Oltre ogni veto: tremila firme per il Ponte sullo Stretto

La petizione online riscuote successo. Per i sostenitori della Grande Opera soltanto col Ponte sullo Stretto “si può valorizzare la prospettiva euro-mediterranea di Calabria e Sicilia”

ponte sullo strettoIn tutti i paesi d’Europa le realtà portuali godono di infrastrutture ad esse collegate che fungono da volano dell’Economia. Nel Meridione d’Italia è vero il contrario: qui lo Stato rinuncia alla propria progettualità, sacrificata in nome dei lacciuoli burocratici che incatenano il Mezzogiorno e lo vincolano a una sorta di atavico fatalismo.

Sotto questo profilo potremo tranquillamente menzionare la sindrome Himera, dal nome del celebre viadotto venuto giù pochi giorni dopo la sua inaugurazione. Elevando un caso d’interesse giudiziario a paradigma economico, si è deciso di rinunciare agli investimenti, nella perenne attesa che i rapporti offerti dalla Svimez ci rivelino – ohibò – l’esistenza di un paese che procede a due velocità.

ponte strettoIl caso più grossolano, lo abbiamo detto tante volte, è quello del Ponte sullo Stretto, osteggiato talmente a lungo da finire nel dimenticatoio, con buona pace dei finanziamenti per esso stanziati. Soldi buttati, cui prima o poi andranno aggiunte le riparazioni previste nelle clausole del contratto dell’opera in caso di mancata realizzazione.
Questo stato di cose ha trovato però una diga naturale in alcuni settori della società: è il caso degli attivisti del Comitato Ponte Subito, che lavorando alacremente nel silenzio dei mass media hanno raccolto 3.000 firme online. Firme in calce ad una petizione rivolta alla Presidenza della Repubblica, con l’auspicio che la gigantesca infrastruttura non venga condannata eternamente.

Un’opera che, come si evince dal materiale raccolto nel sito nonsoloponte.it, s’inquadrerebbe nella zona di libero scambio euro-mediterranea, divenendo così un polo strategico polifunzionale. Insomma, quanti osteggiano il progetto – in prima fila il sindaco di Messina, Renato Accorinti, storico oppositore delle Grandi Opere – non hanno ancora vinto la guerra. Hanno portato a casa una battaglia, indubbiamente, ma ci sono tremila cittadini, siciliani e calabresi, che non rinunciano al miraggio del collegamento diretto. Perché, come dicono Giovanni Alvaro e Cosimo Inferrera del Comitato, “l’indotto è tale da rendere il Ponte auto-finanziabile ed auto-sostenibile“. Una rivoluzione che ha il sapore del business.