Messina, addio Renato: le dimissioni di Mantineo sono l’ultimo atto. L’esperienza di Accorinti è giunta al capolinea

Cambiamo Messina dal Basso semplicemente non esiste più. Le promesse agli elettori sono state rovesciate ed i contrasti interni alla lista accorintiana hanno messo in mostra il fallimento di questa esperienza. La possibilità di tornare alle urne adesso è concreta

Renato Accorinti - Foto LaPresse

Renato Accorinti – Foto LaPresse

L’esperienza politica dell’Accorinti di governo, sbarcato a Palazzo Zanca dopo “quarant’anni di lotte” come lui stesso ricorda quasi quotidianamente, è giunta al capolinea. Possiamo girare attorno al problema principale di questa vicenda, ovverosia la tenuta istituzionale del Governo cittadino, ma alcuni dati sono sotto gli occhi di tutti.

Cambiamo Messina dal Basso, quell’universo variegato che ha preso forma sotto le mentite spoglie di una lista civica per supportare la candidatura del primo cittadino, è una forza che si è dissolta. Lo testimonia l’ultimo anno di Amministrazione, caratterizzato da livori e rancori personali che spesso sono sfociati in strappi eclatanti.

filippo cucinottaFacciamo un breve riepilogo, utile più che altro come esercizio di memoria. In seno alla Giunta le dimissioni di Filippo Cucinotta hanno costituito una sorta di giro di boa, uno spartiacque fra l’esperienza unitaria e l’inizio della crisi. Non che l’ex assessore avesse tagliato i ponti con l’establishment di CMdB: semplicemente aveva ritenuto fosse maggiormente proficuo per il suo futuro scommettere sulle proprie fortune accademiche anziché puntare sul salvataggio della città. Una scelta legittima, che però lasciò l’amaro in bocca a diversi elettori, i quali in buona fede avevano puntato le proprie fiches democratiche sul “grande cambiamento”.

elio conti nibaliDopo il passo indietro di Cucinotta si scatenò una baraonda immonda sul nome del suo successore designato, Elio Conti Nibali: l’amico personale del primo cittadino non aveva il benché minimo apprezzamento della base per il suo passato nel FUAN, la galassia universitaria vicina al Movimento Sociale Italiano. Alla faccia dell’ecumenismo, Conti Nibali fu accusato su facebook delle peggiori nefandezze: rappresentava i salotti, era il simbolo della trasformazione radicale di un’esperienza nata inseguendo altre chimere, la sua ascesa costituiva un pedaggio alla borghesia cittadina, quella stessa borghesia che in passato aveva flirtato coi Genovese e coi Buzzanca. La sua testa fu mozzata anzitempo ed in sua vece arrivò quel galantuomo di Sebastiano Pino, persona seria e scrupolosa determinata ad offrire il proprio bagaglio di competenze senza nulla a pretendere.

lo presti e sturnioloFrattanto, nel consesso civico, si era consumata da tempo l’insanabile frattura fra i consiglieri accorintiani, con l’addio ufficiale di due compagni di strada, Luigi Sturniolo e Nina Lo Presti, convinti che Accorinti avesse rimesso il mandato nelle mani di Guido Signorino, assessore al Bilancio ed autentico deus ex machina di politiche scellerate volte – sul piano finanziario – ad occultare il collasso economico dell’Ente. L’accusa era precisa e circostanziata: così aiutiamo i malfattori delle stagioni precedenti ipotecando il futuro delle nuove generazioni. Dalla “scissione interna” in poi i due consiglieri sono stati una spina nel fianco dell’Amministrazione, non a caso essi sono stati ciclicamente presi di mira dagli ex compagni di lista, in particolare da Ivana Risitano che si è spinta a denunziare l’atteggiamento strumentale del duo, dettato dalla ricerca di notorietà.

Renato Accorinti - Foto LaPresse

Renato Accorinti – Foto LaPresse

Nel mentre non è passata la burrasca nel cerchio magico del primo cittadino: da Clelia Marano a Luciano Marabello, diverse sono state le defezioni fra gli esperti nominati direttamente da Accorinti. Toni e sfumature diverse sono stati usati dai protagonisti di queste vicende, laddove i panni sporchi si sono lavati in pubblico e sono stati messi ad asciugare direttamente sui social network. Prova ne sia il j’accuse di Michele Cannaò, convinto che l’operato di “Renato” fosse caratterizzato da una “maniacale egocentricità“. Una posizione che ad Accorinti non piacque, tanto che proruppe di fronte ai media, accusando i suoi ex collaboratori di essere “invidiosi e spesso frustrati“.

Insomma, questo è l’affresco dell’esperienza antipartitica che ha regalato a Messina una massiccia dose d’instabilità. nino mantineoLe dimissioni di Nino Mantineo sono l’ultimo atto di una rottura insanabile nell’ambito della forza civica che aspirava a gestire la realtà dello Stretto. E queste dimissioni non possono essere relegate a semplice atto formale: Mantineo, infatti, è stato, da due anni a questa parte, un pezzo da novanta della squadra, difeso all’inverosimile dal sindaco con buona pace di quanti facevano notare défaillance e strafalcioni nell’azione amministrativa dell’ormai ex assessore.

Questa è l’istantanea che viene data in dote alla città alla vigilia di Ferragosto, una città che nel frattempo è sporca all’inverosimile, popolata da ratti e blatte, che non sa ancora se nel futuro del proprio Comune c’è scritto un piano decennale di lacrime e sangue od un default finanziario dai confini fumosi. Non possiamo neppure scrivere che la cittadinanza osserva incuriosita gli eventi del Palazzo: di quello che succede nelle stanze dei bottoni ormai non frega niente a nessuno. Ci si aspetta, semmai, il ritorno alle urne.