Musei, l’esperto: “ma quale rivoluzione, è una lista mediocre”

Museo (3)La lista dei 20 nuovi direttori? “complessivamente mediocre”. Da sempre favorevole all’istituzione di musei autonomi, “intesi pero’ come qrandi istituti di ricerca”, lo storico dell’arte Tomaso Montanari boccia di fatto la lista dei nuovi direttori manager resa nota oggi da Franceschini. “Sono molto perplesso – spiega – vedo una sproporzione tra la qualita’ somma dei musei e i curricula dignitosi, in qualche caso anche buoni delle persone scelte, non vedo rivoluzioni nel segno della eccellenza, ho piuttosto l’impressione che il fatto di essere stranieri sia stato considerato un sostituto dell’eccellenza dando invece uno schiaffo all’amministrazione dei beni culturali”. Tant’e', il messaggio che passa, sottolinea lo storico in una conversazione con l’ANSA, “e’ a mio avviso ingeneroso, fa pensare che dentro l’amministrazione non ci siano le persone adeguate per guidare le nostre eccellenze…”. Per lui pero’ la questione e’ che “le vere eccellenze non hanno fatto domanda” e viene da pensare, argomenta, “che forse questo e’ successo perche’ i musei italiani rischiano di essere dal punto di vista amministrativo delle scatole vuote. Noi pensavamo ai musei autonomi, immaginandoli come grandi istituti di ricerca, con personale molto qualificato, invece si e’ fatta la scelta di partire dal tetto senza costruire la casa”. Il problema, fa notare non e’ lo stipendio, “che non e’ altissimo ma certo e’ quattro volte piu’ alto dell’attuale”. “La medieta’ delle risposte arrivate per il bando significa forse che il prodotto offerto non era abbastanza appetibile, senza personale, senza una vera autonomia di bilancio e con il core business affidato ai concessionari”. E allora qual era la ricetta da seguire? Montanari e’ convinto: “Prima bisognava rendere i musei funzionanti e poi cercare i direttori. Invece si e’ partiti dai generali senza l’esercito”. Quanto ai singoli casi, “Schmidt (il neo direttore degli Uffizi ndr) e’ un ottimo storico dell’arte, anche se non so come si trovera’ a gestire una macchina cosi complessa”, dice. Meno condivisibile per lo storico dell’arte la scelta di affidare alcuni prestigiosi istituti a manager dei beni culturali, come e’ successo per la Reggia di Caserta. Ma anche il fatto che “James Bradburne passi dall’organizzare le mostre di Palazzo Strozzi a dirigere Brera, mi sembra un po’ inquietante, i musei non sono mostrifici”. Insomma, conclude, “il trionfalismo di Franceschini a me pare purtroppo molto mal riposto”.