Calabria, Oliverio sull’immigrazione: “ci vuole politica di integrazione”

Calabria, Oliverio: “urge una concreta politica di integrazione dei migranti, dei richiedenti asilo in arrivo da paesi martoriati da guerre e persecuzioni”

immigrazione2Un appello a superare l’accoglienza e ad entrare nella reale ottica della politica di integrazione viene lanciato dalla Regione Calabria, dal presidente Mario Oliverio che all’Adnkronos evidenzia come “debba essere l’Europa ad intraprendere una concreta politica di integrazione dei migranti, dei richiedenti asilo in arrivo da paesi martoriati da guerre e persecuzioni”. Assolutamente sì, dall’accoglienza è fondamentale passare all’attuazione di politiche di integrazione – ribadisce Oliverio – all’attuazione di progetti che portino queste persone, donne, uomini, bambini ad integrarsi e a non essere solo parcheggiati in centri che rischiano di diventare dei lager”. “In Calabria abbiamo il comune di Riace e quello di Acquaformosa che hanno avviato progetti di integrazione intanto mettendo a disposizione dei migranti case vuote e immobili non utilizzati – continua il governatore della Calabria – la costa Ionica ospita comuni che hanno riutilizzato patrimoni immobiliari abbandonati sia montani che collinari, proprio per porgetti di accoglienza e di integrazione”. Credo – continua Oliverio – che non ci si possa fermare alla semplice accoglienza ma sono convinto si debba operare per un progetto che dia prospettive perché per i rifugiati, per i richiedenti asilo lavorare significa integrarsi. Certo per poterlo fare ci devono anche essere le strutture adatte e i servizi necessari, come la scuola e la sanità”. “Accoglienza e soprattutto integrazione sono possibili se i migranti non vengono concentrati in agglomerati molto grandi, così si rischia di aggravare le loro condizioni - prosegue il presidente della Regione Calabria - mentre si integrerebbero con più facilità in piccoli paesi, cittadine, anche montane, distribuiti in piccoli gruppi dove è possibile offrire servizi ed essere realmente di sostegno a queste persone, dando loro la possibilità di vivere in una dimensione più umana e di essere, perché no anche loro di aiuto alla comunità”.