Mazzarrà, operazione riciclo: un sistema corrotto nelle fondamenta

La colpevolezza degli indagati andrà provata nelle aule di giustizia, ma il quadro descritto dalle autorità inquirenti è amaro: monta lo scandalo su TirrenoAmbiente

discarica di MazzarràLe indagini sulla discarica di Mazzarrà e sulla gestione di TirrenoAmbiente offrono un quadro desolante della gestione dei rifiuti a livello nazionale. La società per azioni in questione, infatti, è una società a capitale misto, pubblico-privato, ove a fianco delle istituzioni locali si registra la presenza della lombarda A2A. La partnership avrebbe dovuto garantire un salto di qualità all’azienda provinciale, una collaborazione proficua per massimizzare gli utili e minimizzare le perdite. Così non è stato, e l’interessamento negli anni di tre procure differenti – quella di Vercelli, quella di Palermo e quella di Barcellona Pozzo di Gotto – al sito messinese molto rivela sul mondezzaio che sta dietro la gestione opaca del settore.

A destare l’attenzione dei media è stato, in particolare, l’avviso di garanzia recapitato a Don Andrea Catalano, parroco di Mazzarrà invischiato in questo giro. Ma di là dal nome del prelato, che ovviamente attira l’attenzione dei curiosi, è l’intreccio dei rapporti politici che desta, ancora una volta, perplessità sulla rettitudine della classe dirigente.

Nella giornata di ieri, infatti, gli agenti delle Fiamme Gialle hanno tradotto in carcere il sindaco, Salvatore Bucolo, e Giuseppino Innocenti, recapitando ordini di custodia cautelare a Giuseppe Antonioli e Lorenzo Piccioni, quest’ultimo – fra l’altro – già senatore della Repubblica in quota FI, membro della commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite connesse e potenzialmente capace, in virtù del ruolo ricoperto, di inquinare le prove a suo carico.

giustiziaBerlusconiano è anche il primo cittadino, il cui stile di vita avrebbe richiamato l’attenzione delle autorità inquirenti: a fronte di una dichiarazione dei redditi abbastanza “umile“, per così dire, i beni posseduti dallo stesso rappresentavano uno stridente contrasto.

L’accusa, per tutti gli indagati, è di peculato e corruzione. In sostanza il Comune di Mazzarrà vantava il diritto ad una “tariffa per opere di mitigazione ambientale“: un obolo, riscosso da TirrenoAmbiente, che veniva versato alla collettività dai Comuni che usufruivano del sito quale dazio al disturbo. Proprio da questo fondo generale sarebbero stati distratti soldi, finiti sistematicamente nelle tasche degli amministratori che si sono alternati ai vertici della Spa fra il 2007 ed il 2014.

Di più: dal 2007 la società avrebbe rideterminato illegittimamente la tariffa in questione, rivedendola a ribasso del 50% e causando un danno patrimoniale al Comune di oltre dodici milioni di euro.

salvatore bucoloE qui si torna a Bucolo, che in cambio del proprio benestare avrebbe ricevuto una mazzetta da 33mila euro. Ma come sarebbero finiti questi soldi nelle mani del primo cittadino? Mediante l’ausilio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie e di altre realtà associative. Tirrenoambiente avrebbe elargito sponsorizzazioni e contributi a sigle sportive e culturali che avrebbero dovuto, in teoria, far disperdere le tracce di questo flusso di liquidi.

Sennonché gli accertamenti bancari, le perquisizioni domiciliari e i sequestri hanno permesso alla Guardia di Finanza di muoversi all’interno del ginepraio. Si è scoperto, così, che anche le chiese di San Michele Arcangelo e San Paolo Apostolo hanno beneficiato di finanziamenti, sia pur di minore entità. Così come la Borogpal di Borgo Vercelli, la Osmon, la Car srl, la Coop Edera…