La parabola dei grilli parlanti: banalità e colpi di gomito nel nome di Beppe il Profeta

Fantinati è la punta dell’iceberg: dietro c’è un disegno surreale di “piacioneria”, l’esigenza identitaria di sentirsi migliori degli altri. E’ il popolo dei tà-tà

Fantinati - foto LaPresse

Fantinati – foto LaPresse

Se apri le porte di casa a una persona che abitualmente, in politica, ragiona secondo schemi lineari, distinguendo buoni e cattivi a colpi di fanculo, inevitabilmente ti esponi ad essere vittima delle sue contumelie e – a quel punto – o la prendi a ridere o ti arrabbi con te stesso, per l’eccesso di buona fede al limite dell’ingenuità.

Parliamo, naturalmente, della comparsata scenica dei Cinque Stelle al meeting di Rimini, laddove uno splendido campione di goffa demagogia – tal Mattia Fantinati, noto per essere andato in piazza Syntagma a gioire delle vittorie altrui – ha deciso di dire peste e corna sul conto di quanti lo avevano accolto in seno alla kermesse, semplicemente per sentire ciò che aveva da dire.

Comunione e Liberazione  Meeting - foto LaPresse

Comunione e Liberazione Meeting – foto LaPresse

Di Comunione e Liberazione, ça va sans dire, si possono avere opinioni iper-critiche, così come giudizi al vetriolo possono essere espressi all’indirizzo del compianto Don Giussani, della Chiesa  tutta, perfino di Monsignor Galantino e Sua Santità. Garbo ed educazione vogliono, però, che se sei invitato ad una cena dove serve l’abito buono, non sputi sul padrone di casa senza nemmeno consentirgli repliche: o stai lì, e ti esponi alle obiezioni dei tuoi interlocutori, o in alternativa non ti presenti, vai al bar – naturale enclave culturale di certi pentastelluti – e vomiti il tuo livore a tu per tu con qualche povero malcapitato. Una profondità, questa, sconosciuta ad un movimento che doveva sottrarsi ai talk show e ha finito col monopolizzarli, con tanto di claque pronta a declamare il Vangelo secondo Beppe, quello delle rime in “tà” (o-nes-tà, Ro-do-tà, ve-ri-tà).

La combriccola di Grillo non cresce, resta ferma al palo, congela voti, convinta che gli ufo esistano, che i microchip nel cervello siano realtà, che Elvis e Michael Jackson siano ancora vivi e vegeti e si esibiscano, per pochi intimi del gruppo Bilderberg, in un ospizio a sud della Florida. La paccottiglia che si portano appresso i seguaci di Casaleggio & c. è intatta e consegnata ai posteri: l’immagine di un movimento con la bava alla bocca che cavalca qualsiasi boutade dando di gomito al proprio vicino. “Gliele abbiamo cantate” è il tacito sotto-testo che li accompagna sull’uscio fra gli sguardi esterrefatti di chi, invece, pensa “ma chi ce li ha mandati?”.