Giovane donna uccisa al culmine di un raptus: così è morta la 20enne a Nicolosi

LaPresse/Andrea Di Grazia

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Sarebbe stato un vero e proprio raptus a scatenare la furia omicida di Antonio Priolo, il 25enne arrestato ieri sera a Milano, con l’accusa di essere l’omicida della sua ex ragazza, Giordana Di Stefano, giovane mamma di 20 anni, trovata morta ieri mattina a Nicolosi, in provincia di Catania. Il ragazzo, verso il quale la vittima aveva presentato denuncia di stalking nel 2013, è stato intercettato ieri i sera dai carabinieri di Milano mentre alla stazione Centrale stava per salire su un treno che lo avrebbe portato in Svizzera. Il cadavere della 20enne era stato ritrovato la mattina di ieri, 7 ottobre, a bordo della sua auto, un’Audi A2 grigia. Sul corpo della giovane numerosi segni d’arma da taglio. Ferite inferte con violenza, alla gola, al torace e all’addome, che non le hanno lasciato scampo. Le indagini avviate dai carabinieri di Paternò hanno consentito di verificare come la ragazza avesse presentato nel 2013 una denuncia per stalking nei confronti del suo ex convivente, e che aveva portato alla sua prima udienza proprio ieri. Gli investigatori hanno cominciato così ad interrogare una serie di testimoni o persone che potessero riferire notizie utili sulla vita della ragazza, e su come potesse avere trascorso la serata precedente. \La giovane aveva visto, la sera precedente, proprio Priolo con il quale aveva avuto una discussione, connessa alla denuncia di stalking, ed all’udienza che ci sarebbe stata la mattina stessa, durante la quale l’uomo aveva avuto un vero e proprio raptus che lo aveva portato a colpire la donna al petto più volte con un coltello. I militari si sono messi immediatamente sulle sue tracce, dando vita ad una caccia all’uomo che ha riguardato sia la Sicilia che il resto del Paese. L’omicida, infatti, nella sua fuga ha lasciato l’auto alla stazione ferroviaria di Messina, segno che aveva proseguito risalendo lo Stivale. L’analisi delle utenze telefoniche e delle celle di aggancio hanno permesso di comprendere come Priolo stesse scappando verso Nord e che probabilmente aveva intenzione di prendere un treno per la Svizzera. Una volta bloccato, Priolo ha ammesso la propria identità e dopo essere stato accompagnato al Comando Provinciale di Milano ha reso piena confessione.