In Sicilia il valore dell’artigianato si trasmette di padre in figlio

artigianiSecondo il dossier elaborato dall’Ufficio studi di Confartigianato su dati Istat, che fanno riferimento al 9° Censimento dell’industria e dei servizi, nella regione Sicilia sono ben 8.771 le imprese a conduzione familiare (tra i 3 e i 9 addetti) interessate da un passaggio generazionale tra il 2012 e 2016, il 20,8% delle imprese familiari totali nella regione (42.071). Valore in netto rialzo se si considera il periodo 2006-2011, quando le microimprese erano 2.870. Seconda nella classifica nazionale dopo la Basilicata (21,0%) per la più alta incidenza di microimprese interessate dal passaggio generazionale entro il 2016, la Sicilia è seguita da Molise (20,2%), Liguria (20,0%) ed Emilia Romagna (19,5%). In Italia sono ben oltre 128 mila le microimprese a conduzione familiare interessate dal fenomeno (il 18,2% del totale, quasi 706 mila microimprese). “Fase non facile nella vita di un’impresa, il passaggio generazionale è caratterizzato soprattutto da trasmissione di competenze, capitale umano e know how, valori fondamentali dell’artigianato e della microimpresa – dichiara Filippo Ribisi, Presidente di Confartigianato Imprese Sicilia – ed è accompagnato da nuove opportunità di crescita per il sistema imprenditoriale, dovute all’ingresso di risorse giovani, in molti casi più propense ad utilizzare tecnologie nuove ed innovative”. Quello della trasmissione dei valori e delle competenze di generazione in generazione è un fenomeno che in Sicilia vale soprattutto nei comparti del Manifatturiero e dei Servizi. Nel primo caso, con un valore del 20,8%, la nostra regione registra una buona incidenza di microimprese del settore interessate al passaggio generazionale tra 2012 e 2016 (sono 1.221). In testa la Valle d’Aosta con un’incidenza del 38,2%. Ma è nel settore dei Servizi che il passaggio generazionale “siciliano” è più incisivo. Il fenomeno riguarda il 5.955 imprese, il 20,7% delle piccole imprese regionali sul totale di 28.805 a conduzione familiare tra 2012 e 2016. Nello stesso periodo, le incidenze maggiori si registrano in Molise (21,3%), in Umbria e nella Provincia Autonoma di Trento, entrambe con il 21%.