De Luca insiste: “la Tav va sabotata”. Il processo giudiziario e l’assoluzione dei media

Lo scrittore, ex esponente di Lotta Continua, alza il tiro in Tribunale. La libertà d’opinione e l’istigazione alla violenza al centro del processo. “La mia parola contraria sussiste e aspetto di sapere se costituisce reato” dichiara l’imputato

Foto Marco Alpozzi - LaPresse

Foto Marco Alpozzi – LaPresse

Il caso giudiziario di Erri De Luca è paradossale: la grande stampa difende lo scrittore, i notisti testimoniano la propria solidarietà a suon di hashtag e gli appelli alla libertà di pensiero si perdono dietro insulse citazioni rubate a Voltaire dai Baci Perugina. In realtà il processo in corso non è soltanto legittimo, è profondamente giusto, perché chiunque di noi vanta il sacrosanto diritto di opporsi a qualcosa, ma tale diritto a esprimere le proprie rimostranze non coincide col riconoscimento della liceità del sabotaggio. Qui inevitabilmente la discussione si sposta su un altro piano e non concerne più le dotte requisitorie morali ma i banali inviti a compiere gesti di natura criminale.

Foto Marco Alpozzi - LaPresse

Foto Marco Alpozzi – LaPresse

Al di là del mio trascurabile caso personale, considero l’imputazione contestata un esperimento, il tentativo di mettere a tacere le parole contrarie. Confermo la mia convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell’aria e dell’acquaha affermato stamane De Luca in Tribunale, nel corso di una dichiarazione spontanea che voleva suonare come un manifesto del libero pensiero, laddove spesso – dietro questa etichetta assai ideologica – si avvertono i fumi del fanatismo scalcagnato.

De Luca ha ripetutamente esortato gli attivisti del movimento No Tav a sabotare l’opera, a intralciarla con ogni mezzo possibile. Il risultato, nei mesi scorsi, è stato quello che abbiamo visto sulle pagine di cronaca dei quotidiani: attentati incendiari e piccole esplosioni ai cantieri delle imprese impegnate sul campo sono state il corollario di questa battaglia, con tutto ciò che ne consegue in termini di sicurezza per i lavoratori delle stesse aziende, spogliati della loro umanità e rivestiti con l’abito dei nemici del popolo. Una posizione non inedita, se si tiene in considerazione l’appartenenza al servizio d’ordine di Lotta Continua vantata dallo stesso De Luca negli anni della beata gioventù.

Foto Marco Alpozzi - LaPresse

Foto Marco Alpozzi – LaPresse

Se dopo l’esplosione della prima molotov si continua a sostenere pubblicamente che i vandalismi e gli atti di violenza sono anch’essi legittimi nel quadro di una battaglia più ampia, si cagiona implicitamente la condotta illecita di terzi e ciò nulla ha a che fare con la libertà di espressione, essendo materiale riservato al codice penale. Non è la tesi di chi scrive, ma dello sfortunato pubblico ministero che, nell’adempimento delle sue funzioni, sta facendo i conti con una stampa prona su posizioni vetero-sessantottine.

Ciò detto, De Luca il carcere non le deve neppure vedere perché le nostre celle somigliano sempre di più a delle camere degli orrori, su cui sarebbe il caso d’indagare approfonditamente senza prestare il fianco a velleità giustizialiste. Ma tra il dire che la galera è una misura scellerata e il sostenere che la posizione espressa da De Luca sia legittima in virtù del prestigio intellettuale di cui gode ce ne corre.  Io trovo le carceri italiane oscene e indecorose, ma diffido qualunque lettore dall’organizzare evasioni di massa.