Calabria, gli Agenti per l’emersione chiedono alla Regione azioni immediate e concrete

Palazzo-Campanella-Regione-CalabriaGli Agenti per l’emersione della Calabria, dopo anni di paziente attesa, non nascondono il loro disagio: da anni, ossia dal 2013, aspettano di conoscere il loro destino e l’evoluzione del Progetto “Lavori regolari”, promosso dalla Regione. Lettere aperte al presidente Oliverio, inchieste giornalistiche, incontri con funzionari e dirigenti, dimostrazioni pubbliche, persino una manifestazione dinanzi a Palazzo Campanella, sede del Consiglio Regionale, lo scorso 28 luglio. Proprio in quella occasione, l’assessore regionale al lavoro, Federica Roccisano, incontrò i manifestanti, rassicurandoli sulla pronta risoluzione della vertenza. Appena un mese dopo, il 31 agosto, l’Assemblea regionale ha deliberato la riprogrammazione dei fondi legati al Piano di Azione Coesione. Provvedimento a cui era appeso il destino degli Agenti per l’emersione della Calabria e che ha restituito, per qualche tempo, speranza a quasi 200 eccellenze, selezionate dalla Regione attraverso un bando del 2011.

Si è aperto uno spiraglio, almeno formalmente. Ad oggi, tuttavia, quei professionisti attendono il saldo delle spettanze pregresse (5.200 euro cadauno) e l’inserimento lavorativo a tempo indeterminato, come previsto dal bando. La maggior parte di loro ha più di trent’anni: nella legittima aspettativa di una collocazione, ha visto sfumare opportunità irripetibili. Per alcuni di loro, prossimo ai quaranta, risulta difficile, se non impossibile, la riconversione professionale o la scelta di un destino e di una via diversa. Eppure, la strada disegnata dal Progetto “Lavori Regolari” (per il quale sono stati impegnati 11 milioni di euro, tra fondi regionali ed europei) era, almeno nei principi, ambiziosa, lastricata di occupazione e d’impegno per lo sviluppo produttivo della Calabria. Una strada inizialmente spianata dalle illusorie dichiarazioni dei coordinatori, poi resa accidentata dalle inefficienze dell’ex Fondazione Field (che ha curato la gestione operativa del Progetto) e di uno staff elefantiaco ed, infine, sbarrata dalla mancanza di volontà politica. Intanto, risulta che progettisti, coordinatori e tutor abbiano incassato, da tempo, le loro spettanze.

Si attendevano segnali per i primi di ottobre. Tuttavia, il 2015 sta per terminare e nessun indirizzo ufficiale è ancora pervenuto dal Dipartimento Lavoro della Regione Calabria. Gli Agenti lamentano, oltre ai ritardi, la mancanza di trasparenza e d’informazione: da quasi due anni, infatti, nessuna comunicazione formale è giunta al loro indirizzo, alimentando il malessere e l’incognita sul futuro. Futuro che, in assenza di proposte o in caso di offerte inadeguate da parte dell’Ente, risulterebbe ipotecato. Ciò perché il bando ed i regolamenti impongono agli Agenti, che intendono beneficiare dell’inserimento lavorativo, il mantenimento dello status di disoccupazione: tale vincolo è risultato penalizzante, mortificando negli anni il loro potenziale produttivo e di realizzazione professionale. «La soluzione – spiegano gli Agenti – potrebbe venire dall’adozione di integrazioni o variazioni correttive rispetto al bando, oltre che dalla riprogrammazione a lungo termine. Ipotesi che l’istituzione deve valutare, considerata la sperimentalità del Progetto e le possibili ricadute positive, in termini occupazionali. Si garantirebbe, infatti, agli Agenti un’utile collocazione nel tessuto amministrativo o economico della regione».

Dopo la rimodulazione e la conseguente disponibilità di risorse, dopo gli incontri informali dei mesi scorsi con l’assessore ed i vertici amministrativi, gli Agenti esigono atti concreti e conseguenti all’Ente regionale, chiedendo una soluzione definitiva ed immediata della vertenza, oltre che un’occasione di futuro. Occasione che scaturisce da un diritto, sancito dalla Costituzione e solennizzato da atti pubblici, tra cui una graduatoria di vincitori/beneficiari. Fino ad allora, gli Agenti terranno alta la guardia, continuando a lottare per il loro diritto al lavoro e ad un’esistenza dignitosa, non escludendo iniziative pubbliche di risonanza nazionale.