Messina, stanare i venditori di morte: ecco cosa c’è dietro il caso Boemi

La ragazza di sedici anni trovata sul litorale del Ringo rappresenta soltanto la punta dell’iceberg. Le autorità inquirenti di Messina cercano di risalire a chi ha messo in circolazione le nuove droghe sintetiche, divenute popolari fra gli adolescenti

Droghe sintetiche - foto LaPresse

Droghe sintetiche – foto LaPresse

Come abbiamo evidenziato stamane, il compito delle autorità inquirenti in merito al dossier Boemi non è semplice: dietro la morte di Ilaria, la sedicenne stroncata da un arresto cardiocircolatorio verosimilmente dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti, c’è un mondo di adolescenti, i quali non hanno avuto piena contezza delle proprie azioni, persi dietro una vocazione allo “sballo-facile” instillata da terzi.

Di là dal problema culturale e dai riflessi annessi al sistema educativo, cose che attengono la società più che gli uomini in divisa, le forze dell’ordine sono chiamate ad uno sforzo ulteriore, tentando di ricostruire la rete di spaccio che si cela nell’ombra di questo fatto di cronaca.

Ilaria Boemi 03Perché la morte di Ilaria non implica soltanto lo sconvolgimento di una comunità e l’assordante rumore della “solitudine dei figli”: implica, in aggiunta, un traffico nascosto di sostanze sintetiche, spacciate come pillole di morte ai più vulnerabili, i giovani. Ed è questo traffico, per l’appunto, questo approfittarsi dei minori, questa associazione a delinquere che opera sulla pelle dei ragazzini che la Polizia punta a stanare.

Lo ha fatto capire Giuseppe Anzalone, capo della Squadra mobile di Messina, determinato a ricostruire la filiera di spaccio: “Puntiamo ad individuare chi organizza questo canale di stupefacenti, che è diverso da quelli tradizionali della cocaina, dell’eroina, della marijuana o dell’hashish“. Attenzione, però, perché diverso non vuol dire meno pericoloso: la scarsa conoscenza delle sostanze rende paradossalmente queste droghe “pop” e permette ai pusher di addentrarsi nei luoghi giovanili con lusinghe persuasive, siano essi scuole o discoteche. Per questo il caso Boemi non è semplice da districare: dietro la morte della ragazza c’è una criminalità occulta che opera sul territorio con metodo scientifico. E smantellare questa rete non è per nulla semplice.