, alla professionalità ed allo spirito missionario con cui i pochi medici ed il personale sanitario si impegnano quotidianamente in corsia. Il resto è solo demagogia.