Agenzia dei beni confiscati: in un anno 14.500 sequestri

Roma, 19 feb. (TMNews) - I carabinieri della Compagnia di Andria hanno eseguito un provvedimento di confisca definitiva di beni di Giuseppe Lapenna, 42enne, sorvegliato speciale, coinvolto in procedimenti penali per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nel 2011, nei confronti  di Lapenna era stata eseguita una misura di prevenzione personale e patrimoniale emessa dal Tribunale di Trani. 	Gli accertamenti patrimoniali, eseguiti dai carabinieri di Andria e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari avevano evidenziato come Lapenna nel tempo avesse mantenuto un tenore di vita notevolmente superiore alle proprie reali possibilità economico-finanziarie e capacità reddituali.	L'uomo infatti aveva intestato ai familiari le proprietà acquistate con i proventi di attività delittuose. Le indagini hanno inoltre evidenziato che Lapenna aveva sempre dichiarato redditi imponibili nulli ovvero ai limiti della soglia di povertà, a conferma della sproporzione tra quanto dichiarato rispetto al valore economico dei beni sottoposti a sequestro.    	Il provvedimento di confisca eseguito riguarda una villa di lusso con piscina nonché 2 moto/autoveicoli. L?intero patrimonio confiscato, del valore di circa 500 mila euro, già affidato all?Agenzia Nazionale per l?amministrazione e la gestione dei Beni confiscati alla criminalità organizzata con sede in Reggio Calabria, è entrato a far parte del patrimonio dello Stato.Solo dall’1 agosto 2014 al 31 luglio 2015 sono stati sequestrati alla criminalita’ organizzata 14.530 beni, per un valore di 5,6 miliardi di euro e 3.801 sono stati confiscati (678 milioni di euro il valore). I dati, recentissimi, resi noti dal Viminale, fanno capire la portata del fenomeno: i beni sequestrati e confiscati rappresentano una vera fortuna, che, ancor piu’ in tempi di crisi, non puo’ andare sprecata ma va valorizzata. Per questo il Parlamento da due anni lavora alla riforma dell’intero sistema che riguarda sequestri, confische e la loro gestione. Ed entro l’anno, al massimo a gennaio 2016, ha annunciato nei giorni scorsi la presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti (Pd), il nuovo testo verra’ approvato. Il provvedimento ha innanzitutto due priorita’: rendere piu’ veloce, piu’ tutelante e piu’ efficace il procedimento che conduce dal sequestro alla confisca definitiva e potenziare l’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati e confiscati in modo tale che questa possa procedere con maggior efficienza alle destinazioni dei beni definitivamente confiscati. “La materia delle misure di prevenzione patrimoniali e’ strategica: sottrarre ricchezza al circuito criminale e immetterla fruttuosamente nel circuito legale e’ uno degli investimenti piu’ concreti, convenienti e giusti che si possano fare in questi tempi di crisi e scarsita’ di lavoro. Dobbiamo fare presto”, ragiona il relatore della riforma, il Pd Davide Mattiello. Palermo e’ una sezione speciale per la quantita’ di beni sequestrati: ne ha quasi la meta’ del resto di tutta l’Italia, oltre il 43% per l’esattezza. Il magistrato Silvana Saguto, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, nel corso di una audizione, avvenuta nei mesi scorsi davanti alla Commissione Antimafia, ha spiegato che “il fenomeno mafioso in Sicilia non e’ piu’ vasto rispetto ad altre localita’ ma e’ molto piu’ seguito e ha dato molti piu’ risultati grazie all’azione di prevenzione. Il problema e’ la gestione delle imprese, mantenere vive le imprese, continuare a gestirle nel corso degli anni, a volte numerosi. Sono molte le difficolta’ nel dover convertire una impresa che nasce “viziata”, in settori che vanno dall’ edilizia alla gestione dei servizi, con tutte le ricadute che questo comporta”. Proprio per questi aspetti, la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, anche nei giorni scorsi ha chiarito che la riforma del sistema dei beni confiscati “e’ stata fin dall’inizio della legislatura un nostro obiettivo e abbiamo dato un contributo importante. Si tratta di settore strategico della lotta alle mafie, in cui tra l’altro si gioca buona parte della credibilita’ delle istituzioni”. Nelle intenzioni del Parlamento, l’Agenzia nazionale per i beni confiscati avra’ trecento dipendenti ben formati contro i 100 lavoratori attuali, la sede principale a Roma e non piu’ a Reggio Calabria, che diventera’ la sede secondaria con una banca dati aggiornata, mantenimento almeno delle 5 sedi attuali, la guida verra’ conferita alla presidenza del Consiglio dei ministri (oggi l’Agenzia e’ sotto il ministero dell’Interno) e la direzione affidata non necessariamente a un prefetto ma magari a un manager.