Messina, parla il fratello di Ilaria. Basta bugie: non era una tossica, ma la classica ribelle adolescente

Lillo Boemi smentisce il quadro offerto dai media sulla sedicenne messinese e rivela alcuni dettagli sull’ultimo contatto coi parenti

ilaria boemi Il ritratto della tossicodipendente, della ragazza sbandata perennemente in cerca di pasticche, è inaccettabile. Lo scandisce a chiare lettere Lillo Boemi, fratello della ragazza messinese trovata esanime sulla spiaggia del Ringo.

Secondo il familiare anche un responso contrario da parte del referto medico post-autopsia dovrebbe indurre le autorità inquirenti alla prudenza, senza escludere la pista che qualche pasticca, forse anche tagliata male, sia stata inserita nel cocktail della sorella a sua insaputa.

Lei era ribelle, così come possono esserlo tutti i ragazzi della sua età. Andava controcorrente ma con i genitori aveva un rapporto meraviglioso. Così come tanti adolescenti aveva anche le sue passioni: suonava la chitarra, cantava con gli amici, frequentava una palestra dove praticava judo. Odiava i tatuaggi, tanto da non averne nemmeno uno al contrario di tanti suoi coetanei” rivela Boemi tratteggiando un ritratto diverso di Ilaria rispetto a quello trapelato sulla stampa.

E proprio Ilaria, quella maledetta sera, avrebbe sentito telefonicamente la madre, chiudendo la conversazione col più tenero “ti voglio bene“, una frase dolce che non aveva affatto l’aria del commiato di chi si intende sballare. “All’orario concordato – svela altresì il fratello – la mamma l’ha richiamata ma il telefono era irraggiungibile. Non ci siamo preoccupati perché era accaduto altre volte. Quando Ilaria non riusciva più a comunicare, e quindi non sapeva più come farsi venire a prendere, andava a dormire da Silvio, il suo amico del cuore”. La mattina il doloroso risveglio: quando i parenti hanno scoperto che la ragazza non aveva fatto rientro e non era nemmeno a casa del ragazzo, hanno letto la notizia direttamente sui giornali. “Ora mia sorella è dentro una bara e non tornerà mai più. Oggi non sappiamo che fine abbiano fatto il suo cellulare e le chiavi di casa“.