Imu, Tasi, fondi alla cultura: la finanziaria di Renzi mette con le spalle al muro le opposizioni

Resta il nodo irrisolto delle coperture: è una manovra espansiva che può dare fiato al paese o soffocarlo definitivamente

matteo renzi e padoanQuando viene varata una manovra finanziaria, di norma parte la giostra delle proteste: i sindacati preparano gli scioperi, le opposizioni gonfiano il petto, i quotidiani dedicano ai provvedimenti ampi spazi con dotti commenti critici a corredo. Nulla di tutto ciò si è registrato stamane, all’indomani della conferenza tenuta da Renzi e Padoan. Eppure le roboanti cifre tirate in ballo dall’Esecutivo, per un ammontare complessivo tra i 27 e i 30 miliardi, avrebbero dovuto scuotere un po’ le coscienze intorpidite degli analisti nostrani. Perché ciò non sia avvenuto è presto detto: le misure, pur essendo concepite in una logica elettoralistica, sono state pensate per venire incontro a ogni critica faziosa e questo ha reso l’atto difficilmente attaccabile a mezzo stampa.

ROMA 23 APRILE 2014 SILVIO BERLUSCONI OSPITE DI PORTA A PORTA NELLA FOTO SILVIO BERLUSCONIFOTO RAVAGLI/INFOPHOTOFacciamo qualche esempio pratico per intenderci pienamente: può il centrodestra italiano, o ciò che ne rimane in Transatlantico, inscenare una protesta per l’abolizione delle tasse sulla prima casa? La sinistra dura e pura, a sua volta, potrebbe mai azzardare critiche ad una manovra espansiva che supera l’austerità in barba ai richiami europei? I sindacati, di grazia, come dovrebbero denunciare la classica “macelleria” voluta dal Governo se viene iniettata nuova liquidità perfino nel campo della cultura? E gli alfieri della spending review, questi rompiscatole fissati col futuro, possono criticare aprioristicamente la promessa di tagli lineari ai Ministeri e agli enti locali, laddove il premier precisa sibillinamente che essi intaccheranno i meccanismi di spesa ma non la solidità delle realtà amministrative? Ovviamente no. Ecco perché, nel mare d’agenzie che circolano su internet e sulle colonne della grande stampa, prevale una timidezza che confina con la ritrosia.

susanna camussoRenzi, allora, fa bottino pieno, mettendo nel sacco gli avversari e costringendo grillini, berlusconiani e cigiellini d’assalto con le spalle al muro. Il premier dimostra, ancora una volta, di avere un’abilità comunicativa che non ha eguali nell’odierno panorama politico italiano. Ma coi dispacci non si cambia il paese. Nelle dichiarazioni di ieri l’ex sindaco di Firenze è stato quantomeno pressapochista in merito alle coperture indicate. Renzi ha sottolineato come la manovra non preveda clausole di salvaguardia “per il 2016”, una scelta – questa – sicuramente concordata con le autorità del Vecchio Continente ma che desta qualche preoccupazione in ottica futura. Sì, perché la scure sull’Iva è sempre dietro l’angolo e se la manovra non riuscisse ad attivare quel ciclo virtuoso in cui tutti confidano, il conto salatissimo potrebbe essere presentato o con disegni correttivi o nelle finanziarie future. Quanto alla lotta all’evasione e ai tagli ragionati, vien da sorridere: senza misure draconiane ogni strategia disposta da Palazzo Chigi risulterà aleatoria, com’è sempre avvenuto nel passato lontano e recente. Servivano, insomma, coraggio e oculatezza: il primo ingrediente c’è, senza ombra di dubbio; sul secondo confidiamo in San Giovanni Battista, affinché tuteli il fiorentino più esposto in Parlamento preservando soprattutto le machiavelliche fortune degli italiani.