Cosenza, concluso il secondo giorno di incontri targati Labor 2015

ViscomiTanti interventi, altrettante testimonianze, una certezza: fare impresa in Calabria è una vera impresa, ci vuole coraggio, non è da tutti. Parole comuni, comuni pensieri fra imprenditori, rappresentanti della politica e del sistema bancario, docenti universitari e l’amara consapevolezza che in Calabria non si possono imputare alla crisi tutte le difficoltà che incontrano gli imprenditori. Perché “la nostra regione presenta della criticità che preesistono alla crisi stessa e che probabilmente non ci consentiranno di ricominciare a camminare come invece stanno già facendo alcune aziende del nord e del centro Italia” ha detto nel suo intervento Franco Napoli, presidente di Confapi Calabria. “Eliminare l’improduttività, invece, consentirebbe di cambiare davvero pagina. – ha continuato Napoli, che ha poi concluso con una proposta – Destinare una parte dei beni confiscati alla ndrangheta (che valgono, si dice, circa 40 miliardi di euro) a patrimonio dei confidi calabresi.” E di confidi ha parlato tra l’altro anche Renato Pastore imprenditore del settore informatico, gia’ presidente di Confindustria Cosenza. “E’ necessario potenziare le risorse per i confidi alle imprese calabresi per consentire alle imprese di restare sul territorio. – ha detto Pastore – È il sistema delle piccole banche e dei confidi ad erogare il poco credito che c’è, perché le grandi banche hanno completamente disimpegnato la Calabria, che viene vista come un rischio reale anche per le operazioni a basso costo”. È la burocrazia il primo male per le imprese calabresi, secondo Andrea Manna, presidente dell’ordine dei Commercialisti di Cosenza. “La burocrazia rappresenta forse la maggiore voce di spesa per gli imprenditori, insieme alle tasse – ha continuato Manna – quindi la semplificazione sarebbe la più grande delle conquiste”.
Positivo, come è nello spirito del Labor 2015, l’intervento del professor Franco Rubino: “Crisi è una parola che viene dal greco e vuol dire opportunità. Dovremmo trasformare le criticità di questa crisi in opportunità. Possiamo farcela se recuperiamo fiducia, senza non andiamo da nessuna parte”. Tante le testimonianze di imprenditori calabresi che hanno raccontato storie di successo anche nelle difficoltà, come la storia di Andrea Paola, imprenditore ultratecnologico di Rogliano che in dieci anni ha costruito un’impresa vincente e moderna, la Europan (un fatturato da 4 milioni di euro) che produce rivestimenti leggeri, resistenti e a impatto zero. Conclusioni affidate ad Antonio Viscomi, vicepresidente della Regione Calabria. “Non ho sentito una distanza significativa fra le istanze portate avanti qui stasera anche con passione e preoccupazione dagli imprenditori e le necessità percepite chiaramente dalla nostra amministrazione e puntualmente affrontate con l’ultimo POR 2014/2020. – ha sottolineato Viscomi – questo è un segnale positivo che testimonia una identità di visione e una vicinanza fra la cosiddetta base e le istituzioni”. “Lo sanno tutti – ha continuato Viscomi – ci sono due modi per vendere abbattere i costi o migliorare la qualità. Abbassare i costi non possiamo perché non possiamo competere con realtà come la Cina per esempio è una scelta perdente. Allora dobbiamo migliorare la qualità, ma non si può se manca il sistema territoriale. Non ci deve essere competizione fra azienda e azienda ma fra sistema territoriale e sistema territoriale. Le aziende di un medesimo sistema devono sostenersi reciprocamente”. Un intervento all’insegna dell’ottimismo e della fiducia anche quello del vicepresidente Viscomi: “Recuperare la fiducia è tutto. Dire tutto il male di questa regione è un atteggiamento sbagliato, perché la Calabria è a macchia di leopardo, sono tante calabrie messe insieme, tante isole. Dovremmo cercare di creare una comunità e sentirci un’unica comunità. – ha concluso Viscomi – Dobbiamo mettere a capitale, a reddito le nostre eccellenze ma per farlo dobbiamo essere consapevoli delle nostre deficienze e contribuire a colmarle. Se stiamo insieme e ci sentiamo comunità possiamo farcela”.