Messina città mafiosa o di mafiosi? Scoppia la bufera sul movimento di Accorinti

Un post su Twitter indirizzato al Festival Transeuropa innesca la polemica. Adamo critica: “non siamo una città di coppole e lupara”. Alagna risponde: non volevamo fare di tutta l’erba un fascio

IMG_1538Nel disastro di una città, amministrata per decenni da partiti legati alla mafia, un movimento civico-politico è riuscito a sollecitare la spinta positiva della popolazione ed ha vinto le elezioni“: con queste parole Cambiamo Messina dal Basso ha descritto la propria ascesa elettorale sulla pagina Twitter del Festival Transeuropa.

piero adamoUn messaggio che non è passato inosservato, se è vero che Piero Adamo – consigliere comunale in quota Vento dello Stretto – si è indignato per la rappresentazione oltraggiosa offerta all’estero dalla lista accorintiana. “Messina non è città mafiosa, non abbiamo bisogno di altri professionisti di democrazia e cultura che imbeccati dai racconti di qualcuno sentenzino sul nostro passato, sul nostro presente e sul nostro futuro” ha affermato l’esponente del consesso civico. “Si può discutere sulla qualità della classe dirigente messinese degli ultimi decenni – ha proseguito Adamo - ma certamente non si può arrivare ad affermare che Messina sia una città di coppole e lupara dove, d’improvviso, arrivano le uniche persone per bene che riescono a sconfiggere le forze del male“.

Una risposta piccata che ha portato Federico Alagna, portavoce di CMdB, a correggere il tiro: “la frase incriminata è senza ombra di dubbio esagerata, in quanto eccessivamente generalizzante e semplificatrice. E’ un’espressione infelice, che abbiamo chiesto immediatamente di rettificare – cosa che, sono certo, avverrà già domani. Non c’è, quindi, né da parte nostra, né – ne sono certo – da parte degli organizzatori del Transeuropa Festival, alcuna intenzione di fare di tutta l’erba un fascio, né di offendere la nostra città, quanto, piuttosto, un richiamo alla riflessione sui legami tra mafia e politica, sulle infiltrazioni mafiose nelle istituzioni“.

foto tratta dai social network

foto tratta dai social network

Dopo aver usato la carota, ed essersi scusato per il cortocircuito comunicativo, Alagna però ha ripreso il bastone, menando fendenti a destra e a manca: “Stupisce  che, per attaccare il nostro movimento, si arrivi a definire Messina una città ‘non mafiosa’, dove semplicemente ‘esiste la criminalità come in tutte le parti del mondo’. Migliaia di pagine – tra relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia, della DIA, della DNA, solo per citare fonti istituzionali – dipingono tutt’altro scenario. La nostra è una città che già nel 2006 veniva classificata dalla Confesercenti come ‘zona rossa’ per le richieste estorsive. E’ la città degli scandali legati all’università, del verminaio, come venne definito nel 1998 dall’allora vicepresidente della Commissione Antimafia Vendola. Il nostro è un territorio di interessi multipli e strategici per le mafie. E’ il territorio dei clan barcellonesi e mazzaroti e degli interessi delle ‘ndrine reggine. E di esempi se ne potrebbero elencare ancora tanti altri. Per tutte queste ragioni, devo ribadire che a mio avviso Messina è una città e una provincia mafiosa (altro che babba…). Perché gli interessi delle cosche nel nostro territorio sono enormi. Perché abbiamo assistito ad infiltrazioni di ogni tipo nei gangli istituzionali. Perché la libertà d’impresa è costantemente minacciata da richieste estorsive. Eccetera, eccetera, eccetera“.

Messina città di mafia ma non di mafiosi, sintetizza infine il portavoce, dove chi sporca l’immagine della città non è chi addita i legami occulti fra cosche e istituzioni, ma chi vuol sempre girare la testa da un’altra parte.