Messina, lavori di allargamento dei moli Vespri e Colapesce: 6 persone raggiunte da misura interdittiva

porto messinaE’ stata eseguita ieri da personale della Sezione di Polizia Giudiziaria – Polizia di Stato la misura cautelare interdittiva di sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio ed il provvedimento di sequestro preventivo, emessi, lo scorso 28 settembre, dal Gip di Messina dr. Giovanni De Marco, su richiesta del Procuratore Aggiunto dr. Vincenzo Barbaro, nei confronti di sei persone, ritenute responsabili in concorso tra loro dei reati di frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata commessi nella fase esecutiva dei lavori di allargamento e rettifica delle banchine Vespri e Colapesce del porto di Messina, appaltati dall’Autorità Portuale di Messina nel 2005.

Le persone raggiunte da misura interdittiva sono:

1.         BOSURGI Francesco, cl. 1963, ispettore di cantiere in servizio presso il Provveditorato Interregionale Opere Pubbliche (dipendenza del Genio Civile OO.MM. Palermo), quale componente della Direzione Lavori.
2.         LA PIANA Danilo, cl. 1959, già amministratore delegato e rappresentante legale della TECNIS S.p.a.
3.         NATY Daniele, cl. 1961, già procuratore speciale della TECNIS S.p.a.
4.         BOSCO LO GIUDICE Concetto, cl. 1963, titolare della TECNIS S.p.a.
5.         GIANNETTO Antonio,  cl. 1966, già rappresentante legale della società “Presente Calcestruzzi” S.r.l. con sede in Messina.
6.         SILVESTRO Vincenzo, cl. 1973, già rappresentante legale della società “S.V.” S.r.l. con sede in Messina.

Messina portoSi è anche proceduto al sequestro preventivo per equivalente sui c/c degli indagati sopra elencati e della società TECNIS S.p.a., ciascuno fino  alla concorrenza  di € 257.187, e in caso di incapienza per la Tecnis di un immobile ubicato in Tremestieri Etneo in cui ha sede la società.  Il GIP si è riservato di provvedere in esito all’udienza di cui all’art. 47 L. 231/2001 sulla richiesta di misura interdittiva formulata dalla Procura nei confronti della TECNIS S.p.a., e riguardante il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per anni uno e l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti e sussidi da parte di enti pubblici.  Le indagini della Sezione di Polizia Giudiziaria avviate a partire dal novembre del 2014, su delega della locale A.G. a seguito di una segnalazione, hanno consentito di appurare la natura fraudolenta delle condotte poste in essere dalla TECNIS S.p.a. (capogruppo e mandataria dell’ATI Tecnis S.pa., Cogip s.r.l., Sigenco s.p.a, Silmar Srl),  e da alcune ditte locali, la “Presente Calcestruzzo S.r.l.”, gestita dal GIANNETTO, e successivamente della subentrante “S.V. Costruzioni S.r.l.”, di SILVESTRO Vincenzo, incaricate della fornitura del calcestruzzo necessario per la realizzazione dell’opera; il tutto con la presunta connivenza  o negligenza della direzione lavori, che vedeva tra i componenti l’istruttore di cantiere BOSURGI Francesco, con la mansione prevalente di svolgere i controlli sui materiali, ed infine della commissione di collaudo.

porto messinaSintomatico di un possibile pactum sceleris è quanto avvenuto nell’estate del 2008, quando a seguito di notizie di stampa che segnalavano il coinvolgimento del GIANNETTO in un’operazione di polizia nei confronti del Clan MULE’ (operazione Pilastro), su imput della Prefettura di Messina e della stazione appaltante, la TECNIS sostituiva il primo fornitore con altra ditta del settore, ovvero la SV Costruzioni. Ebbene, nel corso delle indagini, non solo si accertava che la S.V. Costruzioni S.r.l. era gestita da SILVESTRO Vincenzo, nipote di GIANNETTO Antonio, ma che la sostituzione era assolutamente fittizia, dato che la subentrante aveva continuato ad utilizzare l’impianto di produzione, i mezzi e le maestranze della “Presente Calcestruzzi”.

La gravità degli indizi acquisiti imponeva l’esecuzione di un complesso accertamento tecnico condotto inizialmente dalla stessa Autorità Portuale, e successivamente esteso (mediante una campagna di carotaggi riguardanti l’intera struttura) dal  consulente del P.M. con la collaborazione della stessa Autorità,  da cui è emerso  che i valori medi della resistenza del calcestruzzo impiegato per la realizzazione dell’intera struttura sono di gran lunga inferiori (classi da 4 a 7 con valori di resistenza da 20 a 40) rispetto a quelli previsti da progetto (classe 8 C 35/45).  Indipendentemente dall’ammontare dell’entità della presunta truffa, il danno cagionato al committente appare estremamente grave, per la parziale inidoneità dell’opera al pieno utilizzo (non potendo sostenere i carichi previsti da progetto pari a 4000 Kg/mq ma un carico massimo di 1000 Kg/mq); di conseguenza l’opera appare utilizzabile solo ai fini crocieristici con esclusione di utilizzo ai fini commerciali.