Taglio dei presidi ospedalieri nel reggino, per il presidente Raffa ci apprestiamo a vivere “un autunno caldo”

corsia-ospedale“Un autunno caldo sulla sanità” è la previsione del Presidente della Provincia di Reggio Calabria. Giuseppe Raffa sta  mettendo a punto un programma di sensibilizzazione  del territorio  sui problemi della salute dei cittadini preoccupati  degli effetti negativi del piano di  razionalizzazione dei presidi ospedalieri  che operano  nel reggino.

“Abbiamo raccolto l’allarme delle nostre popolazioni   che, giustamente,   rivendicano il diritto di non essere privati delle storiche strutture  mediche che, fino ad oggi, hanno garantito la salute dei cittadini e  svolto un’importante funzione sociale.  Se non si tiene conto di  queste esigenze  – dice Raffa –  si diventa complici di un ulteriore depauperamento  dell’esigua ricchezza  del territorio, già duramente provato a causa dell’arretratezza infrastrutturale e  dagli effetti sempre più  drammatici dal punto di vista economico e occupazionale”.

Il Presidente della Provincia reggina ha le idee abbastanza chiare sulla strategia da adottare per contenere gli effetti del cosiddetto piano di rientro sanitario. “ Innanzitutto – rileva – chiederemo un incontro sia al commissario Scura  che  al  governatore Oliverio. E sulla base dei risultati di questi incontri avvieremo un programma di ascolto, con presidi in  prossimità delle strutture sanitarie territoriali  Gli  ospedali localizzati nei vari comprensori del reggino svolgono una funzione  tesa a  soddisfare i bisogni della popolazione residente. Non esistono strutture privilegiate, forse perché riconducibili a certi bacini elettorali, mentre altri ospedali, magari poco funzionali alla classe politica dominante, vanno comunque tagliati  in nome della spending review, da contrapporre alla  politica dell’allegra finanza che per mezzo secolo ha caratterizzato l’intero Paese.   Una cura discutibile, perché il rimedio è peggiore del male: allo storico spreco si contrappone l’idea di  smantellare lo stato sociale. Un progetto, questo,  da applicare con  ostinazione, fingendo di non capire   gli effetti irreversibili che esso produrrebbe. Innanzitutto, nuove povertà in territori duramente provati da politiche  assistenzialiste storicamente finalizzate alla conservazione del consenso e del potere a tutti i costi. Strategie, queste, che in passato  hanno prodotto gravi lacerazioni nel tessuto sociale, sfiducia nello Stato e agevolato  la crescita della criminalità  comune e organizzata. E mentre in Calabria, in questo caso nel reggino, si assiste al taglio dei servizi, aumenta l’emigrazione sanitaria in altre regioni italiane. Vanno via i cervelli, ma scappano anche gli ammalati. Un po’ in tutta la Calabria si  registra la  presenza  di  focolai di malcontento: prodromi  di una protesta  generale. I cittadini non si rassegnano, come apprendiamo dai mass media. Non lo hanno fatto, ad esempio, gli abitanti dell’area grecanica per lo smantellamento dell’ospedale di Melito Porto Salvo.  Un nosocomio dall’antica tradizione e della grande valenza professionale e scientifica la cui presenza, in passato, ha anche rappresentato il volano dello sviluppo economico del comprensorio. Ma la difesa dei presidi ospedalieri non può, assolutamente, essere lasciata alla protesta dei singoli territori. Occorre un fronte comune che l’Amministrazione provinciale ha deciso di guidare  a sostegno dei bisogni della gente. Unità significa soprattutto razionalità. Perché appare davvero utopistico proporre la costruzione di un altro presidio dei Riuniti quando  il pronto soccorso  dello stesso nosocomio non è mai  stato completato, la cardiochirurgia  è sempre in attesa di partire e quando  una nuova struttura come il Morelli è sottoutilizzata. Sembrerebbe di trovarci  di fronte alla gattopardesca  filosofia del ‘tutto cambia affinché nulla cambi’. Ottimizzare, dunque,  le strutture esistenti, valorizzare i nostri professionisti e le nostre eccellenze sanitarie e metterli in condizione di lavorare in maniera ottimale. Se non  si  agisce in sinergia, magari rinunciando ai personalismi, alla prime geniture e alle luci della ribalta, si corre  rischio  consegnare ai nostri figli una terra senza futuro”.