Il reggino Santo Gioffré è il finalista al #PremioTropea 2015

Santo Gioffrè è medico di professione, ma la passione che più lo ha sempre entusiasmato, sin dai tempi del liceo, è quella per la storia

santo-gioffréIncontriamo Santo Gioffrè, autore del romanzo “Il Gran Capitan e il Mistero della Madonna Nera” (nella terna finalista del premio letterario Tropea), è nato a Seminara nel 1954. E’ medico di professione, ma la passione che più lo ha sempre entusiasmato, sin dai  tempi del liceo, è quella per la storia. Così, Santo Gioffrè, tra personaggi, storie e miti, riscopre la storia della sua fantastica terra, la Calabria, che è il primo soggetto dei suoi romanzi.

Santo Gioffrè, lei è un medico, un uomo molto impegnato e attento alla cittadinanza attiva; cosa lo ha spinto a ritagliarsi degli spazi per la stesura di questo romanzo? Da cosa è partita questa entusiasmante esperienza?

Io scrivo da sempre, fin da quando fatti, situazioni, persone e immagini sono stati portatori, stimoli e propulsori di momenti che pungolano la mia fantasia e che solo, poi, nella scrittura  trova la pienezza delle sua stessa esistenza. Ho avuto una formazione classica e la Storia è stata ed è parte fondamentale della mia speculazione intellettuale. La Storia, spesso, ricompare nei modi meno usuali o all’improvviso, come a richiamare il suo imprescindibile primato perché dalla conoscenza di essa se ne possa ricavare insegnamenti e capacità di evitare errori. A volte, i miei romanzi nascono dalla lettura casuale di un documento antico o dalla consultazione, in una qualsiasi biblioteca, di un codice greco o latino che riesce a trasmettere un’attualità prorompente. A volte, la visione  improvvisa ed inaspettata di un quadro in un Museo ti travolge come un vortice portandoti con la mente lì dove la Storia passò e non andò mai via, come il quadro che m’ispirò il Gran Capitan e il Mistero della Madonna Nera.

Crede nella scrittura come semplice passione personale o come strumento educatore per il lettore? Se sì, cosa può trarre il lettore dal suo romanzo?

La scrittura nasce come mezzo di comunicazione tra e per gli Uomini. Uno sente l’esigenza di scrivere perché il racconto, a differenza del Mito che non è mai stato scritto, non possa subire stravolgimenti nel momento in cui lo si espone. Uno scrive perché vuole cristallizzare un’emozione o un avvenimento, per sé e per gli altri. Ritengo che la scrittura sia stata il più incisivo mezzo storico di diffusione della conoscenza di massa ed abbia avuto un ruolo fondamentale nel progresso Umano. Il suo ruolo nella capacità di formare coscienze ed educare ritengo che non potrà mai avere alternative. Dalla lettura del mio romanzo, “Il Gran Capitan e il Mistero della Madonna Nera”, il lettore può trarre la visione e conoscenza di un periodo storico fondamentale, tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500, che ricollocò il potere politico e militare in Europa: le Guerre tra Francesi e Spagnoli, combattute in Calabria e nel Regno di Napoli.

Questa non è la sua prima esperienza in campo letterario; l’altro suo romanzo e gli altri scritti hanno come ambientazione la Calabria. Cosa lo lega a questa terra?

La Calabria, insieme alla Sicilia, fu, fino alla scoperta delle Americhe, il centroil-gran-capitc3a0n-e-il-mistero-della-madonna-nera politico e militare più importante del Mediterraneo e dell’Europa del Sud. Le grandi invasioni di popoli che venivano da posti lontanissimi e più disparati iniziavano dalla Sicilia e dalla Calabria: Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi. Questa Regione ha dato all’Italia i Padri della Letteratura e della Filosofia per la capacità che questi ebbero di influenzare i pensieri ed i pensatori dominanti. Gioacchino da Fiore con Dante Alighieri, Barlaam e Leonzio Pilato con Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca, Tommaso Campanella nel campo della Filosofia moderna. Questo e solo questo mi lega a questa Terra! Raccontarne questa storia attraverso il Romanzo perché nulla venga dimenticato.

Il romanzo “Il gran capitàn e il mistero della madonna nera” è molto legato alla cultura, alla tradizione calabrese e ai diversi miti rinascimentali della nostra terra. La lettura del romanzo può essere un’occasione per scoprire meglio le nostre radici e la nostra storia?

Il  mio romanzo ”il Gran Capitan e il Mistero della Madonna Nera” nasce dalla voglia di raccontare gli avvenimenti storici che accaddero nella Calabria e nel Regno di Napoli, durante le guerre che videro la fine del dominio Francese nell’Italia Meridionale e la nascita del Vice-Reame di Spagna a Napoli. In Calabria, a Seminara, si combatterono due battaglie cruentissime, durante le quali nessuna pietà s’impadronì del cuore degli uomini. Attraverso l’epopea di Consalvo Fernandez da Cordova Y Aquilar, Il Gran Capitan, racconto un’epoca storica straordinaria, calata dentro una Terra, la Calabria,  ricca di influssi religiosi, architettonici e di pensiero stratificati in centinaia di anni di occupazione di popoli stranieri, portatori di modelli culturali tutti assorbiti ed elaborati dalle popolazioni calabresi. Racconto la bellezza della Natura come parte attiva e personificata del paesaggio calabrese. Racconto le crudeltà delle battaglie ed i fatti d’armi che resero gli uomini folli. Di una donna, Carlotta, che trasformò, con il suo amore passionale e carnale, un rude e crudele guerriero goto, Consalvo, in un moderno personaggio rinascimentale che fece della pietà, della lotta al fanatismo religioso e del rispetto per altri motivo del suo agire.

Il premio letterario Tropea, giunto alla sua nona edizione, lo ha inserito nella terna finalista. Era fra le sue aspettative o è stata una bella sorpresa?

Il prestigioso Premio Tropea, il più importante premio letterario che si tiene il Calabria e tra i primi in Italia, è meta ambita da ogni Scrittore e grande è stata la mia soddisfazione nell’essere stato inserito nella terna finale. Era una bella speranza che si è verificata.

Antonio Il Grande