Reggina, quello che ci diverte e quello che ci preoccupa. L’Editoriale

La Reggina si prepara alla serie D: pochi giorni per allestire la squadra, il nuovo allenatore sarà Ciccio Cozza

ciccio cozza reggina mister allenatoreChe viviamo nella società dell’apparenza è acclarato, ma ciò che conta è la sostanza a prescindere dalle discussioni che calamitano le attenzioni popolari. Il valore dei simboli è certamente importante, ma preoccuparsi più del nome o del colore della maglia rispetto alle scelte sul progetto tecnico, su Direttore Sportivo, Allenatore e Calciatori, significa capovolgere l’ordine della scaletta delle priorità. La Reggina non si potrà chiamare Reggina, l’abbiamo scoperto tutti ieri e abbiamo assistito all’isterica reazione di chi è voluto subito andare alla ricerca di colpevoli, prendendosela chi con la dirigenza della nuova società, chi con la FIGC, chi addirittura con Foti (!).

logoregginaE’ bene precisare che il fatto è molto più semplice e lineare: le norme federali non consentono la presenza contemporanea di due marchi relativi a club che non abbiano il nome della città (è il caso di Reggina, Fiorentina, Salernitana, Reggiana, Udinese, Triestina, Juventus, Inter, Sampdoria ecc. ecc.), e che l’affiliazione della Reggina Calcio non è stata ancora cancellata dal Presidente della Federazione che aveva concesso al club di iscriversi alla Lega Pro entro il 27 luglio, prima di cambiare misteriosamente idea e svincolare tutti i calciatori il 23 luglio. I tempi tecnici e normativi della Federazione non possono certo essere rivoluzionati soltanto per la Reggina.

reggina nuova società (4)Lo stesso gruppo di imprenditori che fino a due settimane fa le ha provate tutte per salvare la vecchia Reggina con il suo eccezionale patrimonio (i migliori giovani si sono già accasati nelle big della serie A) ha deciso di procedere comunque, pur con grandissime difficoltà dovendo ricostruire tutto da zero, mettendo le mani in tasca e privando le proprie aziende e famiglie di somme di denaro non indifferenti pur di non far sparire il calcio a Reggio Calabria (Varese e Barletta sono addirittura ripartite dall’Eccellenza, altri club ripartiranno dalla Terza Categoria come già accaduto lo scorso anno al Viareggio). Tante le incombenze e ovviamente nessuno ha avuto modo e tempo di pensare al nome da cambiare. La Federazione poteva cortesemente avvisare ma non era certo tenuta a farlo. Non esistono strategie che vogliano il male della Reggina.

80133Esiste soltanto il rispetto delle regole che adesso prevede, oltre al mancato utilizzo del nome Reggina, per un anno anche all’impossibilità di utilizzare l’amaranto come colore sociale. Anche qui, nessun complotto. Sono le norme. La Fiorentina ha dovuto rinunciare al viola nel 2002, la Salernitana al granata nel 2011 e così via. La Reggina potrebbe scegliere di utilizzare magliette classicheggianti, completamente bianche o completamente nere con qualche inserto amaranto (quello nessuno può vietarlo, l’importante è che il o i colori sociali siano altri). La Fiorentina (che per un anno nel 2002 si chiamò Florentia Viola) ha fatto proprio questa scelta, con maglie completamente bianche con qualche inserto viola. Altrimenti si potrebbe optare per una scelta più azzardata come quelle della Salernitana 4 anni fa, forse più impopolare ma certamente vincente per il marketing con qualche maglia celebrativa, bianconera come la prima maglia usata nei primi decenni di storia della Reggina dopo la fondazione del 1914, o neroarancio come la Viola. Ma di idee su questo possono essercene mille. Sono scelte che spettano alla società. E questo, come il nome “Reggio Calabria”, è ciò che ci diverte. Perchè è l’apparenza. Chi ha giocato a FIFA, il famoso videogioco che non aveva i diritti per chiamarla “Reggina”, è già abituato a leggere “Reggio Calabria” in classifiche e tabellini. Chi si diverte a disegnare e immaginare le maglie più carnevalesche, stravaganti o anche stilisticamente accattivanti, può veder realizzato quello che magari è il sogno di una vita, “a me piacerebbe tanto che la mia squadra del cuore avesse una maglia colorata di…“. A chi non è capitato di dirlo o di pensarlo nelle proprie fantasie? E adesso sarebbe questo il dramma?

RegginaSappiamo bene che è così soltanto per un anno: poi la “Reggio Calabria” tornerà anche ufficialmente a chiamarsi Reggina, il colore tornerà il nostro amato amaranto e potremo utilizzare di nuovo anche lo storico logo. Che problema c’è? E’ successo a tutti prima di noi, l’hanno superato. Questi aspetti marginali possono divertirci, non certo preoccuparci.

Ciò che più dovremmo “attenzionare” in questo momento non è l’apparenza, ma la sostanza. Il rifiuto di Mariotto non è un buon inizio. Non è facile trovare i giusti equilibri decisionali con diversi soggetti alla guida del club ognuno con le proprie idee e le proprie convinzioni, anche tecniche, tutte in buona fede per il bene della Reggina. Ma sono loro che hanno garantito alla Reggina ancora un’esistenza, ed è giusto che siano loro a decidere. Si ripartirà ancora una volta da Ciccio Cozza. Calcisticamente lo scorso anno ha fatto bene; meno sotto l’aspetto psicologico e mentale su cui poi quella squadra è naufragata e lui l’ha abbandonata proprio mentre stava affondando. Nell’esperienza di un anno fa alla Reggina ha palesato limiti più legati all’approccio mentale che a quello tecnico, a maggior ragione adesso in serie D la psicologia è fondamentale forse ancor più della qualità nel gioco.

Ciccio-CozzaGiudicare le scelte è un nostro diritto, criticare i professionisti che fanno il loro lavoro ancor prima che inizino sarebbe ingiusto. In bocca al lupo a Ciccio Cozza e a tutto il nuovo staff, nell’attesa di conoscere anche il Direttore Sportivo (che con ogni probabilità dovrebbe essere Carmelo Rappoccio). Tra i calciatori ci saranno tanti ex Reggina ed ex Hinterreggio, non ci sono grandi risorse economiche ma la Reggina non può disputare la serie D senza pensare di vincere. Ci auguriamo tutti che le cose vadano bene perché adesso, probabilmente, non c’è margine per commettere degli errori. Se le cose andranno male sul campo, o se la risposta della città in termini di tifosi, sponsor, istituzioni e imprenditoria non sarà all’altezza, potrebbe arrivare un momento in cui i dirigenti alla guida della società dovranno nuovamente mettere le mani in tasca per mantenere la squadra appena tra qualche mese. Non è detto che saranno nelle condizioni di poterlo fare, o che ne avranno ancora la volontà.

stadio granillo (2)Intanto anche per la concessione dello stadio Granillo da parte del Comune è ancora tutto in alto mare. Finché il Sindaco Falcomatà non consentirà alla nuova società l’utilizzo dell’impianto cittadino non potrà partire la campagna abbonamenti. Tra 16 giorni la prima partita ufficiale in Coppa Italia, il 6 settembre l’esordio in campionato. Per gli organici dei gironi e i calendari bisognerà aspettare probabilmente la fine del mese dopo i verdetti dei processi sportivi sul calcioscommesse. Nel weekend attesi passi importanti per ufficializzare mister e DS, i primi calciatori e trovare un accordo per lo stadio con il Comune. La prossima settimana il raduno della squadra con l’inizio della preparazione e, se si troverà un accordo positivo con il Sindaco, anche l’avvio della campagna abbonamenti. Per una nuova Reggina che con le unghie e con i denti sta provando a ripartire e in ogni caso merita sostegno.