Reggio, Gazebo chiusi: adesso 92 lavoratori rischiano il licenziamento. Presentato ricorso contro il sequestro

Reggio, i titolari dei gazebo sequestrati hanno già presentato ricorso contro il provvedimento di sequestro attuato dalla Polizia Municipale su ordine dell’Amministrazione Comunale nella mattina di lunedì

gazebo sequestrati Reggio (1)Che le tasse si debbano pagare e che le regole vadano rispettate è un concetto di civiltà di base talmente tanto ovvio, semplice e acclarato che neanche lontanamente può venire mai messo in discussione. E chi negli ultimi giorni sta cercando di strumentalizzare la vicenda dei Gazebo sequestrati sul Lungomare di Reggio Calabria adducendo simili banalità, evidentemente pensa di essere talmente tanto furbo da prendere in giro l’intelligenza di un’intera comunità.

gazebo sequestrati Reggio (5)La vicenda dei Gazebo sul Lungomare di Reggio Calabria è molto più complessa, ed etichettare quei “ricchi” imprenditori che “non vogliono pagare le tasse” come “furbetti che devono pagare come tutti“, sembra una reazione sociale dettata più che altro da chissà quale rabbia figlia di una sottocultura tipicamente provinciale, chiusa, ottusa. Beceramente troglodita. Ribadiamo ancora una volta: le tasse vanno pagate, e le regole vanno rispettate. Nessuno lo mette in discussione. Il problema non è non potersi mangiare il gelato seduti. Allarghiamo gli orizzonti. Il problema è prima di tutto sociale e occupazionale, poi anche turistico e ricettivo.

gazebo sequestrati Reggio (2)I Gazebo sul Lungomare sono stati installati per la prima volta negli anni ’90, quando era Sindaco Italo Falcomatà, padre dell’attuale primo cittadino Giuseppe. Non mancarono le polemiche, c’era chi accusava l’allora Sindaco di svendere spazi pubblici alle attività commerciali, in realtà i Gazebo erano già realtà in molte altre località più sviluppate dell’Italia e del mondo, fornivano un servizio alla cittadinanza ed al turismo, valorizzavano uno scenario così bello come quello del Lungomare, altrimenti spoglio e vuoto di punti d’interesse. Era, insomma, un passo avanti di una città che cresceva e si adeguava a realtà più progredite. Oggi, dopo 20 anni, quando i Gazebo sono ormai diventati la normalità in tutto il mondo e le tasse sull’occupazione del suolo pubblico sono state abbassate ai minimi storici in tutte le principali località turistiche proprio per supportare le esigenze di chi ha ancora il coraggio di fare investimenti in un momento di grande crisi, a Reggio Calabria torniamo indietro di 30 anni e li chiudiamo.

reggio gazebo sequestrati (9)Qui di “furbetti” non ce ne sono: in questi 20 anni di Gazebo mai nessuno si era sognato – fino al 2013 (compreso) – di non pagare la tassa di occupazione del suolo pubblico. Come ha raccontato uno dei titolari dei gazebo sequestrati, il problema è sorto a gennaio 2014 quando gli imprenditori si erano recati al Comune per pagare la tassa (che fino a quel momento era di 4.200 euro l’anno per un Gazebo di circa 50mq), e si sono visti chiedere 80.000 euro da un giorno all’altro, perchè la tassa era aumentata del 1.000% (da 4.200 a 42.000 euro) e l’aumento era retroattivo persino per il 2013. Ovviamente la vicenda non è finita lì: gli operatori si sono organizzati, non hanno pagato e hanno avviato una battaglia legale contro quella che agli occhi di tutti è una palese ingiustizia. E un “furbetto” non si affida certo alla giustizia.

gazebo sequestrati Reggio (4)Intanto ieri titolari dei 5 Gazebo sequestrati, Barillà del Caffè Vittorio Emanuele, Donato del Matteotti, Mazzitelli di Le Palme, Fiore di Ai Giardini e Chilà di La Plaza si sono incontrati alla Camera di Commercio con alcuni consiglieri comunali, consiglieri camerali e con l’avvocato Marcello Morace. Nell’incontro è stata espressa grande preoccupazione soprattutto per il rischio licenziamento nei confronti di 92 dipendenti, un numero esorbitante per una città come Reggio Calabria.

reggio gazebo sequestrati (3)L’avvocato Marcello Morace ha provato con i documenti che i titolari avevano già richiesto al comune, per l’ultima volta lo scorso 22 luglio, una proposta di rateizzazione della tassa, senza però ricevere alcuna risposta da Palazzo San Giorgio, prima del gesto eclatante del sequestro di martedì. Parliamo di meno di un mese fa, non della gestione commissariale. I titolari delle imprese hanno spiegato che con il turismo a Reggio lavorano soltanto pochi mesi l’anno e che queste tasse così pesanti creano difficoltà evidenti. Senza la rateizzazione o altri provvedimenti da parte del Comune, alcuni tra i più noti, storici e rinomati locali del centro storico della città saranno costretti a chiudere, con tutte le conseguenze del caso sia in termini ricettivi che in termini occupazionali.
Intanto, tramite l’avvocato Morace, è già stato presentato ricorso con un’istanza di revoca dell’ordinanza di chiusura. L’ultima spiaggia per salvare i locali e i loro lavoratori. L’ultima speranza per mantenere in vita quelle briciole di operosità di una città in cui anche la normalità diventa ogni giorno sempre più difficile.