Messina, l’Area Riformista del Pd riflette sulle politiche sociali: “serve un’analisi profonda del contesto locale”

Siracusano incalza l’establishment democratico messinese e invita a trarre un’opportunità dalle dimissioni di Nino Mantineo, per riflettere a 360 gradi sulle esigenze del welfare messinese

pd bandiereL’Area Riformista del PD messinese propone una riflessione critica all’interno di un partito che, almeno a livello locale, viene definito “allo sbando e senza una linea“. L’occasione è offerta dalle dimissioni di Nino Mantineo, dimissioni che hanno mostrato – secondo Domenico Siracusano, firmatario della nota – la miopia prospettica del partito di maggioranza in seno a Palazzo Zanca. “Insieme a quella parte del PD che non condivide approccio, gestione e contenuti del segretario nazionale Matteo Renzi, abbiamo scelto, a Roma come sui territori, di condurre una battaglia politica a partire dai temi e dalle questioni, provando a dare un contributo di merito. In questo senso – scrive Siracusano – ci preme sottolineare che il dibattito sulle dimissioni dell’Assessore Nino Mantineo, sia nelle affermazioni del dimissionario, sia in quelle di chi sostiene l’amministrazione, sia nelle dichiarazioni dell’opposizione, sconta un errore di prospettiva. Si continua a parlare ossessivamente di «gestione dei servizi sociali», di « appalti», di «affidamenti», di questa o quella cooperativa, di questa o quella struttura. La questione non è cambiare gestione, riaffidare gli affidamenti o stornare differentemente i fondi. Il tema non è solo chi e come gestisce i servizi sociali men che meno attuare una sorta di spoil system applicato al welfare. Il tema vero è invece quali politiche sociali per Messina, per una comunità complessa, frammentata, con sacche profonde di disagio sociale, con tassi di disoccupazione esorbitanti“.

nino mantineoRicordando il grosso cambiamento vissuto dalla città negli ultimi vent’anni, dall’Area Riformista evidenziano la necessità di ricercare una strategia complessiva. “Quali sono stati i risultati delle politiche sin qui attuate? Esistono delle eccellenze? Sono stati quantificati sprechi? Sono stati valutati indicatori di verifica concreti? Occorre aggiornare una analisi profonda del contesto per comprendere quali siano le emergenze reali. E, quindi, applicare un approccio fortemente innovativo alle politiche e ai soggetti del welfare locale“. Da qui l’idea di un reale percorso partecipativo, per rivitalizzare la capacità di ascolto dei bisogni provenienti dalla società civile, innanzitutto dalle associazioni che difendono e promuovono i diritti dei soggetti svantaggiati e che da sempre si distinguono per un silente operato sul campo. “Il mondo della cooperazione sociale non è tutto marcio e le lavoratrici e i lavoratori dei servizi sociali hanno costruito esperienze e professionalità. Non si può immaginare di cambiare le politiche sociali senza coloro che ne sono, a diverso titolo, coinvolti. Allo stesso tempo occorre avere una visione da contrapporre all’analisi e attraverso cui avviare la concertazione con i soggetti e le parti sociali. Nella nostra visione, le politiche sociali devono essere attive, superando un approccio assistenziale, ma nella consapevolezza di operare in un contesto economicamente e socialmente depresso, mettendo al centro i soggetti del welfare, fortemente integrati con il mondo della scuola e della sanità di prossimità, diffuse sul territorio, interconnesse con le politiche giovanili e culturali” conclude la nota rinviando al dibattito interno la presa di coscienza.