Messina, la doppia morale di Accorinti: inflessibile coi tiratori della Vara, distratto coi Pinellini

L’assessore Ialacqua stamane ha partecipato alla manifestazione di “complicità e solidarietà” verso i due esponenti del collettivo arrestati dalle forze dell’ordine. Eppure la Giunta, per un’aggressione a Ferlisi, si era costituita parte civile…

tenda piazza pugliattiSi sta consumando, in queste ore, un gustoso siparietto innanzi a Palazzo Piacentini. Nella mattinata di oggi, infatti, a Palazzo di Giustizia si celebrerà il processo per direttissima nei confronti dei due attivisti del Collettivo Pinelli arrestati per un tafferuglio con le forze dell’ordine. Fin qui, ordinaria amministrazione. A fronte dei provvedimenti restrittivi, però, eseguiti per resistenza, oltraggio e lesioni a pubblico ufficiale, la baraonda virtuale non si è placata e così i “compagni” del medesimo collettivo hanno deciso di alzare la posta, convocando una manifestazione di “complicità e solidarietà” rivolta ai due soggetti finiti nel mirino delle forze dell’ordine, “pretendendo” – badate la scelta del verbo – la loro immediata liberazione.

tenda rettorato unime sgomberoIl fatto potrebbe essere relegato a quisquilia, se l’Amministrazione comunale non c’avesse messo del suo. Renato Accorinti, all’indomani della Vara, denunciò l’intimidazione subita da Calogero Ferlisi, allorquando il Comandante della Municipale fu preso di mira da alcuni tiratori che gli rovesciarono sul capo il contenuto di diverse bottigliette d’acqua. In quell’occasione il sindaco garantì il sostegno morale del Comune, chiedendo all’autorità giudiziaria di andare fino in fondo alla vicenda. Tutto giusto, per carità. Se non fosse che in quest’occasione un altro esponente del corpo è stato vittima di un’aggressione, tanto da beccarsi alcuni giorni di prognosi. Ora, non soltanto il sindaco si è improvvisamente ammutolito con buona pace di chi ne ricordava la facondia, ma addirittura l’assessore Ialacqua è andato in piazza a manifestare la propria vicinanza agli arrestati.

daniele ialacquaIl potere legittima l’abuso, potremmo concludere amaramente, e tanti saluti alla legalità. Viene meno, insomma, uno dei bastioni su cui l’Amministrazione faceva leva: basti pensare alla querelle con gli ambulanti abusivi, che più o meno manifestavano le stesse rimostranze.

Qual è la differenza fra le due aggressioni? Perché i tiratori che versarono acqua sul capo di Ferlisi compirono “un gesto ignobile”, mentre quelli del Pinelli – che tecnicamente hanno mandato in ospedale un agente – non ricevono neppure un parola di biasimo? Delle due l’una: o Accorinti non crede agli uomini della Municipale, e quindi deve muoversi per accertare quanto avvenuto comunicando il suo punto di vista alla città; o il sindaco ha un conflitto d’interesse, avendo racimolato in quell’area consensi e voti e avendo condiviso con quegli stessi “compagni” anni e anni di battaglie. Il dovere della trasparenza non comporta anche quello dell’onestà intellettuale? Una domanda che giriamo al primo cittadino.

foto tratta dai social network

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Nota a margine. Il movimento Cambiamo Messina dal Basso ha adottato una posizione di maggior coerenza, denunciando non i pinellini ma Piero Adamo e la Polizia. “L’idea bigotta e gretta di eliminare un fenomeno nascondendone i sintomi, addirittura di ridurre il tutto a una questione di ‘decoro urbano’, invocando con prepotenza e presunzione un TSO per togliere alla vista la complessità dolorosa della miseria, rivela quanto sia insito in certa subcultura il disvalore della differenza economica, che spinge ad esercitare la propria visione di ordine in base al grado di potere offerto dalla classe sociale di appartenenza” recita un comunicato. Da qui alla condanna dei vigili il passo è breve: “in questi mesi a Messina si sono susseguite diverse aggressioni ai danni di vigili, funzionari del comune, persino, del sindaco e di alcuni assessori e pur tuttavia, in nessun caso come in questo, abbiamo riscontrato un’eguale prontezza da parte delle forze dell’ordine nel prendere misure tanto dure e ciò ci induce a ritenere che sia diffusa una sorta di ipersensibilità selettiva nei confronti di determinate proteste, dove il tema del rapporto fra individuo e potere scopre i punti nevralgici di un sistema sociale indebolito nei suoi stessi meccanismi di legittimazione e che, proprio per questo, affida alla repressione le sue sempre più labili possibilità di sopravvivenza“.