“Reggio Città Turistica”: la tassa di soggiorno è solo la punta dell’iceberg di un settore ormai allo sbando

Reggio, la Città Turistica che non funziona: zero iniziative, zero servizi, nessun sistema integrato con i comuni vicini. Ma c’è la tassa di soggiorno in arrivo…

bus turistico reggioIl problema, purtroppo, è molto più serio della “tassa di soggiorno” tanto discussa negli ultimi giorni a Reggio. La tassa di soggiorno ci potrebbe anche stare, se sussistessero altre condizioni. Se fosse partorita con l’intento e lo scopo di migliorare i servizi turistici, come accade negli altri comuni d’Italia, d’Europa e del mondo. A Palazzo San Giorgio, invece, è nata dal nulla per soddisfare l’esigenza della Giunta di inserire in bilancio delle entrate utili a far quadrare i conti del bilancio previsionale 2015, su cui la maggioranza di governo cittadino sta trovando grosse difficoltà. Oltre 200.000 euro di previsione dalla tassa di soggiorno e il gioco è fatto.

Sindaco FalcomatàMa fatta così, a Reggio Calabria, la tassa di soggiorno rischia di essere improduttiva e controproducente. Anche perchè tutti gli alberghi di Villa San Giovanni, che non sono pochi, diventeranno improvvisamente più convenienti di quelli reggini. Anzi. A Gioia Tauro il Sindaco Pedà continua per la sua strada e porterà avanti il progetto del “contributo di soggiorno”. In sostanza pagherà i turisti per ogni pernottamento a Gioia. Ed è questo il vero problema: sul turismo a Reggio non si fa più “sistema” con gli altri territori della provincia, nonostante sia sempre più vicina l’istituzione della Città Metropolitana, l’unica vera prospettiva di rilancio e sviluppo per la città. Ognuno va per la sua strada.

lungomare reggio calabria (2)

Di che turismo vogliamo parlare, in una città che non offre alcun tipo di iniziativa, di momento d’aggregazione, di servizio che possa essere attraente per i visitatori? I numeri, anche in questo caso, sono deprimenti. E soprattutto sta per concludersi l’Expo, la più grande occasione persa per Reggio e per la Calabria. Nonostante i protocolli d’intesa siglati negli scorsi anni dagli ex sindaci Scopelliti e Arena, Reggio Calabria è completamente assente dall’esposizione universale dedicata alle ricchezze del “Made in Italy”. Doveva essere la vetrina più importante per il bergamotto e per quei prodotti tipici reggini, per i Bronzi di Riace e i beni archeologici della città, per lo Stretto di Messina e i suoi scenari unici al mondo. Avrebbe dovuto attrarre centinaia di migliaia di turisti, invece si registra la totale assenza di un territorio morto, piegato, assente, apatico, indifferente. Reggio e Messina, al netto dei proclami di Accorinti e Falcomatà, non riescono a ragionare insieme: mai come oggi sono state così lontane da tutti i punti di vista, a partire dai trasporti fino alle iniziative congiunte. E all’Expo la scena la si lascia agli altri.

“Terre della Fata Morgana”L’ultimo vero progetto turistico serio per Reggio Calabria è datato 2011 e nasce da un’idea dell’allora sindaco Demetrio Arena, che intendeva già in tempi non sospetti guardare al territorio come “Città Metropolitana”. Infatti il progetto “Le Terre della Fata Morgana – Visioni Fantastiche” nasceva da un’iniziativa del comune di Reggio Calabria insieme ai comuni di Bagnara, Palmi, Scilla, Seminara e Villa San Giovanni, con l’obiettivo di creare un innovativo circuito turistico, culturale ed eno-gastronomico, capace di promuovere e valorizzare le risorse locali. Una visione unitaria che voleva la realizzazione di azioni sinergiche volte a migliorare l’offerta turistica dei singoli comuni, rafforzando ed ampliando al contempo un sistema territoriale che comprende la città di Reggio Calabria e la Costa Viola, dove si radica la leggenda della “Fata Morgana”.

“Le Terre della Fata Morgana” rappresentano una delle aree mediterranee tra le più antiche ed affascinanti della Calabria e prendono il loro nome da un peculiare effetto ottico. Era un progetto di marketing territoriale innovativo, che tra 2011 e 2012 aveva portato i primi risultati importanti dalla promozione del territorio all’accoglienza delle (poche) navi da crociera arrivate al porto di Reggio prima di scappare altrove. Sarebbe potuto diventare un grande brand come ad esempio le Cinque Terre, in Liguria, o la Costiera Amalfitana in Campania, o la riviera Romagnola in Emilia Romagna.

L’intenzione del progetto era ambiziosa. Si voleva, da statuto:

- promuovere, attraverso azioni di comunicazione ed animazione territoriale, il brand delle “Terre della Fata Morgana”;
- creare un sistema di incoming unitario, integrato ed efficente in modo da incrementare i servizi  di accoglienza ed assistenza al turista;
- favorire la destagionalizzazione dei flussi turistici; 
- migliorare ed ampliare la rete dei trasporti pubblici tra i territori interessati al progetto;
- diffondere le offerte turistiche anche attraverso sistemi innovativi per la prenotazione (e-ticketing).

Villa Zerbi (14)Oggi invece il Comune ha deciso di strappare tutti quei buoni propositi e ancora la nuova amministrazione, che ha rinnegato la Sati, le Terre della Fata Morgana e tutto ciò che di buono era stato fatto in precedenza, non ha ancora illustrato un briciolo d’idea, un minimo di linea guida, un progetto, una bozza di cosa si voglia fare per il turismo in città. Anzi no, scusate, qualcosa c’è: è la tassa di soggiorno. Ma solo perchè servivano 200.000 euro da inserire in bilancio. Altrimenti neanche a quella avrebbero pensato. Perchè di “Città Turistica” non è rimasto proprio niente se non degrado, erbacce e gazebo del Lungomare chiusi nelle due settimane di Ferragosto.