Messina, vertice al Comune: i cinghiali li allontaniamo con la diplomazia

L’Amministrazione pone il veto ai cacciatori e agli abbattimenti incondizionati. L’exit strategy? Un lungo confronto

cinghiali messinaUn passaggio necessario, un incontro fondamentale per tutelare l’incolumità dei cittadini. Il Prefetto aveva invitato il Sindaco ad agire e così l’assessore competente, Daniele Ialacqua, non si è fatto pregare. Tornato dalla manifestazione a sostegno dei due “pinellini” arrestati, l’esponente della Giunta ha tenuto un vertice a Palazzo Zanca sull’emergenza cinghiali. All’incontro hanno partecipato tutti i soggetti interessati: dai consiglieri Pagano e La Paglia al presidente della IV circoscrizione, Palano Quero, giù sino ai rappresentanti dell’Università e del Corpo Forestale. E alla fine, dopo un lungo confronto volto a sviscerare l’annosa problematica, si è scelto di non scegliere. Il Comune ha precisato di non avere responsabilità e competenze specifiche sul piano operativo, pur delineando le linee guida per chi opererà sul campo. Così da Palazzo Zanca si è levato un fermo “no” alla caccia, amplificato da un veto agli abbattimenti indiscriminati.

ialacqua 2Ecco allora il piano di Accorinti. Innnanzitutto sarà necessario “acquisire migliori conoscenze al fine di ottenere un quadro dettagliato della distribuzione, consistenza e tendenze evolutive della specie su tutto il territorio italiano”. Poi si potranno “promuovere ed approfondire le conoscenze sulla biologia e l’ecologia del cinghiale nelle diverse tipologie ambientali che caratterizzano il nostro paese”. Quindi si valuterà come disincentivare “la proliferazione degli allevamenti ed effettuare un controllo efficace e capillare su quelli autorizzati“.

Si sarebbe portati ad obiettare: va bene, ma intanto i cinghiali restano e fanno tappa nel centro cittadino. Vero, ma soltanto dopo queste ricognizioni generali – secondo l’Amministrazione – si potranno definire “le vocazionalità dei differenti territori in funzione dell’idoneità ecologica e socio-economica per la specie” ed individuare allora una pertinente “strategia di gestione corretta che consenta l’utilizzo delle popolazioni di cinghiale intese come una risorsa naturale rinnovabile“. Insomma, stando all’agenda di Palazzo Zanca per arrestare le folli incursioni serve un bel tavolo tecnico. L’importante è che non si spari. Coi cinghiali bisogna parlarci.

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